Da Cerro al Sud Sudan. L’uomo che risalì il Nilo per tre volte

La storia di Don Angelo Vinco appassiona ancora le giovani generazioni italiane e africane che lo considerano un grande esempio di esploratore, precursore di Daniele Comboni. Cerro, il paese natale del sacerdote missionario, oltre alla piazza centrale dedicata negli anni, ha organizzato un imponente evento per i 200 anni dalla sua nascita e i 100 anni della diocesi di Juba, capitale del Sud Sudan. A questa diocesi verrà consegnato, dagli abitanti della Lessinia, un busto di don Vinco a perenne memoria. Stamattina alle 10 è stata inaugurata la mostra fotografica "Corpi Migranti, Sogni Respinti, Integrati" in collaborazione con Museo Africano e Fondazione Nigrizia, mentre nell’atrio del comune, si è tenuta la proiezione del video "Cerro, una vocazione missionaria". Alle 11 è stata invece inaugurata la mostra itinerante "Angelo Vinco: dalla Lessinia al Nilo".

Angelo Vinco nacque, il 29 maggio 1819, a Lavello di Cerro Veronese, da Leonardo e Maria Stefanoni, secondo di cinque fratelli: Lucia (1816), Giacomo (1821), Giacomo Leonardo (1822) e Pietro (1826). Al parroco di Cerro, don Giuseppe Menegatti, non sfuggirono i talenti di questo ragazzo che contribuì a far crescere. Il 12 febbraio 1834, Angelo finì sui banchi del liceo dell’Istituto di don Nicola Mazza, che raccoglieva studenti meritevoli ma non abbienti. Qui il giovane Angelo manifestò la sua volontà di diventare sacerdote, scegliendo e sognando per sé la vita del missionario. E fu proprio don Nicola Mazza, suo insegnante di storia universale, a ricevere e custodire questa vocazione.

Il busto di Don Angelo Vinco

Don Angelo Vinco, il 3 dicembre 1845, entrò nel Collegio di Propaganda Fide a Roma, per prepararsi alla vita missionaria: un periodo breve e intenso di fatti e emozioni. Viste le sue capacità e la sua forza fisica, venne destinato in Africa centrale: incarico che Don Angelo «accettò con gioia e commozione, consapevole del privilegio e dei rischi». Per questa missione partirono padre Massimiliano Ryllo, gesuita polacco rettore di Propaganda Fide, il maltese Annetto Casolani, Don Ignazio Knoblecher, medico di Lubiana, ma di origini austriache e Don Angelo Vinco, il quale con padre Knoblecher si fermò in Siria per imparare l’arabo. Nel giugno del 1847 si ritrovarono ad Alessandria e si imbarcarono al Cairo. Raggiunsero Khartoum (11 febbraio 1848); la missione si trovava all’incrocio del Nilo Bianco e Nilo Azzurro e il suo avvio non fu facile. Padre Ryllo morì, Don Casolani rientrò definitivamente in Europa. Anche Don Knoblecher e Don Angelo, per mancanza di risorse, furono costretti a ritornare. Don Knoblecher raccolse fondi a Vienna e Don Angelo all’Istituto Don Mazza dove, con i suoi racconti, fece breccia sul giovane Daniele Comboni, già votato alle missioni.

In seguito i due missionari ripartirono per Karthoum, così da dare inizio all’opera di evangelizzazione. Poiché Don Angelo concepiva la missione solo a fianco degli indigeni, all’inizio del 1851 risalì il Nilo Bianco, animato anche da desiderio di scoprirne le sorgenti. Vivendo e lavorando con l’etnia dei Bari, imparò la loro lingua. Raggiunse Bellenia (dove risiedeva un suo sostenitore), poi Gondòkoro, un villaggio nell’alto Nilo e ancora Libo. Tra gli indigeni, assunse molte informazioni geografiche ed etnografiche, tanto che grazie alle sue relazioni, i suoi successori riuscirono a configurare e a “disegnare” questa parte dell’Africa.

Le malattie decimarono la missione di Karthoum, così Don Angelo fu invitato a ritornare e trovò tutto cambiato con padre Knoblecher, pro-vicario della missione e alcuni sacerdoti austriaci. Critiche e grandi meriti per il suo apostolato, riempivano le sue giornate, Don Vinco rimaneva convinto di una cosa: «Occorre andare là e vivere con gli indigeni». Così intraprese da solo, il suo terzo viaggio sul Nilo Bianco. Destinazione Libo, per poi risalire sotto le montagne nelle sue sorgenti. Qui lo colse una tremenda febbre e venne raggiunto da Padre Knoblecher, ma don Angelo, il 22 gennaio 1853 morì. Venne sepolto a Libo: venerato dagli indigeni, con i quali aveva condiviso la vita e il progetto di una missione in quei territori.

Tuttora la sua tomba (forse, senza la salma, risucchiata dalla piena del Nilo) è visitata da molti indigeni. Don Angelo Vinco, nei cinque anni trascorsi in quei territori dove gli europei acquistavano zanne d’avorio e riducevano le persone in schiavitù, dove le guerre fra etnie erano odierne, seppe inserirsi e, realizzando con grande coraggio il Vangelo, guadagnarsi la stima di quei popoli. Della sua giovane vita ha lasciato una grande traccia in Africa e a Verona.

I prossimi appuntamenti:

Giovedì 11, 25 luglio e 1° agosto, cortile Circolo Noi (alle 21) Cinema Africano

Sabato 13 luglio (ore 21.00), Contrada Borgo Paglia Concerto – Musica per abbattere i confini

Giovedì 18 luglio (ore 21) Teatro Parrocchiale La Lessinia ai Tempi del giovane Vinco relatori i professori. Angelo Andreis e Rino Cona, moderatore Matteo Scolari (direttore responsabile di Pantheon)

Sabato 20 luglio (ore 16.30), premiazione concorso poesia tema Oltre l’orizzonte nei dialetti del Triveneto, alle 21, L’Africa in Piazza con Ernesto Da Silvia

Venerdì 2 agosto (ore 20.45) Teatro Parrocchiale. Don Domenico Romani (Istituto don Mazza) e per la Diocesi di Juba – Sud Sudan padre Amaylidh Paolino Tipo Deng e padre Wani Hillary Morbe Anthony descriveranno come Don A. Vinco ha incontrato l’Africa, conduce Flora Massari. Le iniziative proseguiranno fino a metà novembre.

Informazioni alla Biblioteca di Cerro: 045/7080963, www.donangelovinco.org