Bozzini, uno spettacolo in ricordo dell’alpino veronese reduce di Russia

In Gran Guardia, ieri sera, “Essere Nemici”, lo spettacolo di musica e parole dedicato a Vittorio Bozzini, alpino reduce di Russia e autore di “Neve Rossa”, in occasione del decennale della morte. La serata è stata organizzata da ANA Verona.

Si è tenuto ieri sera in Gran Guardia la serata di omaggio a Vittorio Bozzini: alpino, reduce di Russia nonché scrittore, preside e sindaco di Lazise. Un ricordo dovuto, a dieci anni dalla scomparsa di Bozzini, che, grazie alle voci calde del coro degli alpini, le note vivaci e dure dell’orchestra ad accompagnare i passi di danza popolare, ha trascinato i presenti nel cuore dello spettacoloEssere Nemici“.

Ad alternarsi sul palco, tra le parole toccanti dei brani più intensi di “Neve Rossa”, scritto dall’alpino veronese a perenne ricordo della tragedia di Nikolajevka, oltre una trentina di artisti, diretti dal Maestro Vladimir Belonojkine, direttore artistico dello spettacolo nonché fondatore dell’associazione culturale “Vittorio Bozzini” Bella Musica.

Per celebrare il reduce l’evento ha arruolato le più belle melodie russe e italiane del tempo della Seconda Guerra Mondiale per commemorare anche i molti giovani che sono partiti per quel fronte insidioso e gelido senza fare ritorno.

Sul palco si sono esibite le voci del coro di Costabella dirette dal maestro Stefano Rigo, le ballerine in costumi tradizionali della compagnia Russiyana e i musicisti della Dixiebell Orchestra. La lettura di alcune pagine di “Neve Rossa” è stata invece affidata all’attore Michelangelo Brunelli.

«Nel decennale della morte di Bozzini, la sezione di Verona e gli alpini tutti hanno voluto ricordare l’Uomo e l’Alpino. Chi ha conosciuto Vittorio l’ha poi amato per il suo impeto, per il suo carisma, e per la sua passione alpina – ha commentato il presidente dell’ANA Verona Luciano Bertagnoli seduto in platea a fianco dell’assessore al Decentramento Marco Padovani. – La nostra esistenza nell’ANA è merito di chi ci ha preceduto, e riteniamo di averne colto lo spirito e l’ardore. Nel tragico vissuto di Bozzini, possiamo ancora una volta comprendere la sofferenza, il dolore, e il valore degli affetti umani, ma possiamo anche carpirne l’essenza e lo slancio, per  coltivare sempre la memoria, ed essere veramente degni dei nostri avi».

«Non è facile parlare di mio papà Vittorio ma la sua personalità è rimasta nel cuore di chi lo ha conosciuto apprezzandone la bontà d’animo, l’attaccamento ai valori e alla sacralità della famiglia. Inoltre la devozione per tutti gli alpini che non sono più tornati a “baita”» ha ricordato la figlia Elena.

Bozzini partì per il fronte russo appena ventenne, nel luglio del ’42, inquadrato nella Divisione Alpina “Tridentina”, 5° Reggimento Alpini, Battaglione “Edolo”, 52ma Compagnia, al comando di una squadra di assaltatori. Il 19 gennaio 1943, in uno scontro a fuoco presso Scororib, rimase ferito ad una gamba e il successivo 2 febbraio, nella periferia di Karkov, fu catturato dai russi. Trascorse interminabili e dolorosi mesi di prigionia, per più di tre anni costretto a lavorare in condizioni disumane, nei campi di cotone, al sud della Russia, e nelle miniere di carbone in Siberia. Riuscì a sopravvivere e fece infine ritorno in Italia il 31 Marzo 1946. Nel’ 61 gli venne conferita la Croce al merito di guerra. Fu scrittore, poeta, docente e preside della Scuola Media Statale “Nazario Sauro” di Lazise, sindaco di Lazise dal ’64 al ’70 e il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, lo nominò Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica.

Le celebrazioni per il decennale della scomparsa sono proseguite questa mattina a Lazise dove è stata intitolata a Bozzini una piazzetta.