Perché bruciamo la Vecia?
“La Befana la ven de note con le scarpe tute rote”. Ogni bambino ha sentito almeno una volta recitare questa filastrocca (qui da noi in dialetto veronese) con l’approssimarsi del 6 gennaio e dell’ imminente conclusione delle festa natalizie, sancite dal rogo in piazza del fantoccio bardato di nero.
Il nome Befana sembra sia la corruzione del vocabolo greco ἐπιφάνεια (Epifania, che significa “manifestazione”, “apparizione”), richiamando nel mondo cattolico l’apparizione (o riconoscimento?) di Gesù bambino all’umanità, ovvero l’ingresso della trascendenza nel mondo, testimoniato dalla visita dei tre Re Magi.
La nostra vecchina entra in scena durante la ricerca della grotta di Betlemme da parte dei tre Re Magi. Non riuscendo a trovare la strada per raggiungere la grotta del Bambinello (la Stella Cometa è un’invenzione di Giotto che fu testimone del passaggio della cometa di Halley nel 1301 e la dipinse nella sua “Adorazione dei Magi”, conservata nella Cappella degli Scrovegni), i Re Magi chiesero aiuto ad un’anziana incontrata lungo la strada.

Questa non li accompagnò nonostante le loro insistenze. Si pentì presto, però, della sua scelta, così mise in un cesto i dolci di casa e uscì alla loro ricerca, bussando di casa in casa lungo il cammino. Ogni volta che trovava un bambino, lasciava in casa un dolcetto sperando fosse Gesù.
Nel mondo pagano i 12 giorni dopo il solstizio d’inverno erano considerati magici: a Roma si celebrava la morte e la rinascita della natura, personificata con la dea Diana, nel mondo germanico da Holda e Berchta personificazioni femminile dell’inverno.
Da qui la tradizione del “Brusa la vecia” ( o la stria , come viene chiamata in alcune zone del Veneto orientale) durante la festa dell’Epifania e dei roghi della befana con i quali si brucia l’anno vecchio e si da il benvenuto al nuovo, in sintonia con l’avvicendarsi delle stagioni che scandivano anche il tempo di vita delle persone. Ma anche la fine dell’inverno e il lento risveglio della natura dal sonno invernale (o dell’anima consapevole dal sonno dell’ignoranza).
Secondo alcune tradizioni popolari ogni inizio anno si brucia una pira di legno a scopi propiziatori: la fiamma infatti dovrebbe simboleggiare la speranza e a seconda della direzione del fumo si poteva capire l’aria che avrebbe tirato quell’anno.
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