Open, l’importanza dell’acustica nelle scuole e nei locali pubblici

Le recenti normative inserite nei Criteri Ambientali Minimi prevedono requisiti acutisti obbligatori nei locali pubblici, a partire dagli ambienti scolastici, e sono state illustrate ieri pomeriggio nel corso del terzo appuntamento della rassegna “Open. I Ponti della Comunicazione”, promossa dall’Ordine degli Ingegneri di Verona per avvicinare la realtà dei professionisti alla quotidianità.

Rumori di fondo, echi, riverberi e in generale una cattiva acustica vanno di pari passo con difficoltà di apprendimento, spiacevolezza nelle conversazioni in locali pubblici, mancanza di privacy negli uffici e una serie di problematiche che possono arrivare a influire non solo sulla qualità della vita, ma persino sulla salute.

«L’acustica è una condizione necessaria per una buona comunicazione», evidenzia Valeria Reale Ruffino, vicepresidente della rassegna e curatrice della rassegna. «L’unico senso che non riusciamo a chiudere e interrompere è proprio l’udito», le fa eco Mario Cognini, coordinatore della Commissione di Acustica dell’Ordine, che ha illustrato le modalità per ottenere l’acustica ottimale in ristoranti, pizzerie, mense e open space.

«Nelle norme si parla di comfort acustico» spiega Arianna Astolfi del Dipartimento Energia del Politecnico di Torino, che da vent’anni lavora nell’ambito ambito dell’acustica, in particolare in ambienti scolastici. «L’intellegibilità di chi ascolta e lo sforzo vocale del parlatore rappresentano due condizioni da monitorare, soprattutto nei luoghi di apprendimento destinati ai più piccoli, che non hanno ancora capacità di lettura e possiedono un vocabolario ridotto e rischiano di perdere parti dei discorsi, non comprendere, vivere frustrazioni, e trascinarsi lacune nel percorso scolastico».

A 6 o 7 anni il tempo di risposta all’apprendimento si allunga con il rumore, soprattutto nella seconda parte della lezione, quando subentra pure la stanchezza, e alle insegnanti non va meglio. Per bambini stranieri, inoltre, una buona acustica significa pure integrazione.

«Le docenti che lavorano in aule non adeguate dal punto di vista acustico presentano, oltre all’affaticamento vocale, mal di testa, perdita concentrazione e un malessere generale”, riprende Astolfi. “Durante le lezioni alle elementari usano le corde vocali per il 30% e alle medie per 40%. Inoltre il 48% degli insegnanti presenta problemi vocali e il 14% addirittura noduli, che rientrano quindi nell’ambito delle malattie professionali».

L’apice del disagio lo si raggiunge in palestre e mense, anche se gli interventi potrebbero essere fatti a costi contenuti.

«Per adeguare l’acustica in un’aula bastano tra gli 800 e i mille euro e anche edifici complessi e storici possono venire trattati con superfici fonoassorbenti o specchi acustici”, evidenzia l’esperta. “Le linee guida pratiche per la progettazione degli ambienti scolastici sono facilmente scaricabili e, grazie alle recenti normative, se ne dovrà tenere conto in ogni riqualificazione di plessi scolastici».

Il comfort acustico necessita di accortezze e migliorie in ogni spazio frequentato da molta gente, dagli ospedali agli open space per il coworking fino ai ristoranti e locali di socializzazione. Esistono anche apposite app per suggerire come meglio disporre scrivanie e postazioni.

Conclude Astolfi: «In un’aula scolastica o in una sala conferenze l’obiettivo principale è l’intelligibilità del parlato, per un ufficio invece requisiti essenziali sono l’assenza di disturbo e la privacy acustica, al fine di ottenere una maggiore produttività e ridurre lo stress. In un ristorante è necessario garantire una buona intelligibilità al tavolo e un’adeguata riservatezza fra i tavoli».

«Spesso i ristoranti sono più attenti al design del locale che alla qualità dell’ambiente sonoro senza rendersi conto di quanto quest’ultimo sia importante per eventuali meeting di lavoro e appuntamenti», interviene Pasquale Bottalico, del Dipartimento sulla Scienza del dialogo e dell’ascolto dell’Università di Illinois. «Esiste un punto di rottura che bisognerebbe cercare di non superare, come rumore di fondo, sia per aumentare l’intellegibilità della clientela sia, di conseguenza, per dare manforte al business visto che una cattiva acustica in un locale può essere associata a un’esperienza negativa».

Bottalico riferisce anche di una ricerca « del rumore urbano legata ai cosiddetti bar fracassoni. «Il quartiere San Salvario, a Torino, si è svuotato di residenti a causa dell’eccesso di rumori generato dai locali. Per questo è stato sperimentato un dispositivo per monitorare il caos con input visivi che aiutino i consumatori a non sforare i limiti di decibel consentiti dalla legge. I pannelli fonoassorbenti possono essere utilizzati anche all’esterno e sono validi, purché i dehors non si popolino oltremisura e la gente non si riversi a consumare i propri drink nelle strade».