Maschi, sindaco di Cerro: «Patch Adams? Di un’umanità travolgente»
«L’incontro è durato quasi tre ore, ma saremmo rimasti in teatro tutto il giorno o forse più». Parole di Nadia Maschi, sindaco di Cerro, ancora entusiasta per la mattinata straordinaria che ha visto protagonista nel Teatro parrocchiale del paese – troppo piccolo per ospitare la grande folla che lo attendeva – il dottor Patch Adams, pioniere e visionario che dagli anni ’60 ha attuato la terapia del sorriso come cura della persona.
Il medico statunitense, in Italia grazie all’impegno dell’Associazione ClownOne Italia onlus di Milano e dell’Associazione Essere Clown Verona, ha letteralmente incollato il pubblico con le sue gag esilaranti, ma anche affrontando temi seri e profondi che lo hanno riguardato in prima persona nell’arco di una vita spesa per gli altri.
«E’ una persona straordinaria, ha un magnetismo incredibile – afferma Nadia Maschi– Grazie all’aiuto della sua traduttrice personale, ormai in perfetta sintonia con il dottore, Patch Adams ci ha fatto vivere una mattinata che ricorderemo per molto tempo».

Tanti i temi trattati, anche di una delicatezza estrema, come la violenza su minori: «Ci ha raccontato di come abbia affrontato ultimamente un caso di una bimba di tre anni vittima di violenza, che si era letteralmente chiusa in un silenzio assordante. – prosegue Maschi – Con le sue tecniche e con i suoi modi, con i quali va a scavare e a coinvolgere fisicamente il paziente, Adams è riuscito a riportare un accenno di sorriso anche a questa bimba, come dimostrato qualche giorno dopo da una foto inviatagli dai genitori».
«Si è soffermato anche sulla tragedia silenziosa dei militari americani che tornano dalle guerre e che portano con se il fardello della devastazione e della morte. – aggiunge il sindaco di Cerro – Molti di loro arrivano a togliersi la vita, ci ha raccontato ancora il medico che si è preso in carico molti di questi casi».

Patch Adams ha poi interagito con il pubblico locale presente in teatro: «A un signore, anch’egli clown di corsia da oltre sette anni, che ricordava in modo triste come al mondo ci fossero tante tragedie, crucciandosi per questo, gli ha imposto una “terapia”, quella di indossare un paio di mutande in testa, per invitarlo a fare un cambio di marcia, di vedere le cose, anche tristi, con uno humor che può essere, nella gran parte dei casi, risolutivo».
All’incontro, oltre a Nadia Maschi, anche il sindaco di Roverè Alessandra Ravelli e l’assessore alla Cultura del Comune di Verona Francesca Briani.

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