«La mia grande stima per il professor Valentino Perdonà»

Si sono tenuti giovedì scorso, 3 ottobre, i funerali di Valentino Perdonà, figura di spicco della politica e della società veronese nel cuore del Novecento. Nato nel 1915 e morto il 29 settembre scorso, si laureò in giurisprudenza, lettere e farmacia, fu attivo nell'Azione Cattolica e dopo la guerra fu eletto deputato per la Dc…

Si sono tenuti giovedì scorso, 3 ottobre, i funerali di Valentino Perdonà, figura di spicco della politica e della società veronese nel cuore del Novecento. Nato nel 1915 e morto il 29 settembre scorso, si laureò in giurisprudenza, lettere e farmacia, fu attivo nell’Azione Cattolica e dopo la guerra fu eletto deputato per la Dc dal 1953 al 1976.

Originario di San Giovanni Lupatoto, Perdonà fu anche sindaco di Soave dal 1956 al 1970 e consigliere comunale a Caldiero nei 20 anni successivi.

Pubblichiamo in questa pagina il testo letto dal professor Francesco Vecchiato, per anni docente di Storia all’Università di Verona, in occasione dell’evento organizzato in Cattolica Assicurazioni per 100 anni di Perdonà.

Al centro l’on. Valentino Perdonà, festeggiato nel 2015 per i suoi 100 anni. Tutto a destra il professor Francesco Vecchiato.

Per il 100° compleanno di Valentino Perdonà

di Francesco Vecchiato

Considero un singolare privilegio l’essere stato cooptato nelle cerimonie in onore dell’onorevole Valentino Perdonà, privilegio che trova giustificazione – credo – non tanto nel fatto che io sono professore universitario di storia contemporanea, quanto piuttosto nel mio cognome che inevitabilmente richiama alla memoria il prof. Lanfranco Vecchiato, mio padre. Vecchiato e Perdonà furono amici nel significato più alto e nobile della parola. Un’amicizia resa granitica dalla fede religiosa, che per entrambi fu linfa vitale dalla quale attinsero quel loro consacrarsi al bene degli altri nelle diverse posizioni che via via ciascuno di loro venne occupando nella società. Vario e articolato, come sappiamo, il percorso professionale di Perdonà. Vecchiato rimase invece lungo tutta la sua vita uomo di scuola. Ed è nella scuola che si cementò l’amicizia con Perdonà.

Le riflessioni che verrò proponendo attingono ai miei ricordi, ma soprattutto al mio lavoro di storico. Il tutto è stato da me racchiuso entro tre quadri, che ora richiamerò sinteticamente.

Il primo quadro è quello dei ricordi. Ne evoco uno soltanto, che però nella mia memoria ha il sapore di una visione quasi onirica. Mi riporta, infatti, a un indimenticabile incontro avvenuto sul marciapiede di lungadige Re Teodorico in un radioso pomeriggio primaverile del 1953. In una direzione avanzavo io, quasi undicenne, con mio papà; in senso opposto ci vennero incontro Valentino e la fidanzata. Io rimasi folgorato dalla bellezza della coppia, ma soprattutto da quella della futura sposa, una bellezza, che rese incancellabile nella mia memoria quell’incontro, e che negli anni successivi sarebbe trasmigrata nelle figlie.

Il secondo quadro che propongo non attinge più ai miei ricordi, ma alle fonti storiche. Come storico ebbi a interessarmi dei gemellaggi di Verona, con una ricerca sfociata poi in un volume di 300 pagine, che vide la luce nel 2002. Nel corso di quel lavoro fu per me emozionante imbattermi in Valentino Perdonà, che guidava una delegazione di giovani di Azione Cattolica, invitati a Bingen sul Reno, per un gesto di riconciliazione con il popolo tedesco. I giovani veronesi restituivano la visita di autorità di Bingen, giunte a Verona, l’anno prima, il 25 aprile del ‘52, per avviare un percorso di amicizia, che solo la comune fede cattolica poteva ispirare dopo gli orrori della guerra, ancora troppo vivi nei cumuli di macerie di cui entrambi i paesi erano costellati. Della comitiva faceva parte mons. Aldo Gobbi, che ci ha lasciato un vivace resoconto su «Verona Fedele», il giornale del quale era direttore. Due i passaggi che recupero. Nel primo don Gobbi racconta:

sono venuto in questa lontana città, adagiata sulle rive del gran fiume cantato da Goethe (il Reno), con una ventina di giovani e con un neo onorevole della Camera Italiana, il prof. Valentino Perdonà.

La seconda citazione non può non strappare un sorriso a chi conosca la straordinaria verve oratoria di Valentino Perdonà. Elencando gli omaggi portati da Verona a Bingen, don Aldo Gobbi ci fa sapere:

Alla città di Bingen, il Sindaco di Verona, On. Uberti, ha inviato una riproduzione in bronzo della statua di Cangrande della Scala di cui il prof. Perdonà ha commentato il significato in un italiano che risentiva il calore delle battute elettorali e che il traduttore tedesco stentava a rendere quando il periodare diventava classicamente rotondo.

I festeggiamenti di Bingen ebbero il loro momento centrale il 14 giugno 1953. Sette giorni prima, domenica, 7 giugno 1953, si erano tenute in Italia le elezioni politiche, dalle quali Perdonà usciva eletto per la prima volta deputato al parlamento, tra le fila della Democrazia Cristiana. Nello stesso anno ’53 abbiamo visto l’incontro dei due Vecchiato, Lanfranco e Francesco, con i promessi sposi Perdonà, che avrebbero coronato il loro sogno d’amore di lì a qualche mese. Valentino Perdonà e Ornella Bagattini celebravano infatti il loro matrimonio l’8 settembre del ‘53.

Il terzo quadro, che mi accingo a tratteggiare, è ugualmente frutto del mio impegno di storico, con il quale ho documentato come nel libro d’oro dell’università di Verona un posto di assoluto rilievo debba occupare il nome di Valentino Perdonà, essendo stato uno dei più convinti promotori della sua nascita.

Nel 2009 Verona celebrava i 50 della Facoltà di Economia e Commercio, con una solenne cerimonia nella sala consiliare di Palazzo Barbieri. Presiedevano il sindaco Flavio Tosi e il rettore Alessandro Mazzucco. Tra gli invitati a intervenire, io e Paolo Zanotto, per parlare dei rispettivi papà, Lanfranco e Giorgio. Gli atti di quella giornata furono curati dal presidente del consiglio comunale, Pieralfonso Fratta Pasini, che accolse anche un mio ulteriore secondo contributo con il quale ricostruivo nei particolari le iniziative sul versante universitario a Verona nel decennio ’49-’59. Consegnata alle stampe quella prima ricostruzione, mi misi al lavoro per approfondire l’argomento e soprattutto per tracciare un profilo di chi era stato in prima fila nell’impegno di fare di Verona una sede universitaria. I risultati di quella mia più ampia ricerca si leggono nel volume Alle origini dell’università di Verona. 1949-1959, un testo di 800 pagine apparso nel 2010. Tra i tanti personaggi incontrati un ampio spazio volli riservare a Valentino Perdonà, spinto da personale affetto e da riconoscenza per il ruolo che aveva avuto accanto a mio padre Lanfranco.

Il discorso universitario in Verona fu avviato nel ‘51 nel momento in cui si decise di dare vita alla Libera Scuola Superiore di Scienze Storiche, intitolata al grande Ludovico Antonio Muratori. La Muratori era strutturata e funzionò per un decennio come una facoltà universitaria di storia, che non rilasciava però titoli di laurea con valore legale, essendo priva di riconoscimento ministeriale. Per tutti gli anni Cinquanta la battaglia condotta dagli uomini della Muratori – in prima fila Valentino Perdonà – fu quella di ottenere da Roma un’autorizzazione che non sarebbe però mai arrivata anche perché l’ordinamento universitario non prevedeva una Facoltà di Storia. Nel ‘59 si sarebbe deciso di rinunciare alla Storia per aprire una Facoltà di Economia e Commercio. Sappiamo come sia andata.

Nel mio lavoro mi sono imbattuto molto spesso in Valentino Perdonà impegnato ad assecondare e appoggiare la richiesta di un riconoscimento ministeriale alla Muratori. Cito un paio di passaggi fondamentali.

Nel primo abbiamo un’interessante prova della sfiducia nelle istituzioni veronesi, ritenute non sufficientemente impegnate a sostenere la Muratori, il cui riconoscimento avrebbe automaticamente trasformato Verona in sede universitaria. A quel punto Valentino Perdonà e Lanfranco Vecchiato si recarono, addirittura più volte, a Trento per sondare la possibilità presso il presidente della provincia di ottenere appoggi per superare l’opposizione romana. Per capire il senso del tentativo volto a ottenere l’appoggio trentino, non dimentichiamo che Trento fece un percorso analogo. Decise di attivare un corso di laurea in Sociologia, non previsto dal vigente ordinamento universitario, ed ebbe la forza – a differenza di Verona – di strappare da Roma una legge speciale che dotava la città del Concilio del primo corso di laurea di Sociologia in Italia.

E vengo alla seconda citazione. Abbiamo detto che, vista l’opposizione romana, si fece strada l’idea di rinunciare alla Storia, e quindi alla Muratori, per puntare su una Facoltà – Economia – prevista dall’ordinamento universitario ed inoltre considerata più appetibile, data la buona salute dell’economia italiana dell’epoca. Sappiamo dove e chi maturò la decisione di attivare un corso di laurea in Economia, rinunciando alla Storia. La riunione, in cui per la prima volta viene messa in discussione la Muratori e si congettura il suo superamento a favore di una Facoltà di Economia, ci è documentata in un articolo del giornale «Il Nuovo Adige» dell’11 gennaio ‘56, nel quale si dà conto dell’inaugurazione in Loggia Fra Giocondo del nuovo anno accademico della Facoltà di Storia della Muratori, ma anche di un summit a Punta San Vigilio di personalità veronesi, interessate alla discussione, cui prendono parte, accanto a Valentino Perdonà, i vertici di Provincia e Comune, e lo stesso arcivescovo, Giovanni Urbani.

L’impegno per la nascita di una università a Verona coinvolse Valentino Perdonà fin dalle origini. Una conferma di tale suo meritorio atteggiamento ci viene dalla rivista «Nova Historia», che lo vede stabilmente far parte del consiglio direttivo. Sappiamo che la rivista veicolò la nascita della Facoltà di Storia della Muratori, grazie alla quale Verona finalmente puntò a dotarsi di una propria università.

Dicevo del mio volume Alle origini dell’università di Verona. 1949-1959, apparso nel 2010, nel quale traccio il profilo di 22 personalità, indicate come gli uomini della Muratori, un’espressione quest’ultima mutuata da uno scritto del rettore Elio Mosele. Tra gli uomini della Muratori, incontriamo politici come Luciano Dal Falco, Giuseppe Trabucchi e Guido Gonella. Non ho dimenticato nemmeno Alberto Trabucchi, il quale però al contrario del fratello senatore, fu invece fierissimo oppositore dell’idea di una università a Verona e quindi acerrimo nemico della Muratori e della sua pretesa di strappare da Roma il riconoscimento come laurea in Storia. Il profilo di Valentino Perdonà in quel mio libro si sviluppa su circa 60 pagine, ove metto a fuoco aspetti chiave della vita del nostro. Quella biografia ha il pregio di essere stata da me raccolta in gran parte dalla viva voce dello stesso Perdonà nella sua abitazione di via Isonzo. Il momento di originalità di quel profilo si ebbe però quando decisi di mettermi alla ricerca di suoi scritti. In maniera particolarmente fortunosa sono riuscito a mettere le mani su tutti gli editoriali di Perdonà per il giornale di Azione Cattolica «Idea giovanile», da lui redatti negli anni in cui fu presidente diocesano tra il ’50 e il ’53. Nei suoi articoli Perdonà è prevalentemente impegnato in riflessioni finalizzate alla formazione morale dei suoi giovani. Non mancano però anche sguardi critici sulla quotidianità, come quando denuncia le gravissime tensioni provocate ad arte dal partito comunista e dal sindacato, che ne interpreta le direttive, dando vita alla strategia dell’ingovernabilità, perseguita alimentando il malcontento e seminando odio e violenza tra i lavoratori e nelle piazze.

Sul dinamismo del Perdonà, presidente di Azione Cattolica, sul giornale «Idea giovanile» abbiamo invece la testimonianza dell’amico Ambrogio Stirelli, che ce lo descrive come realizzatore del moto perpetuo per il suo dinamismo, ma anche come calciatore fenomenale, oltre che personalità dotata di oratoria travolgente.

Vorrei chiudere questa mia breve esposizione con un cenno al fugace, ma estremamente significativo, passaggio dedicato a Valentino Perdonà nel mio volume dal titolo Don Luigi Bosio a Belfiore d’Adige, dato alle stampe nel 2011. Quanto grande fosse il cuore di Valentino Perdonà penso sia noto a malapena a chi lo ha conosciuto da vicino, vivendogli accanto. Immagino che tanti gesti siano sfuggiti ai più, data la riservatezza con la quale un cattolico autentico, quale era lui, si muove sul versante della carità. Di un episodio io sono venuto a conoscenza nel monastero delle Carmelitane Scalze di Tolentino (Macerata), dove incontrai madre Bianca Bon per avere una sua testimonianza su don Luigi Bosio. Madre Bianca mi ha parlato certo a lungo di don Luigi Bosio, ma con mia grande sorpresa anche di Valentino Perdonà. Negli anni, infatti, più volte egli la ospitò nella sua casa, per periodi anche lunghi, quando la monaca di clausura veniva a Verona per sottoporsi a complesse cure mediche.

La confidenza della carmelitana mi commosse, ma non mi sorprese! Mi arrivava, infatti, come toccante conferma di ciò che mi era noto da sempre, e che nel tempo aveva alimentato la mia grande stima e il mio profondo affetto per il professor Valentino Perdonà.

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