Immigrati in Italia, per gli studenti scaligeri sono molti di più del reale

Lo rivela una ricerca per la cittadinanza inclusiva di Progettomondo.mlal, storica Ong veronese di cooperazione allo sviluppo. Il progetto ha coinvolto 1400 ragazzi di medie e superiori di Verona e provincia. 

Qual è la percentuale di immigrati che vivono in Italia? E quante sono le persone di religione musulmana sul totale della popolazione? Sono alcuni dei quesiti che Progettomondo.mlal, storica Ong veronese di cooperazione allo sviluppo, ha rivolto a 1.399 ragazzi di medie e superiori di Verona e provincia.

Lo spunto è arrivato dal progetto “Facciamo Tombola” che promuove nuovi strumenti e metodologie per la cittadinanza inclusiva e la lotta al radicalismo tra i giovani. In questo ambito è stata promossa una ricerca realizzata dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Bologna. La volontà è di indagare come si strutturano, si manifestano e si diffondono tra i giovani pratiche e discorsi d’odio offline e online.

Quattro le città coivolte, Verona, Bologna, Napoli e Palermo, e 4.563 studenti tra istituti scolastici secondari di I e II grado.

I dati raccolti sono stati presentati ieri al World Café che si è svolto nella sede dei Missionari Comboniani. Un dialogo singolare e coinvolgente a cui hanno partecipato una settantina di educatori e formatori alla scoperta, appunto, di come i giovani percepiscano i fenomeni complessi di cui essi stessi fanno parte, tra cui quello migratorio, e di quanto l’uso dei social network e i comportamenti online e offline possano sfociare in messaggi o commenti offensivi.

Alla domanda su quanti immigrati vivano in Italia hanno risposto correttamente solo l’11,4% degli studenti scaligeri, scegliendo l’opzione che il loro numero è inferiore al 10% del totale della popolazione. La maggior parte dei giovani ritiene invece che gli immigrati siano tra il 20 e il 30%, o persino di più, della popolazione complessiva.

Il 45,3% dei ragazzi è inoltre convinto che l’Italia sia il Paese europeo con il maggior numero di immigrati. In realtà, Austria, Belgio, Irlanda, Germania, Spagna, Regno Unito, Danimarca e persino la Svezia, ci superano di gran lunga per incidenza sulla popolazione totale.

«Le fonti non ci sono più, sono sempre più vaghe e imprecise. Questo ormai non vale solo per gli studenti, ma appartiene anche agli adulti», fa notare un’insegnante.

«I ragazzi hanno la percezione di avere tutto sottomano, che qualsiasi curiosità o conoscenza si possa risolvere in cinque minuti. Questo toglie senso alla stessa fatica di imparare, di memorizzare, di raccogliere», le fa eco un collega.

Dall’analisi della realtà percepita e reale, la ricerca è passata poi a indagare i vissuti e le esperienze d’odio dei giovanissimi, che a Verona interessano il 24,5% dei ragazzi coinvolti, in prevalenza quelli di origine straniera.

Si tratta soprattutto di insulti legati all’aspetto fisico, ma nel 6,2% dei casi mettono sotto accusa il paese di provenienza o la lingua parlata. Preoccupano però i  vissuti d’odio a cui si assiste su web e social network, in particolare su Instagram e Whastapp.

Dichiara un’educatrice che ha partecipato alla ricerca: «A Verona il linguaggio d’odio è molto diffuso a tutti i livelli, al bar, allo stadio, alla strada, sui giornali, nel discorso politico. Soprattutto, è concesso. Ci sono delle cose che sarebbero perseguibili per legge ed è lo stesso. E alla fine ci si abitua che è così».