Consiglio Islamico di Verona, il Presidente Alì Ashraf: «Stiamo dando il massimo di quello che possiamo fare»

«Come Consiglio Islamico di Verona, – sottolinea il Presidente Alì Ashraf – abbiamo già creato il nucleo di emergenza per affrontare il problema del Covid-19 in tutti i suoi aspetti, anche dal punto di vista psicologico: abbiamo messo a disposizione il numero di telefono mio, dell’Imam e di una nostra sorella per il sostegno psicologico…

«Come Consiglio Islamico di Verona, – sottolinea il Presidente Alì Ashraf – abbiamo già creato il nucleo di emergenza per affrontare il problema del Covid-19 in tutti i suoi aspetti, anche dal punto di vista psicologico: abbiamo messo a disposizione il numero di telefono mio, dell’Imam e di una nostra sorella per il sostegno psicologico alla nostra comunità».

Diverse le iniziative messe in campo, in questo periodo «un po’ difficile per tutti»: «Insieme ad altre associazioni, distribuiamo viveri e alimenti ai bisognosi della nostra comunità e anche della cittadinanza in generale.

Abbiamo realizzato inoltre altri servizi di sostegno telematico, per la tecnologia, alle famiglie, visto che i loro figli in questo momento rimangono tutti a casa e seguono da lì le proprie lezioni, e un’iniziativa per quanto riguarda la donazione di sangue: attraverso degli annunci alla nostra comunità, li invitiamo a iscriversi all’Avis e donare il sangue».

Presenti anche alcune problematiche, legate a questa particolare situazione: «Abbiamo fatto richiesta al Comune di Verona per allargare il cimitero musulmano di Verona, che è già quasi pieno: per questa emergenza Covid, abbiamo bisogno di allargare lo spazio disponibile. Il 7 di questo mese, infatti, con l’aiuto della UCOI – Unione delle Comunità Islamiche Italiane, abbiamo un incontro presso il Comune di Verona per discutere di questo argomento.

Ci sono tanti musulmani nati e cresciuti qua, l’Italia è il loro Paese e hanno bisogno di spazi come tutti i cittadini, e c’è bisogno di maggiore spazio anche per coloro che adesso non sono a casa loro e non riescono ad esservi trasportati. Il problema dello spazio nei cimiteri non riguarda solo Verona ma anche altre città. Ci sono tanti musulmani deceduti in questa pandemia a livello locale, e più di quattro medici musulmani deceduti, che hanno lavorato in prima linea a difesa della cittadinanza e hanno dato la loro vita».

«Noi cerchiamo di affrontare questo periodo in maniera reattiva, non passiva – conclude il Presidente Ashraf – , e stiamo dando il massimo di quello che possiamo fare: aiuti alimentari e di tipo psicologico, il tentativo di ampliare il nostro cimitero e di dare la possibilità in questo periodo difficile di accogliere anche altri musulmani non residenti a Verona ma magari nella provincia di Milano».

L’Imam del Consiglio Islamico di Verona, Shaikh Anwar Al-Nehmi, racconta come la comunità islamica di Verona sta affrontando questo periodo, dal punto di vista psicologico e anche religioso: «Nella nostra religione esistono due tipi di adorazione, l’adorazione fisica e quella sentimentale, entrambe collegate tra di loro. Sono esempi di adorazione fisica il digiuno, che stiamo vivendo in questo periodo, la preghiera e l’andare in pellegrinaggio alla Mecca; seguire il funerale di un defunto, l’amore e l’affetto per chi hai perso, andare a visitare un malato, sono esempi di adorazione di tipo sentimentale».

Questo secondo tipo di adorazione, riguarda i diritti del musulmano nei confronti di un altro musulmano: «quando un musulmano si ammala, gli altri vanno a visitarlo, in ospedale o a casa sua, e quando muore partecipano al suo funerale. Nel momento della difficoltà e dell’emergenza, quando non si ha la possibilità di farlo, è permesso avere un altro sostegno, di tipo morale».

L’Imam fa quindi il punto di contagi e decessi della comunità musulmana veronese, ricordando però le vittime di altre comunità italiane: «A Verona non abbiamo avuto grossi problemi per quanto riguarda questa pandemia, abbiamo avuto pochi fratelli o sorelle della nostra comunità che hanno avuto l’infezione da Coronavirus e pochi deceduti. Ma in tutta Italia ci sono altre comunità che hanno avuto problemi e persone che hanno perso la loro vita durante questa pandemia».

«Il ruolo dell’Imam – afferma – è quello di sostenere i suoi fedeli dal punto di vista morale e di far sapere loro quanta ricompensa avranno da Dio, se portano pazienza. Cerchiamo di sollevarli dal punto di vista morale e psicologico, e di aiutarli a essere pazienti in questo momento difficile.

Ricordiamo alla nostra comunità alcuni principi veramente importanti: l’Islam afferma che, quando uno perde un caro – come un fratello, un padre o una sorella –, in generale uno della sua famiglia, porta pazienza e riesce a resistere al dolore che prova, non avrà altra ricompensa se non il Paradiso.

È una cosa fondamentale: quando uno porta pazienza, anche in un momento di emergenza come questo, perché non riesce magari a seguire il funerale di un defunto o a visitare un malato in ospedale, riceve una grande ricompensa dal punto di vista islamico e può arrivare a entrare nel Paradiso».

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