Stasera a Quinzano la storia dei partigiani Rita Rosani e Dino Degani

In occasione dell'80esimo anniversario della Battaglia di Monte Comun, questa sera alle 20:45 a Quinzano si terrà lo spettacolo "La leggenda di Rita Rosani e Dino Degani", che narra la storia dei due partigiani uccisi nel 1944.

Ricorre in questi giorni l’80esimo anniversario della Battaglia di Monte Comun, al confine tra i Comuni di Negrar di Valpolicella e Grezzana, a cui il quartiere di Quinzano è comunque legato per una parte della sua toponomastica. Per l’occasione oggi, domenica 22 settembre, alle 20.45 in piazza Righetti a Quinzano la Circoscrizione 2^ propone  lo spettacolo “La leggenda di Rita Rosani e Dino Degani” della compagnia teatrale GTVNIU’ in collaborazione con la Soc.Coop.Pericoti Quinzano.

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«Sulla scorta di altre iniziative proposte dalla Circoscrizione 2^ – spiegano la presidente della Circoscrizione 2^ Elisa Dalle Pezze insieme alla coordinatrice della Commissione circoscrizionale Cultura Alessandra Ceoletta -, riteniamo importante che la cittadinanza abbia una maggior consapevolezza delle persone e dei fatti che hanno dato il nome alle vie che abitano e frequentano tutti i giorni».

La leggenda di Rita Rosani e Dino Degani

È la storia dei due eroi partigiani: Rita Rosani, maestra elementare, 23 anni, di religione ebraica proveniente da Trieste e di Dino Degani, diciottenne di Negrar figlio di un importante famiglia monarchica e antifascista. Entrambi furono uccisi il 17 settembre del 1944 a monte Comun da una rappresaglia nazi/fascista.

La storia vuole narrare le vicende reali di tutto quello che successe nei mesi precedenti la battaglia del 17 settembre 1944 attingendone notizie e “verità” – che in realtà non è mai stata appurata – dai documenti custoditi nella sede dell’ANPI – Associazione Nazione Partigiani italiani di Verona.

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Alla fine del 2° conflitto mondiale nel 1945, a Verona, nacque una leggenda sulla morte dei due combattenti che vennero trovati dal prete di Alcenago, che li seppellì poi provvisoriamente nel piccolo cimitero della contrada di Grezzana, abbracciati come due amanti.

«Teniamo a sottolineare che la nostra rappresentazione non vuole avere colori politici – precisa Andrea Pellizzari, regista dello spettacolo – ma, al contrario, vuole raccontare l’amore e la compassione da entrambi gli schieramenti bellici e dimostrare quanto sia inutile la Guerra».

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