Platys, Ghezzer: «Sport, cultura, sostenibilità, un quartiere del ben-essere»

Redazione

| 04/08/2025
L'intervista a Filippo Ghezzer, amministratore delegato di Platys, che racconta la visione del polo di Verona alla Spianà, fra sport, cultura e sostenibilità.

Un’area, quella della Spianà, a sud-ovest di Verona, che è fulcro di molte discussioni sulla rigenerazione urbana e su quali debbano essere le modalità di sviluppo della città. Qui da ormai tre anni – e negli ultimi mesi con una nuova gestione – opera Platys Center, che si propone come polo sportivo e culturale puntando a sostenibilità e benessere.

Abbiamo intervistato l’amministratore delegato Filippo Ghezzer, che ha spiegato i concetti alla base di questa iniziativa.

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Guarda l’intervista

Da qualche mese c’è la nuova gestione del Platys, un polo sportivo, ma non solo. Qual è la visione di questo impianto?

Sì, in effetti da ormai da febbraio, con il mio gruppo, siamo subentrati nella proprietà al 100% e nella gestione. La proprietà è del mio gruppo, il gruppo Rioca. C’è stato un cambio sostanziale sia del management, sia dell’impostazione più generale della prospettiva che vogliamo dare.

L’idea, in realtà, è quella di immaginare Platys come un quartiere del benessere di Verona, un luogo in cui, in maniera armonica, possono convivere sport, attività culturali, attività ludiche, ristorazione, la piscina. Insomma, un luogo accogliente, inclusivo, che rappresenti un’offerta a 360 gradi per la città di Verona.

La posizione di una cittadella dello sport e oltre, cardinale rispetto alla città. Qual è il ruolo rispetto al territorio e nel tessuto urbano?

La “Spianà”, come veniva chiamata, è un luogo storico, ricordato da tutti. Siamo vicini al centro di Verona, si raggiunge in macchina ovviamente, ma soprattutto in bicicletta e a piedi. È centrale rispetto all’offerta complessiva della città. Vicino anche alle tangenziali, allo stadio, rappresenta un polo che credo meriti di essere anche riqualificato secondo un’idea di rigenerazione urbana e umana insieme.

Ecco, rigenerazione fa il paio con la sostenibilità. Come viene applicata in questo caso?

È il tema fondante in realtà di questo progetto. Nasce fin dall’inizio come un progetto di sostenibilità ambientale, attraverso l’idea di utilizzare gli strumenti più avanzati possibili per il recupero dell’energia, per le emissioni di CO2, per il recupero dell’acqua piovana, con un’attenzione estrema al verde, l’utilizzo di energie non fossili.

C’è un progetto veramente a tutto tondo, dove, per esempio, è inserito un orto che serve a chilometro “meno che zero” il ristorante all’interno del parco. È pensato fin dall’inizio con un progetto di sostenibilità ambientale che coniuga la sostenibilità con la rigenerazione urbana e umana. E questo è un tema che credo sia sempre più caro anche per Verona.

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Filippo Ghezzer
Filippo Ghezzer

Un cittadino veronese che arriva al cancello, alla porta d’ingresso, cosa si deve aspettare?

In realtà non c’è nemmeno un cancello. È un quartiere aperto, aperto a tutti. Non è un club, non è un luogo elitario riservato a qualcuno. Questa idea di inclusione generale per tutti si manifesta con sport, dal padel, alla pallavolo, al calcio, alle palestre, alla piscina, e può essere semplicemente un luogo dove fermarsi a leggere un libro, perché c’è anche un parco aperto a tutti, tranquillamente, anche per meditazione.

Platys deriva da “platano”. Nel passato, al tempo dei Greci, i platani erano le piante sotto cui si meditava, sotto cui i grandi filosofi raccontavano le loro storie agli allievi. Ecco, può essere un luogo anche di meditazione, se si vuole.

Quindi un progetto immobiliare, ma soprattutto dedicato alle persone, ai cittadini di Verona?

Assolutamente sì. È un progetto immobiliare perché inevitabilmente ci abbiamo costruito, ma con grande attenzione al tema della costruzione. I materiali utilizzati provengono al massimo da un raggio di 100 chilometri, anche per un risparmio energetico e di emissioni di CO2. Si è utilizzato il più possibile strutture schermate dal verde, con un minor utilizzo di energia. Insomma, tutto è pensato in funzione di quello che può diventare veramente un luogo di benessere.

L’idea vera è quella: vogliamo essere il quartiere del ben-essere per la città di Verona. Questo è il claim. Ma non è semplicemente uno slogan, è qualcosa che cerchiamo di rendere concreto nella quotidianità, nelle attività che facciamo, che sono sportive ma anche culturali. Perché alla fine il benessere si coniuga attraverso diversi elementi: ambientale, culturale, sportivo. Va vissuto a tutto tondo.

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