Golosine ricorda Sergio De Simone e le vittime della Shoah

Redazione

| 27/01/2025
In occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria, si è tenuta oggi a Golosine la commemorazione per Sergio De Simone, bambino ebreo vittima degli esperimenti nazisti ad Auschwitz.

Il Giorno della Memoria attraverso gli occhi dei bambini e delle bambine. Si è tenuta questa mattina, nel parco comunale di via Po a Golosine, la cerimonia commemorativa in ricordo del piccolo ebreo italiano Sergio De Simone, fra i venti piccoli, dieci maschi e dieci femmine, di varia nazionalità europea, che furono deportati nel lager di Auschwitz-Birkenau e scelti come cavie per terribili sperimentazioni naziste, che li portarono alla morte.

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Attorno al monumento dedicato a De Simone, dove è stata posizionata una corona d’alloro in ricordo delle vittime della Shoah, si sono radunati per l’occasione numerosi rappresentanti di associazioni ed istituzioni civili e militari. Presente anche l’assessora alle Politiche scolastiche Elisa La Paglia e il presidente  della Circoscrizione 4^ Alberto Padovani.

«I testimoni che hanno vissuto sulla propria pelle queste atrocità sono sempre meno – ha ribadito l’assessora Elisa La Paglia –. Dobbiamo essere noi, quindi, i portatori e le portatrici di questa memoria, affinché non si perda e quanto è stato non possa ripetersi. È una storia dolorosa, che ha riguardato milioni di deportati, tra i quali anche 660 cittadini veronesi. Quest’anno verrà creato un museo nella casa che si trova vicino al campo di concentramento di Auschwitz e nella quale, durante la guerra, visse tranquillamente, nella pseudo normalità di quel tempo, una famiglia tedesca che non fece mai nulla per impedire quanto accadeva. Un simbolo dell’indifferenza, che forse oggi è fra le cose che dobbiamo combattere più di ogni altra».

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La storia di Sergio De Simone

Era nato a Napoli il 29 novembre 1937. Le leggi antiebraiche del 1938 e la partenza del padre Edoardo per la guerra indussero sua mamma Gisella a tornare nella casa di famiglia a Fiume. Dapprima la vita sembrava scorrere serena, poi i bambini ebrei vennero espulsi dalle scuole e agli adulti fu impedito di lavorare. Una segnalazione determinò la condanna di Sergio e della sua famiglia: furono tutti deportati prima alla Risiera di San Sabba e in seguito, il 29 marzo 1944, ad Auschwitz dove la nonna fu subito inviata alle camere a gas e bambini e mamme vennero separati.

Alla fine del conflitto la mamma, la sorella e le cugine tornarono a casa. Sergio no: venne ‘visitato’ dal tristemente famoso dottor Mengele e non tornò a casa. Una fredda mattina del novembre 1944 il dottor Mengele, entrato nella baracca dei bambini, a loro si rivolse dicendo: «Chi vuole rivedere la mamma faccia un passo avanti!».

Sergio de Simone sarà uno dei 20 bambini cavie umane di esperimenti per trovare un vaccino per la tubercolosi; il 20 aprile del 1945 i bambini furono tutti assassinati a Bullenhuser Damm per cancellare le prove dei crimini nazisti. 

La vicenda fu scoperta dalle autorità tedesche e solo nel 1983 la madre (sopravvissuta ad Auschwitz) potè conoscere la verità sul figlio. 

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