Alle Golosine il ricordo del piccolo Sergio De Simone, vittima di Mengele

Redazione

| 27/01/2026
Nel parco di Golosine una cerimonia ha ricordato Sergio De Simone e i piccoli deportati ad Auschwitz, con la partecipazione di scuole, istituzioni e bambini.

Il Giorno della Memoria attraverso gli occhi dei bambini e delle bambine. Si è tenuta questa mattina, nel parco comunale di via Po a Golosine, la cerimonia commemorativa in ricordo del piccolo ebreo italiano Sergio De Simone, fra i venti piccoli, dieci maschi e dieci femmine, di varia nazionalità europea, che furono deportati nel lager di Auschwitz-Birkenau e scelti come cavie per terribili sperimentazioni naziste, che li portarono alla morte.

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Attorno al monumento dedicato a De Simone, dove è stata posizionata una corona d’alloro in ricordo delle vittime della Shoah, si sono radunati per l’occasione numerosi rappresentanti di associazioni e istituzioni civili e militari. Presente anche l’assessora alle Politiche scolastiche Elisa La Paglia e il presidente  della Circoscrizione 4^ Alberto Padovani.

Per l’occasione sono intervenuti anche gli studenti della scuola Primaria “6 Maggio 1848” e “Pietro Frattini”, dell’IC5 Madonna di Dossobuono, primaria “Lenotti”, “Massimo d’Azeglio” e “Virgo Carmeli”. Un importante gruppo di bambini e di bambine che hanno circondato il monumento, adornandolo con tanti fiori bianchi realizzati con la carta. Un simbolo di purezza, per ricordare quell’infanzia spezzata dalle atrocità della guerra.

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«È una storia dolorosa, che ha riguardato milioni di deportati, tra i quali anche 660 cittadini veronesi – ha ribadito l’assessora Elisa La Paglia –. Il ricordo di questo bambino aiuta a fare memoria e ci impone di dare testimonianza non solo di quanto avvenuto nel passato ma anche di quanto accade oggi. Perché la storia, purtroppo, se non agiamo, si ripete. E la tutela di tutti noi, anche nelle diversità, va sempre rispettata e difesa».

Sergio De Simone

Era nato a Napoli il 29 novembre 1937. Le leggi antiebraiche del 1938 e la partenza del padre Edoardo per la guerra indussero sua mamma Gisella a tornare nella casa di famiglia a Fiume. Dapprima la vita sembrava scorrere serena, poi i bambini ebrei vennero espulsi dalle scuole e agli adulti fu impedito di lavorare.

Una segnalazione determinò la condanna di Sergio e della sua famiglia: furono tutti deportati prima alla Risiera di San Sabba e in seguito, il 29 marzo 1944, ad Auschwitz dove la nonna fu subito inviata alle camere a gas e bambini e mamme vennero separati.

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Alla fine del conflitto la mamma, la sorella e le cugine tornarono a casa. Sergio no: era diventata una delle cavie del tristemente famoso dottor Mengele e non tornò a casa. Una fredda mattina del novembre 1944 il dottor Mengele, entrato nella baracca dei bambini, a loro si rivolse dicendo: «Chi vuole rivedere la mamma faccia un passo avanti». Sergio de Simone sarà uno dei 20 bambini cavie umane di esperimenti per trovare un vaccino per la tubercolosi; il 20 aprile del 1945 i bambini furono tutti assassinati a Bullenhuser Damm per cancellare le prove dei crimini nazisti. La vicenda fu scoperta dalle autorità tedesche e solo nel 1983 la madre (sopravvissuta ad Auschwitz) poté conoscere la verità sul figlio.  

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