Sulla macchina del tempo, cinque esempi di come è cambiata Verona
In dieci anni quanto è cambiata Verona? Abbiamo provato ad intraprendere un viaggio a ritroso attraverso alcuni esempi del cambiamento in città, perché il futuro, in fondo, è già presente.
di Matteo Bellamoli e Giorgia Castagna
Quanto scorre veloce il tempo? Sembra ieri quando Pantheon ha iniziato a raccontare Verona, le sue valli, le sue montagne e le storie delle persone che qui abitano. Eppure, anche se due lustri sembrano effettivamente pochi, racchiudono in sé traguardi raggiunti, qualche sconfitta, programmi e progetti che hanno segnato il presente di Verona e ne hanno ridisegnato i contorni. Abbiamo scelto cinque punti di vista attraverso cui provare a raccontare questo cambiamento, con un occhio verso quello che ci aspetta di qui ai prossimi 10 anni.
SP6: WORK IN PROGRESS


Gli abitanti della Valpantena hanno discusso per decenni su come risolvere il problema del traffico in vallata, ma la lunga gestazione dei lavori per il prolungamento della SP6 sono partiti solo a novembre 2016. Per un magazine come Pantheon che ha iniziato raccontando di queste zone, uno dei cambiamenti più evidenti di questi 10 anni è proprio il cantiere nei pressi del mangimificio Veronesi. Ma la vita di un territorio germoglia nella sua capacità critica, e anche se il dibattito SP6 sembra sopito, basta entrare in uno dei bar di Quinto di Valpantena per sentire subito risposte contrastanti: «Sarà un cambiamento epocale» dice un cliente, ma non occorre nemmeno ripetersi che l’amico poco distante gli fa subito eco, «Occorrerà attivare anche il secondo stralcio, altrimenti l’opera sarà di fatto senza un pezzo, quello più importante che collega alla Tangenziale Est». Pareri confermati anche dal Comitato per la Viabilità della Valpantena: «Dopo alcune decine di incontri, assemblee pubbliche e conferenze stampa che abbiamo organizzato e promosso tra il 2003 e il 2013 – ha detto Marco Pasquotti, presidente del Comitato – finalmente assistiamo ai lavori di realizzazione del prolungamento della SP6. L’opera è assolutamente necessaria visto che i volumi di traffico arrivano a 1.200 veicoli/ora nelle ore di punta. Peccato che, per il momento, sia stato finanziato solo il primo tratto del tracciato e rimarrà poi da realizzare il secondo tratto. Si tratta di un’opera che consentirà di risolvere l’imbuto viabilistico attuale, e darà maggiore serenità a chi si sposta per lavoro in Valpantena o chi raggiunge la Lessinia nel weekend». Con il 2018 le risposte sono sempre più vicine perché, stando al programma lavori presentato all’avvio del cantiere, l’inaugurazione del nuovo tratto dovrebbe avvenire alla fine di quest’anno.
SANTA MARTA: RIQUALIFICAZIONE PER UN POLO CULTURALE DIFFUSO


Colpisce senza dubbio il grande lavoro fatto in questi 10 anni, che grazie alla condivisione di intenti dell’università di Verona, ha ridisegnato completamente i contorni del complesso di Santa Marta in un nuovo polo culturale che non ospita solo biblioteche e aule universitarie ma anche spazi che si potrebbero definire di cultura condivisa. Delle cinque storie che vi abbiamo proposto in queste pagine, è forse questa quella in cui si percepisce in modo più coinvolgente come il trascorrere del tempo sia diventato un valore aggiunto, una spinta che permette non solo di vedere com’era questo posto negli anni scorsi, ma anche di intuirne potenzialità e dinamiche protratte verso il futuro. Un esempio su tutti è la biblioteca, con i suoi due chilometri e mezzo di scaffali, 200.000 pubblicazioni, quasi 350 posti a sedere e una location architettonica da lasciare senza fiato, con il suo stile urban che unisce la linea possente e austera di queste mura con la spinta moderna dello spazio che ospita. Per tuffarsi nel viaggio temporale del quale l’area di Santa Marta è stata ed è assoluta protagonista, anche la mostra Santa Marta. Storie e percorsi in mostra ideata da Maria Luisa Ferrari. Un percorso espositivo all’interno del quale è possibile rivivere il recupero edilizio di questo sito, le sue nuove funzioni in connessione con l’affascinante storia della Provianda di Santa Marta, dove un tempo si producevano pane e gallette. Anche per questo abbiamo inserito Santa Marta in questo ideologico percorso dei 10 anni, perché qui non è solo l’università che si racconta, ma anche la città intera.
L’OSPEDALE DELLA DONNA E DEL BAMBINO: SANITÀ VERONESE ALL’AVANGUARDIA


Correva l’anno 2013 quando la vecchia Maternità di Borgo Trento, ultimata nel 1970, veniva completamente rasa al suolo per dare avvio ai lavori di costruzione dell’innovativo Ospedale della Donna e del Bambino. Realizzata a fianco del “Polo Chirurgico Confortini”, la struttura materno-infantile, prima nel suo genere in Veneto, risponde alle nuove esigenze della medicina moderna. Con i suoi 260 posti letto la struttura occupa una superficie di 27mila metri quadrati ed è distribuita su due edifici: un blocco di 8 piani per le degenze e una palazzina di 3 piani per gli ambulatori e le attività diurne, collegati tra loro da una piastra a due livelli che ospita le attività di Pronto soccorso pediatrico e ostetrico-ginecologico e di assistenza intensiva. All’interno si riuniscono tutti i reparti dal materno-infantile precedentemente distribuiti tra Borgo Trento e Borgo Roma, dai ricoveri alle cure intensive, day hospital, sale parto e operatorie, ambulatori, spazi di ricerca e didattica per tutte le specialità mediche e chirurgiche di area pediatrica e dell’intera sfera femminile. L’opera, fortemente voluta dalla Regione del Veneto è stata realizzata con un appalto aggiudicato nel 2012, (in cui rientra la realizzazione del «Blocco Nord» al Policlinico di Borgo Roma): in tutto l’investimento per le due nuove maxi-strutture ospedaliere ammonta a oltre 117 milioni di euro, di cui 33 a carico dell’azienda ospedaliera, 20 della Fondazione Cariverona, e 57 di privati in project financing.
FIERAGRICOLA VERONA: LA RIVOLUZIONE 4.0 DEL SETTORE PRIMARIO


Nata nel 1898, Fieragricola festeggia quest’anno 120 anni di storia con l’edizione numero 113. La rassegna internazionale biennale andata in scena alla fiera di Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio ha saputo stupire anche quest’anno con una formula rivolta a tutte le specializzazioni del settore agricolo che nell’ultimo decennio, assicurano gli organizzatori ha segnato una rivoluzione nei campi e sul mercato. Dieci padiglioni occupati, oltre 1.000 espositori, una superficie netta di 57mila metri quadrati (+4,4% sull’edizione precedente), un’area demo esterna di 7.500 metri quadrati allestita per gli Special Show, 980 animali (+63,3%), delegazioni commerciali provenienti da 33 Paesi esteri e tre concorsi sulle razze bovine, più di 120 convegni seguiti da corsi di abilitazione professionale. «Da sempre Fieragricola rappresenta un momento di confronto e di aggiornamento sui grandi temi politico-economici e su quelli tecnico-scientifici – ha spiegato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese – nella logica di dare valore aggiunto e far emergere le caratteristiche di innovazione, competitività e capacità di valorizzazione delle produzioni primarie. Qualità che, unite alla sostenibilità, sono gli elementi imprescindibili per affrontare la grande sfida della crescita demografica che nel 2050 porterà a quota 9 miliardi gli abitanti del pianeta Terra».
A confermare la rivoluzione del settore, lo studio effettuato da Fieragricola-Nomisma sul tema “Agricoltura 2007-2017: cosa è cambiato?” che mostra come il primario rispetto ad altri settori abbia reagito per primo alla recessione cercando di irrobustirsi e innovarsi. «Siamo a metà del guado – ha dichiarato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani – più strutturati ma ancora non abbastanza rispetto ai competitor, più professionali ma in attesa del grande passo digitale e in parziale ripresa sul fronte delle nuove trattrici, più giovani in un comparto ancora tradizionalmente dominato da conduttori in età avanzata. Fieragricola ha analizzato l’ultimo decennio per capire come procedere verso il definitivo salto di qualità incentrando la rassegna sul tema della nuova Pac e dell’agricoltura 4.0».
PIAZZA CORRUBBIO: IL LENTO CAMBIAMENTO


Ci sono tante altre zone di Verona che sono state rivalutate, sistemate o anche solamente ridisegnate, ma Piazza Corrubbio ha subito una metamorfosi che ne ha toccato il profondo.
Il cantiere per la realizzazione del discusso parcheggio e per la valorizzazione, esteticamente riuscita, dell’area pedonale, ha segnato gli ultimi dieci anni non solo della Piazza, ma di tutto il quartiere di San Zeno. Un cambiamento che ha portato con sé critiche e accesi dibattiti che anche oggi, a lavori conclusi, non smette di alimentare il confronto. Una riqualificazione che ha dato un nuovo volto a Piazza Corrubbio, dipingendola con i contorni di un luogo più moderno, vivibile e accogliente. Eppure chiacchierando con qualche abitante e con gli esercenti che qui affacciano i loro locali, c’è ancora del risentimento per decisioni che secondo alcuni sono state prese senza coinvolgere adeguatamente il quartiere del “Papà del gnoco”. Voci che rappresentano una lettura della travagliata vicenda che noi tutti, veronesi più o meno vicini al quartiere, abbiamo interpretato sposando una delle due visioni contrapposte. Per questo motivo ci sembrano più affidabili le parole di Mr. Schigiel, americano appassionato d’auto che lo scorso maggio ha visto per la prima volta nella vita Piazza Corrubbio transitando con la sua Cisitalia 202 Cabriolet del 1952 durante una manifestazione di auto d’epoca: «Really welcoming! [veramente accogliente!]» che forse è una vittoria sia dell’architettura che, soprattutto, di tutti i sanzenati.
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