Sindacati in agitazione per i servizi sociali dell’Est Veronese

Redazione

| 29/10/2025
Preoccupa la forma giuridica di tipo “economico” della nuova Ats 27. FP Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Verona sono stati convocati in prefettura lunedì mattina per valutare ulteriori azioni.

Proclamato lo stato di agitazione da parte dei sindacati dei dipendenti pubblici per il personale dei servizi sociali dell’ATS 27 dell’Est Veronese. I sindacati FP Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl sono preoccupati per la forma giuridica scelta per i nuovi Ambiti Territoriali Sociali che devono gestire i servizi nei territori di competenza. I 27 sindaci di questa zona della provincia di Verona sono infatti orientati verso l’azienda speciale consortile di tipo economico.

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Il comunicato dei sindacati

L’istituzione del nuovo Ambito Territoriale Sociale ATS VEN-27 – Est Veronese, riconosciuto dalla Regione Veneto con la DGR 284/2025, segna un passaggio cruciale per il futuro dei servizi sociali pubblici nel territorio. Ma dietro le parole “riorganizzazione” e “efficienza” si nasconde un rischio concreto: la privatizzazione strisciante di un servizio pubblico essenziale, con gravi conseguenze non solo per gli operatori ma anche per i cittadini più fragili.

Le linee guida ministeriali del 24 giugno 2025 tracciano con chiarezza la strada da seguire: gli Ambiti Territoriali Sociali devono essere costituiti in forma non economica, per garantire la piena attuazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali (LEPS) e assicurare che i servizi restino pubblici, trasparenti e accessibili a tutti.

Eppure, nel territorio dell’Est Veronese, l’orientamento che sta emergendo è opposto: si sta spingendo verso la creazione di un’Azienda Speciale Consortile a scopo economico, una forma che introduce logiche di mercato nella gestione dei servizi sociali, dove il profitto rischia di contare più delle persone.

Un modello “economico” che penalizza cittadini e lavoratori

La trasformazione in azienda economica comporterebbe la perdita dello status di dipendente pubblico per molti operatori sociali, con conseguente riduzione delle tutele contrattuali, della stabilità occupazionale e dei diritti sindacali.

Ma gli effetti negativi non si fermerebbero ai lavoratori:

  • i cittadini-utenti potrebbero subire una riduzione della qualità e dell’universalità dei servizi;
  • le assunzioni rischierebbero di avvenire fuori dalle regole di trasparenza del pubblico impiego, senza concorsi e con logiche discrezionali.

Un’anomalia nell’intera provincia

L’Est veronese sarebbe l’unico territorio della provincia a scegliere la forma economica. Tutti gli altri Ambiti Territoriali Sociali (Legnago, Sona, Verona) hanno optato per modelli pubblici non economici — come consorzi o aziende speciali a scopo non economico — proprio per garantire trasparenza, controllo pubblico e stabilità del personale.

FP CGIL Verona – CISL FP Verona – UIL FPL Verona

Le scriventi Organizzazioni sindacali ritengono che la scelta della forma giuridica dell’Azienda Speciale Consortile economica porti con sé innumerevoli criticità:

  • Rischio di privatizzazione dei servizi sociali (l’art. 115 TUEL prevede la possibilità di trasformare tali aziende in Società di Capitali con un evidente rischio di assoggettamento alle sole regole di mercato), con conseguente indebolimento della natura pubblica e sociale delle prestazioni, a favore di logiche di mercato e profitto, in contrasto con la tutela dei diritti dei cittadini più fragili e della qualità dei servizi erogati;
  • Perdita dello status di dipendente pubblico per il personale coinvolto, con la possibile adozione di contratti di lavoro privati e la riduzione delle garanzie contrattuali, sindacali e previdenziali, generando insicurezza e malcontento tra gli operatori sociali;
  • Contrasto con le linee guida ministeriali e la normativa nazionale, che indicano la forma non economica come preferibile per la gestione dei servizi sociali pubblici;
  • Mancanza di trasparenza e partecipazione nelle decisioni, sia verso il personale che verso la cittadinanza e le associazioni del territorio, con un indebolimento del controllo democratico sulle scelte che incidono direttamente sulla vita delle persone e delle comunità locali;
  • Rischio di peggioramento della qualità dei servizi e aumento dei costi gestionali, senza reali benefici per la comunità e con il pericolo di creare nuovi incarichi politici o gestionali a scapito delle risorse destinate ai servizi e alle persone più bisognose;
  • Azzeramento della mobilità del personale all’interno della provincia di Verona, con conseguente peggioramento delle condizioni dei lavoratori dell’ATS Ven-27 rispetto agli altri ATS provinciali.

Alla luce di quanto sopra, essendo rimaste inascoltate le richieste e le sollecitazioni, le Organizzazioni sindacali FP CGIL Verona, CISL FP Verona e UIL FPL Verona proclamano lo stato di agitazione del personale dei servizi sociali dell’ATS Ven-27 – Est Veronese e chiedono l’attivazione immediata delle procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla normativa vigente, riservandosi ogni ulteriore iniziativa a tutela dei diritti e delle condizioni di lavoro del personale rappresentato.

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