Lessinia, lupo sotto osservazione dopo il declassamento

Redazione

| 31/07/2025
Istituzioni, sindaci e associazioni riuniti a Bosco Chiesanuova per affrontare l’emergenza predazioni. Dopo il declassamento del lupo da parte dell’UE, si chiede all’Italia di recepire presto la direttiva. Priorità a rimborsi più rapidi, monitoraggio sul territorio e misure concrete per tutelare gli allevatori.

Il tema della convivenza tra il lupo e le attività economiche in montagna torna al centro del dibattito istituzionale in Lessinia. Lo scorso 28 luglio, nella sede del Parco Naturale Regionale della Lessinia a Bosco Chiesanuova, si è tenuto un incontro tra l’assessore regionale Cristiano Corazzari, i consiglieri regionali, le amministrazioni locali e le principali associazioni di categoria per fare il punto sulla presenza del lupo, alla luce della recente modifica alla Direttiva Habitat approvata il 5 giugno dal Consiglio europeo, che ha declassato la protezione del lupo da “rigorosamente protetto” a “protetto”.

«Anche se oggi se ne parla meno, la questione del lupo resta molto critica in Lessinia, dove le predazioni sono ormai quotidiane», ha dichiarato il presidente del Parco, Massimo Sauro, in apertura dei lavori. «È quindi fondamentale chiarire di chi sono le competenze e come possiamo supportare le aziende locali, sempre più in difficoltà».

I numeri confermano l’urgenza del problema: secondo i dati regionali, nel solo 2025 nel Parco della Lessinia si sono verificati 21 eventi attribuiti al lupo con 24 bovini predati. Complessivamente, in provincia di Verona si contano 69 attacchi con 77 bovini uccisi, su un territorio regionale dove la presenza del lupo interessa ormai il 37%.

Il consigliere regionale Alberto Bozza (Forza Italia) ha ribadito le proposte già avanzate nei mesi scorsi: «Serve accelerare i tempi e le procedure dei rimborsi dei capi predati per gli allevatori e aggiornare il prezzario prevedendo anche rimborsi per i danni indiretti. E va istituito un tavolo di coordinamento con le associazioni di categoria degli allevatori e degli agricoltori, le associazioni venatorie, le polizie provinciali per condividere le scelte e accorciare l’iter decisionale».

Bozza ha poi ricordato il contenuto della mozione presentata in Consiglio: «Formare figure professionali da abilitare all’attività di controllo del lupo, per realizzare interventi di condizionamento avversivo e di rimozione; realizzare un piano di monitoraggio da far partire in via sperimentale in Lessinia, quindi una vera e propria mappatura dei branchi attraverso la telemetria satellitare». E ha aggiunto: «Deve anche cambiare la mentalità all’interno dei ministeri. Oggi c’è un Governo che politicamente vuole realmente aiutare gli allevatori e la montagna, ma all’interno della parte tecnica c’è ancora una forte resistenza ideologica».

Il pressing sulla burocrazia è stato al centro anche delle proposte avanzate da Sauro: «Il Parco chiederà alla Regione di essere preso in considerazione come Ente per liquidare i rimborsi economici a seguito delle predazioni all’interno del Parco e del relativo eventuale smaltimento delle carcasse».

L’assessore Corazzari ha evidenziato il significato della nuova normativa: «Con il declassamento si chiede di intervenire su una specie che, se non gestita, porta danno alle attività umane, pericolo per le persone e danni economici enormi. Il rischio è l’abbandono della montagna, lo spopolamento, e la perdita di attività tradizionali fondamentali per la biodiversità e la gestione ambientale del territorio».

Tra gli interventi, il consigliere Valdegamberi ha richiamato le esperienze estere: «Il problema è che l’Italia, quando recepisce le direttive, vi aggiunge una serie di vincoli che finiscono per renderle inapplicabili». Filippo Rigo ha sottolineato come «il tema del lupo stia esasperando allevatori e amministratori locali».

«Dobbiamo scongiurare lo spopolamento della montagna – ha concluso Bozza – ed evitare che passi lo sconforto in chi lì lavora e produce. Sarebbe una sconfitta politica e sociale per tutti. Dobbiamo mettere in campo tutte le soluzioni possibili, con pragmatismo e senza scadere nel facile populismo».

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