Isola Rizza, Calò: «La storia non va mai cancellata, è ciò che ci insegna chi siamo oggi»
Redazione
Prosegue su Radio Adige TV la rubrica “Tutti Amici – Uno di noi”, dedicata ai sindaci del territorio. Ospite della puntata è stata Vittoria Calò, sindaca di Isola Rizza, che ha raccontato un comune della Bassa veronese fortemente legato alle sue radici agricole, alle tradizioni e a una storia ricca di curiosità e simboli identitari, come lo stemma con la scrofa e il celebre “tesoretto” longobardo.
Sindaca Calò, partiamo da Isola Rizza. Che realtà è?
Isola Rizza è un paese di circa tremila abitanti della Bassa veronese, prevalentemente agricolo. È un territorio dove si mangia molto bene e dove il settore primario, quindi agricoltura e allevamento, è ancora oggi fondamentale.
Parliamo allora di eventi e tradizioni.
Abbiamo due appuntamenti principali. Il primo è la Festa della costata, dal 4 all’8 giugno, dove protagonista è la carne di qualità, molto conosciuta e promossa anche da Coldiretti. È un’occasione importante per valorizzare i prodotti del territorio. Il secondo è la sagra di settembre, la terza domenica del mese, dedicata alla Madonna Addolorata. In questa occasione si degustano prodotti tipici legati al maiale: risotto, carne lessa, gambetti e ossi. È una festa che fa respirare davvero l’atmosfera della tradizione.
Lo stemma del paese racconta una storia particolare.
Sì, nello stemma è rappresentata una scrofa, simbolo molto importante. Fino al 1872 il paese si chiamava Isola Porcarizza: all’epoca era un pregio perché l’allevamento dei maiali era sinonimo di ricchezza e benessere. Poi, con il cambiamento culturale, il nome venne considerato poco adeguato e il consiglio comunale chiese al re Vittorio Emanuele di modificarlo. Con un regio decreto del 23 giugno 1872 nacque il nome attuale Isola Rizza.
Se dovessimo visitare Isola Rizza, qual è il luogo simbolo?
Sicuramente Villa Polettini, oggi sede municipale. È una villa del Cinquecento tutelata dalla Sovrintendenza, con affreschi e ambienti storici. Al primo piano c’è la sala consiliare, dove celebriamo anche i matrimoni: è decorata con opere legate alla tradizione veneziana e con una tempera murale del 1879 chiamata “la finta malata”, ispirata alla commedia goldoniana. È un luogo molto suggestivo e simbolico.
Un altro elemento importante è il cosiddetto “tesoretto”.
Sì, è un reperto longobardo del IV-V secolo, probabilmente legato alla regina Rosmunda. Fu ritrovato nelle campagne nel 1872 da un contadino che inizialmente lo utilizzò addirittura come abbeveratoio per gli animali. Oggi l’originale è conservato al Museo di Castelvecchio a Verona. Come amministrazione abbiamo voluto valorizzarlo: non potendo riportare l’originale per questioni assicurative, abbiamo realizzato una riproduzione fedele, oggi esposta all’ingresso del municipio. È un simbolo identitario importante per tutta la comunità.
Anche le tradizioni continuano a vivere nel presente.
Sì, per esempio abbiamo ripristinato il suono delle campane alla nascita di ogni bambino, con il consenso delle famiglie. È un gesto semplice ma molto sentito: i bambini della scuola dell’infanzia, quando sentono le campane, sanno che è nato un nuovo cittadino. È un modo per rafforzare il senso di comunità.
Un ricordo personale legato a Radio Adige?
Ricordo mia mamma che lavorava a domicilio e ascoltava Radio Adige. Io la aiutavo e la radio ci faceva compagnia, rendendo il lavoro più leggero. Era una presenza importante, non solo di informazione ma anche di vicinanza alle persone.
Un invito finale?
Vi aspetto a Isola Rizza: ci sono tante cose da vedere e da raccontare, un territorio piccolo ma ricco di storia e tradizione.
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