«Eri speciale» la lettera aperta del sindaco Dall’Oca per Giovanni Arduini

Redazione

| 30/07/2025
Il sindaco di Villafranca di Verona Roberto Dall’Oca scrive una lettera a Giovanni e ai giovani, dopo il tragico incidente stradale che ha spezzato la vita del 18enne.

Lo conosceva di persona, era figlio del suo assessore Francesco Arduini. Il sindaco di Villafranca di Verona Roberto Dall’Oca si rivolge con una lettera aperta direttamente a Giovanni Arduini e ai giovani in generale, perché la sua vita spezzata resti nella memoria di tutti e porti «più attenzione, più responsabilità, più consapevolezza del pericolo».

Il 18enne è morto in un incidente stradale lo scorso sabato nella zona di Santa Lucia ai Monti, Valeggio sul Mincio. La sua giovane vita si è spezzata in seguito allo scontro con un’auto mentre era in sella alla sua moto 125. Tantissima gente, martedì mattina, ha affollato il Duomo di Villafranca per il funerale del ragazzo.

Riportiamo di seguito la lettera del sindaco Dall’Oca.

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La “Lettera a Giovanni… e ai giovani” del sindaco Dall’Oca

«Ciao Giovy, questo è il discorso che mai avrei voluto fare.

Perché ti ho visto crescere, perché con i tuoi genitori eri argomento del giorno e perché nel tuo percorso di crescita ti sei incrociato più volte con mia figlia.

Insieme abbiamo sciato, cenato, ti ho seguito nel tennis, abbiamo vissuto insieme momenti di gioia, di spensieratezza, di crescita.

Ecco per tutto questo e tanto altro non riesco a vivere questo momento con distacco.

La prima cosa che mi è venuta in mente quando mi hanno chiesto cosa pensassi della tua scomparsa è stata: era speciale.

Lo riconfermo: eri speciale.

Sempre solare, educato, mai invadente.

Sapevi unire, mai dividere.

Con il tuo modo di fare sornione, con quella faccia furba e quel sorriso sincero, ti facevi voler bene da chiunque.

Non importava se il tavolo fosse composto da coetanei, da cinquantenni o da ottantenni: tu entravi sempre nel cuore delle persone.

Rispettoso e sensibile con i più piccoli, curioso e attento con i più grandi.

Ci siamo incrociati in centro poco tempo fa. La tua voce, ormai cambiata con la crescita, mi ha salutato con un: “Ciao, sindaco!”

E io ho sorriso, ricordando il bambino che eri.

Avresti potuto chiamarmi per nome, ma ti piaceva sottolineare quel ruolo, forse per affetto, forse per una leggera ironia… e ora ti confesso che per un attimo ho pensato: “Questo mi sta prendendo in giro.”

E la cosa più bella è che ti adoravo anche per questo: per la tua sottile ironia, mai fuori luogo, sempre garbata.

I tuoi familiari, nel necrologio, hanno scritto una frase bellissima:

“Signore, non ti chiediamo perché ce lo hai tolto, ma ti ringraziamo per il tempo che ce lo hai donato”.

È tutto vero. Ma, Signore, permettici anche di dire che nessuno si sarebbe arrabbiato se ci avessi concesso un po’ più di tempo con lui.

E allora eccoci qui con i nostri “perché? ”:

Perché proprio quel giorno? Perché proprio in quel momento?

Perché lui?

Perché non é passato cinque secondi prima, o cinque secondi dopo?

Tanti perché, che non avranno mai una risposta.

E proprio per questo, prima di salutare Giovanni e affinché la perdita di Giovanni non sia vana, lasciatemi parlare a voi, care ragazze e ragazzi, a nome di tutti noi adulti.

Vi parlo da genitore, non solo da sindaco. Vi parlo con il cuore in mano.

Vi ho visti alla camera ardente. Vi ho visto piangere, profondamente provati.

E mi ha fatto male, alla vostra età non si dovrebbero vivere dolori così grandi.

Sapete, ogni volta che uscite di casa, a noi genitori si stringe il cuore.

Non perché non ci fidiamo di voi, ma perché là fuori esiste l’imprevedibile, l’imponderabile.

E allora, se oggi vi chiedo – se vi chiediamo – più attenzione, più responsabilità, più consapevolezza del pericolo, è perché non vogliamo più vedere il dolore di Erica e Francesco su altri genitori, in voi riponiamo tutte le nostre speranze, siete il senso dei nostri sacrifici, siete il nostro investimento in un mondo migliore, siete il nostro futuro.

Vi prego, non permettete che la morte di Giovanni sia stata vana.

Ogni volta che uscirete, pensate a lui.

Pensate al dolore dei suoi genitori , al dolore che avete provato, che abbiamo provato. Pensate a chi vi ama, a chi vuole sognare con voi, a chi tutti i giorni fa il tifo per voi.

E soprattutto, fate in modo che nessuno debba più chiedersi… perché?

Caro Giovy, amico mio, fai buon viaggio. che la terra ti sia lieve.

E ti raccomando sorridi alla morte come hai sorriso alla vita, vedi, può sembrare che la morte abbia vinto ma in realtà ha perso perché il tuo ricordo, il tuo sorriso rimarranno per sempre indelebili nel nostro cuore.

Ciao Giovy»

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