Ca’ del Bue, lo stop al “gemello” di Marghera riapre la discussione
Redazione
La bocciatura, il 25 giugno, del maxi-inceneritore per fanghi proposto da Eni Rewind a Porto Marghera riaccende la discussione sul futuro di Ca’ del Bue, l’impianto che AGSM AIM vorrebbe realizzare alle porte di Verona.
Per quanto riguarda Porto Marghera, la decisione è stata presa dal Comitato VIA veneto e ratificata dalla conferenza dei servizi perché «non sono state acclarate tutte le garanzie di irrilevanza dell’impatto ambientale e sanitario», in particolare sulla degradazione dei Pfas.
«Dobbiamo registrare una notizia molto bella perché la Regione ha fermato l’impianto di Marghera, che è speculare al nostro. Speriamo che il comitato regionale rifletta anche su Ca’ del Bue: l’impatto sulla salute dei cittadini sarebbe davvero grave», avverte il sindaco di San Giovanni Lupatoto, Attilio Gastaldello, ai microfoni di Verona Network.
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Non è solo l’hinterland a chiedere prudenza. Già il 30 dicembre 2024 il Comune di Verona, proprietario al 51% della multi-utility, nelle sue osservazioni alla VIA aveva sollecitato la Regione a «richiedere all’Istituto Superiore di Sanità un parere sulla Valutazione di Impatto Sanitario» e dati completi sui Pfas presenti nei fanghi. Quelle stesse criticità – oggi rivelatesi decisive per Marghera – rischiano ora di pesare come un macigno sul dossier veronese.
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Sul sito di Ca’ del Bue, intanto, il biodigestore che trasforma la frazione organica dei rifiuti in biometano procede verso il collaudo dopo che il Consiglio di Stato, il 29 gennaio 2025, ha respinto il ricorso di San Giovanni Lupatoto, autorizzando l’avvio a pieno regime da questo autunno. Tutt’altra storia per l’inceneritore di fanghi: l’iter autorizzativo resta aperto e, dopo il precedente di Marghera, appare tutto in salita.
Per Gastaldello, «la Regione ha ora l’occasione di applicare lo stesso principio di precauzione anche a Verona».
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