Aperte le iscrizioni per il Corso sull’Affido a Bussolengo
Redazione
C’è un bisogno che riguarda da vicino le comunità, anche quando resta poco visibile: offrire a bambini e ragazzi che attraversano un tempo di fragilità familiare la possibilità di trovare, per un tratto della loro vita, una casa capace di accoglierli, accompagnarli e sostenerli. È da qui che nasce il nuovo Corso Affido promosso dal CASF di Bussolengo – Centro per l’Affido e la Solidarietà Familiare dell’Ulss 9 Scaligera (sede in via Ospedale 28), servizio del Distretto 4 con un team composto da una psicologa, un’assistente sociale e un’educatrice.
Un percorso pensato per coppie, single e famiglie con figli interessati a comprendere più a fondo che cosa significhi, concretamente, aprirsi all’esperienza dell’affido. Nei trentasette Comuni dell’Ovest veronese i dati 2025 parlano di 86 affidi attivi, di cui 75 residenziali e 11 diurni: un dato che racconta quanto questo strumento sia già oggi una risposta concreta, ma anche quanto resti fondamentale allargare la rete delle disponibilità.
Il corso si articolerà in tre incontri serali, in programma martedì 5, 12 e 19 maggio, dalle 18 alle 20, in una sede della zona di Bussolengo che sarà definita in base al numero dei partecipanti. Tra i temi affrontati: la cornice legislativa dell’affido, le diverse forme di accoglienza e solidarietà familiare, il ruolo della famiglia affidataria, quello dei servizi e la relazione con il bambino o ragazzo e con la sua famiglia d’origine. Nel corso degli incontri sarà dato spazio anche alle testimonianze portate dalle associazioni che collaborano al progetto sul territorio veronese: Famiglie per l’accoglienza, Movimento per l’affido e l’adozione, Amici Papa Giovanni XXIII e Una famiglia in più. Le iscrizioni si effettuano inviando una mail a genitorialita@aulss9.veneto.it entro il 21 aprile, indicando nome, cognome e recapito telefonico. Per informazioni è possibile contattare il numero 045.6712116
L’affido familiare è uno strumento temporaneo di tutela previsto dalla normativa, che viene attivato quando un minore vive una situazione di rischio di pregiudizio o pregiudizio e, su disposizione dell’autorità giudiziaria oppure con il consenso della famiglia d’origine, ha bisogno di essere accolto per un periodo in un altro contesto familiare. L’obiettivo non è spezzare i legami, ma proteggere il bambino o il ragazzo e, nello stesso tempo, lavorare perché la famiglia d’origine possa essere sostenuta e, quando ve ne siano le condizioni, tornare a esercitare pienamente il proprio ruolo. Proprio questa dimensione temporanea e di accompagnamento rappresenta uno degli aspetti più delicati e meno conosciuti dell’affido.
Non esiste una “famiglia tipo” dell’affido. Possono avvicinarsi a questo percorso coppie sposate o conviventi, persone single, nuclei con figli piccoli o già grandi. Ciò che conta è la disponibilità ad accogliere, la consapevolezza del percorso e la capacità di stare dentro una relazione che coinvolge non solo il minore, ma anche i servizi e, salvo i casi più gravi, la famiglia d’origine. Per questo il corso non è un semplice momento informativo, ma il primo passaggio di un cammino più strutturato: dopo i tre incontri, chi desidera proseguire affronta colloqui individuali e una visita domiciliare, prima di essere inserito in un percorso che potrà portare a un futuro abbinamento.
Un altro elemento caratterizzante riguarda le forme stesse dell’affido. Non c’è solo quello residenziale, in cui il minore vive anche la notte con la famiglia affidataria, ma anche l’affido diurno, che può prevedere l’accoglienza in alcune fasce della giornata o in determinati giorni della settimana, ad esempio nel tempo dopo la scuola, per i compiti, i pasti e la quotidianità educativa. È una flessibilità che consente di costruire progetti su misura, calibrati sui bisogni del minore e sulle possibilità delle famiglie coinvolte. Alle famiglie affidatarie è riconosciuto un contributo economico mensile esente da tasse, indicato per il 2026 in 620 euro per l’affido residenziale e in 310 euro per quello diurno, come rimborso a supporto del mantenimento del minore.
Katia Tinazzi, referente Servizio Tutela Minori e Consultori Familiari: «Aprire la propria casa all’affido non significa avere risposte pronte, ma scegliere di mettersi in ascolto di una storia e di un bisogno reale. È un gesto che chiede equilibrio, concretezza e fiducia nel lavoro di rete, ma che può generare per un bambino o un ragazzo uno spazio decisivo di crescita, continuità e serenità».
La storia di Emma ed Ezio, super famiglia affidataria di Negrar
Emma Ferrari ed Ezio Scandola, coppia di San Peretto di Negrar, che da quasi vent’anni ha scelto di aprire la propria casa a bambini e ragazzi in difficoltà. Sposati dal 1985, Emma ed Ezio hanno accarezzato l’idea dell’affido già quando il loro bimbo, Lucio, aveva appena pochi mesi. L’impegno ha preso poi forma durante l’adolescenza del figlio, dando avvio a un’esperienza che li ha portati ad accogliere nel tempo sei minori, inclusa una mamma con una bimba piccola, tra affidi residenziali e diurni.
Bambini e ragazzi di età diverse, con cui hanno costruito legami che non si sono interrotti con la fine dell’affido, trasformandosi in presenze affettive stabili, quasi familiari. Oggi, ormai in pensione, la coppia continua nel suo impegno con l’accoglienza di due sorelle: «Non c’è la pretesa di cambiare la vita dei bambini ma di accoglierli per quello che sono, senza giudicare le loro famiglie. Sul passato non possiamo intervenire, sul futuro non tutto dipende da noi, ma sul presente possiamo fare molto».
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