Verona “dimenticata” in Veneto? Cosa ne pensano i nostri politici
di Alessandro Bonfante
C’è chi la definisce «periferia dell’impero» e chi, invece, invita i veronesi a smettere di sentirsi ai margini: il tema di una Verona defilata rispetto ai centri di potere regionali è un luogo comune oppure no? Ne abbiamo parlato con gli ospiti del format di Verona Network “Un quarto d’ora con…“. Alcune delle risposte sono nette, altre offrono interessanti spunti di riflessione.
Venti voci di politici veronesi – dal Parlamento europeo alla Regione, passando per i palazzi romani – ragionano sul presunto “strabismo” della politica veneta a favore del “PA-TRE-VE”, il triangolo Venezia-Padova-Treviso. Ne esce un coro tutt’altro che unanime: tra chi grida al declassamento scaligero e chi, al contrario, parla di luogo comune destinato a svanire se Verona saprà “fare squadra”.
Insomma, Verona è davvero così lontana da Venezia, da poter essere addirittura “staccata” dal territorio regionale e lontana dal centro del “potere” in laguna, come suggerisce l’immagine di copertina, generata con intelligenza artificiale? Vediamo cosa dicono i nostri rappresentanti.
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Forza Italia accusa Zaia
La posizione critica di Forza Italia rispetto alla giunta Zaia non è una novità, nonostante il partito oggi guidato da Flavio Tosi in Veneto sia teoricamente alleato della Lega sia a Roma, sia in vista delle prossime elezioni regionali. L’europarlamentare ed ex sindaco di Verona ai microfoni di “Un quarto d’ora con…” ha definito «una monarchia più che un’epoca» quella di Zaia in Veneto: «È così da molti anni: il Pa-Tre-Ve e quindi il Veneto orientale che gioca un’altra partita rispetto a noi, perché noi siamo considerati periferia dell’impero e Zaia ha considerato noi molto periferia dell’impero».
Tosi critica una maggiore attenzione al sistema aeroportuale Venezia-Treviso rispetto al polo scaligero: «Su Treviso e Venezia sono arrivati centinaia di milioni di denaro pubblico. L’unico cantiere che c’è a Verona lo pagano i soci dell’aeroporto. Quindi ce lo paghiamo noi con i soldi nostri».
E poi il traforo delle Torricelle: «La Regione Veneto ha dato recentemente alla città di Jesolo, per un’opera importante che è la circonvallazione, 50 milioni di euro, e a noi città di Verona, la più grande del Veneto, con il PIL più alto, che paga più tasse di tutti, per il traforo delle Torricelle non ci hanno neanche mai preso in considerazione». Netto il bilancio quindi sull’epoca Zaia: «Finisce finalmente un momento storico nel quale la nostra parte di territorio è stata assolutamente trascurata da Venezia».

Sulla stessa linea i colleghi di partito di Tosi. Per il consigliere regionale Alberto Bozza «la nostra provincia merita di contare di più nella prossima legislatura», mentre la deputata Paola Boscaini parla della sua esperienza da sindaca di Bussolengo: «Zaia rispondeva, ma poi non concretizzava: l’ospedale di Bussolengo chiuso durante la mia campagna elettorale ne è la prova. Altri territori, Treviso in testa, hanno visto investimenti che qui mancano. Spero le cose cambino».
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Voci dalle minoranze
Dall’opposizione a Zaia c’è un sentimento simile. Anche secondo la consigliera regionale del PD Anna Maria Bigon le disparità sono reali: «Più discariche, meno investimenti sul lago di Garda, collegamento ferrovia-aeroporto ancora fermo, minori risorse per bonificare PFAS. Quindi insomma le diversità ci sono e i mancati investimenti nella nostra zona si vedono. Le battaglie che sto facendo sono anche queste, però dovrebbero farle anche dalla maggioranza».

Il lago di Garda è un tema caro anche alla senatrice dei Verdi Aurora Floridia (iscritta al gruppo Autonomie con i Verdi-Alto Adige/Südtirol): «È fondamentale ragionare per aree, non per comuni isolati. Il lago di Garda ha problemi evidenti, sollevati dagli stessi sindaci». Floridia però si sposta anche sul piano nazionale: «Un esempio: tutti i 98 comuni veronesi hanno firmato una lettera per chiedere più forze dell’ordine contro le mafie. Ma Piantedosi, che a dicembre aveva promesso 139 unità, ne ha inviate solo due, a fronte di 15 licenziamenti. Serve coerenza, non solo promesse».
Manca un presidente di Regione veronese da 45 anni
Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi è stato eletto il Lista Zaia, oggi siede nel gruppo Misto ed è noto per essere un “libero pensatore”, senza peli sulla lingua: «Verona è crocevia naturale fra Veneto, Lombardia e Trentino: la centralità è nei fatti. Bisogna riconoscerla anche amministrativamente e valorizzarla con infrastrutture e logistica».
Come tutti i colleghi auspica la possibilità di un nuovo presidente di Regione veronese: dopo il primo, Angelo Tomelleri negli anni ’70, non ce ne sono più stati. «Sarebbe ora!» dice Valdegamberi, «Mi sono proposto più volte, ma i presidenti li scelgono i partiti a Roma, non i cittadini. Io sono uno spirito libero, quindi difficilmente candidabile».

Il senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti ipotizza anche delle cause: «Verona ha avuto un periodo di grande protagonismo, ma negli ultimi anni è venuta meno l’unità del centrodestra, che ha fatto sì che la nostra provincia non esprimesse più una figura di presidente di Regione. Il caso emblematico è il collettore del Garda, opera strategica per tutto il territorio: uniti possiamo portarla a casa, divisi no. Verona ha sempre ottenuto risultati concreti quando la politica locale è stata coesa».
«Serve più attenzione» secondo la deputata di Fratelli d’Italia Maddalena Morgante: «Verona non esprime un governatore da decenni. Il territorio veronese – penso al Lago di Garda – ha numeri turistici impressionanti. Il prossimo governatore dovrà tenerne conto. Verona è una città bellissima, strategica: ha autostrade, lago, montagne, colline, aeroporto».
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La forza finanziaria (che fu)
Il consigliere regionale di FdI Stefano Casali individua la forza finanziaria (del passato) di Verona come un elemento del divario: «Purtroppo è realtà, e la colpa è un po’ anche nostra. Per anni il benessere che c’era a Verona ha fatto sì che si rinunciasse alle opportunità della Regione. A Verona è successa una rivoluzione negli ultimi 10 anni: non abbiamo più una delle assicurazioni più importanti d’Italia (Cattolica, acquisita da Generali, ndr), non abbiamo due banche che erano tra le top 5 italiane (le allora “Banca Popolare di Verona” e “Cassa di risparmio di Verona Vicenza e Belluno”, poi confluite in Banco BPM e Unicredit, ndr), quindi avevamo realtà che riuscivano a supplire a quello che deve o può fare la regione».
«Il sindaco, faccio un esempio, si rivolgeva prima alla Banca Mutua, poi Banca Popolare di Verona, o alla Cassa di Risparmio, prima di andare a Venezia. Oggi non ci sono più. E quindi noi ci siamo abituati a risolvercele in casa, mentre Padova, Treviso e Venezia, che non avevano questa forza finanziaria, facevano asse e si rivolgevano alla alla regione. Oggi, che i tempi sono cambiati, bisogna che il Veneto guardi a una nuova prospettiva, deve dare pari opportunità a tutti i territori» conclude Casali.

C’è un fondo di verità per alcuni
Secondo Marco Andreoli, consigliere regionale eletto con la Lega ma recentemente passato a Fratelli d’Italia, “Verona dimenticata in Veneto” non è solo un luogo comune: «Un fondo di verità c’è. Seguiamo poco la politica regionale e ai concorsi della Regione partecipano pochissimi veronesi, quindi negli uffici manca chi conosca davvero il nostro territorio».
C’è un fondo di verità anche secondo Enrico Corsi, consigliere regionale della Lega: «Verona è la prima città del Veneto, eppure spesso riceve meno di quanto merita. Spero che un giorno arrivi anche un governatore veronese. Abbiamo un potenziale enorme: dal turismo all’agroalimentare, dalla logistica all’aeroporto. Ma mancano sinergia e visione».
«Purtroppo un fondo di verità c’è» anche secondo il deputato e coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia Ciro Maschio: «La provincia scaligera è stata marginale rispetto al potenziale. Il cambio che seguirà alla fine dell’era Zaia può aprire spazi per recuperare terreno, se sapremo giocarci bene le carte».
C’è anche la distanza fisica
La distanza fisica fra Verona, la città più a ovest in Veneto, e il capoluogo Venezia, a est, è un elemento in effetti. Paolo Borchia, europarlamentare e segretario provinciale della Lega di Verona, ammette: «Storicamente siamo la città più lontana da Venezia, per cui sugli aspetti pratici quando c’è da assumere un dirigente è più facile che arrivi da Padova o Treviso. Ma negli ultimi anni Verona è cresciuta: aumento di popolazione, iscritti all’università. Il gruppo consiliare della Lega ha lavorato bene. Ora bisogna alzare l’asticella, servono ancora più risultati».

Per molti è un luogo comune
Secondo la vicepresidente della Regione Veneto, Elisa De Berti (Lega): «È più un luogo comune che realtà. Verona a volte perde dei treni perché pensa di potercela fare da sola. Andare a Venezia non è «perdere mezza giornata», è «investire» in relazioni che contano».
Del suo lavoro parla anche collega di partito e senatore Paolo Tosato: «Sono stato in Regione durante il primo mandato di Zaia. Padova e Venezia hanno un peso maggiore, ma non è vero che Verona resti esclusa. Penso al lavoro della vicepresidente Elisa De Berti, capace di portare risorse battendo cassa ogni mese a Roma, al Ministero delle Infrastrutture, all’Anas, a FS».

Lo dice forte e chiaro anche Filippo Rigo, consigliere regionale della Lega: «Ogni provincia ha le sue peculiarità, ma per Verona si è fatto un lavoro importante. Cito solo alcune opere: il nuovo ospedale di Legnago, la Grezzanella, attesa da oltre trent’anni e finalmente in fase di realizzazione, la variante alla statale 12. E poi le Olimpiadi: Verona sarà sede della cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici e di apertura di quelli paralimpici. Un evento che oltre 3 miliardi di persone guarderanno: una promozione turistica senza precedenti».
Concorda anche l’eurodeputato di Fratelli d’Italia, Daniele Polato, già consigliere regionale: «Prima si parlava di “strabismo padovano”, poi trevigiano. Ma Verona ha un vicepresidente di giunta, diversi consiglieri regionali. Le carte in regola per giocare la partita ci sono. Sta ai politici valorizzare la propria provincia con presenza e lavoro quotidiano. Le Olimpiadi, per esempio, passeranno anche da Verona: merito di chi ha scelto, anni fa, di farla entrare nel progetto».

Non pensa ci sia tutta questa differenza fra Verona e il Veneto orientale Tomas Piccinini, consigliere regionale di Veneta Autonomia: «È ovvio che la provincia del governatore riceva più attenzione, ma investimenti e progetti su Verona non mancano: dal turismo alla sanità, fino alle eccellenze agroalimentari e industriali. Le eccellenze talvolta passano sotto tono. Il problema è che la coperta è sempre corta».
La pensa così anche Alessandra Sponda, consigliera regionale della Lega, eletta in Lista Zaia, nonché segretaria del coniglio: «Quando fai squadra con gli enti locali e segui i bandi regionali, i risultati arrivano: abbiamo comuni piccolissimi che si piazzano primi in graduatoria».
Nel mosaico di opinioni, un punto comune: serve fare squadra. Lo sottolinea, per quanto riguarda la coalizione di centrodestra, il deputato Marco Padovani (FdI), che in vista delle imminenti elezioni regionali dice: «Troveremo un nome condiviso: conta il bene della coalizione e soprattutto dei veneti».
Cosa ne pensi? Verona è davvero trascurata in Veneto? Scrivici a lettori@veronanetwork.it.

Un quarto d’ora con…
“Un quarto d’ora con…” è la nuova trasmissione di Verona Network, prodotta dalla redazione di Daily Verona e in onda su Radio Adige TV. Un format snello, diretto e di attualità, pensato per offrire uno spazio di confronto con i rappresentanti veronesi nelle istituzioni: consiglieri regionali, deputati, senatori ed europarlamentari, chiamati a raccontare progetti, priorità e visioni per il futuro del territorio.
A condurre il programma, in onda ogni martedì sera fino al 29 luglio alle 21.15 sul canale 19 HBBTV o in streaming su www.radioadige.tv, è Alessandro Bonfante con il direttore di Daily Verona Matteo Scolari, tra interventi e momenti di analisi, con uno sguardo rivolto anche alle prossime elezioni regionali.
Tutte le interviste di “Un quarto d’ora con…“:
- Stefano Valdegamberi: «Più sanità, meno carri armati. E Verona torni protagonista»
- Alberto Bozza: «In Veneto negli ultimi anni qualcosa si è inceppato»
- Marco Andreoli: «Zaia ha fatto la storia in Veneto, è una risorsa per tutti»
- Aurora Floridia: «Il cambiamento climatico non ha confini. Ma Meloni poco sensibile»
- Flavio Tosi: «Fine della “monarchia” Zaia, ora Verona batta i pugni»
- Enrico Corsi: «La Lega è cambiata, serve una riflessione profonda»
- Anna Maria Bigon: «Liste d’attesa della sanità azzerate in Veneto? Magari…»
- Stefano Casali: «L’autonomia è prevista della Costituzione, non è un’invenzione»
- Tomas Piccinini: «Un presidente veronese farebbe bene al Veneto»
- Alessandra Sponda: «Zaia è il Veneto. Ogni elezione fa storia a sé»
- Paola Boscaini: «Zaia rispondeva, ma poi non concretizzava»
- Elisa De Berti: «In Veneto il salto di qualità sui trasporti è evidente»
- Matteo Gelmetti: «Con Meloni l’Italia ha un altro peso. Verona deve fare squadra»
- Ciro Maschio: «La lezione di Verona ci è bastata: centrodestra unito per il Veneto»
- Paolo Tosato: «Dopo Zaia serve serietà, niente “fenomeni”»
- Marco Padovani: «Sono certo della vittoria del centrodestra in Veneto»
- Daniele Polato: «Io sindaco di Verona? Saprei già cosa fare nei primi 100 giorni»
- Paolo Borchia: «Il Green Deal è una seconda pandemia per le imprese europee»
- Maddalena Morgante: «Meloni un modello soprattutto per noi donne»
- Filippo Rigo: «Zaia ha portato il Veneto alla credibilità internazionale»
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