Valdegamberi contro gli impianti BESS nel Veronese, Albertini: «Dov’era la Regione?»

di Alessandro Bonfante

| 16/10/2025
Il consigliere regionale Valdegamberi punta il dito contro il nuovo impianto di accumulo energetico annunciato fra Arcole e San Bonifacio. Il sindaco di Belfiore chiede perché la Regione Veneto non sia intervenuta in modo preventivo.

Continuano a far discutere i progetti di impianti BESS in provincia di Verona. Si tratta di sistemi di accumulo di energia elettrica tramite batterie, spesso agli ioni di litio. Servono a immagazzinare energia quando è disponibile in eccesso (per esempio da fonti rinnovabili) e a rilasciarla quando serve, per garantire stabilità alla rete elettrica, fornire energia di backup o ottimizzare i costi energetici.

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Si tratta però di distese di strutture, simili a container, che occupano terreno, spesso in aree a vocazione agricola. Si è discusso di simili impianti in progettazione a Nogarole Rocca e a Sona, al confine con Bussolengo. Ora un altro impianto arriva all’orizzonte, nei terreni fra Arcole e San Bonifacio.

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Valdegamberi: «Logiche imposte da Roma e da Bruxelles»

Contro gli impianti BESS alza gli scudi il consigliere regionale Stefano Valdegamberi (gruppo Misto, candidato alle prossime elezioni in Veneto con la Lega): «Ad Arcole e San Bonifacio è previsto un mega impianto di accumulo energetico da 135 megawatt, calato dall’alto direttamente dallo Stato, senza alcuna possibilità di valutazione o intervento da parte delle amministrazioni comunali o regionali. Si tratta di un vero e proprio esproprio decisionale, che lascia i territori senza voce davanti a progetti di enorme impatto ambientale, paesaggistico e sociale». Valdegamberi punta il dito contro «la scusa del green» e mette in discussione la reale sostenibilità di questi interventi: «Parliamo di superfici enormi, centinaia di container con batterie, movimentazioni di terra, nuove infrastrutture e pericoli legati anche alla sicurezza. Il tutto per accumulare energia ‘green’ che però serve a nutrire un sistema sempre più controllato da grandi multinazionali dell’energia e della finanza».

Stefano Valdegamberi
Stefano Valdegamberi

Secondo Valdegamberi «Serve una reazione forte da parte dei sindaci, dei cittadini e anche della Regione. Non possiamo accettare passivamente che il territorio venga sacrificato per logiche imposte da Roma e da Bruxelles, che rispondono più agli interessi della grande finanza globale che al bene delle nostre comunità. Chiedo che questi impianti non possano essere approvati senza il parere vincolante degli enti locali e una reale valutazione di impatto territoriale».

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Albertini: «La Regione Veneto non ha fatto nulla»

Il sindaco di Belfiore Alessio Albertini (anche candidato al consiglio regionale Veneto con il PD) replica a Valdegamberi: «Ancora una volta si denunciano “Roma” e “Bruxelles” ma ci si dimentica di dire la verità: la Regione Veneto non ha fatto nulla per adeguarsi al nuovo Testo Unico sulle Fonti di Energia Rinnovabile che prevedeva entro il 30 giugno la possibilità per le Regioni di fissare regole proprie e tutelare i Comuni. Non avendolo fatto, oggi vale la disciplina nazionale, molto più permissiva e i Comuni restano senza voce».

«Per mesi la Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale non è nemmeno riuscita a riunirsi, paralizzata dai litigi interni tra Lega e Fratelli d’Italia. E Valdegamberi, che siede in quel Consiglio da vent’anni, dov’era? Cosa ha fatto per difendere davvero i territori, invece di limitarsi ora al solito populismo contro l’Europa?».

Alessio Albertini
Alessio Albertini

Conclude Albertini: «Difendere i Comuni e il territorio significa lavorare seriamente sulle norme, non agitare bandierine dopo che le decisioni sono già state prese. Basta con questa propaganda sterile, per una volta servirebbe un minimo di responsabilità».

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Su Facebook, Valdegamberi ha ulteriormente replicato ad Albertini, puntualizzando sul proprio impegno in aula: «Caro sindaco, dimostri nemmeno di conoscere la normativa. Questi impianti sono approvati direttamente dal ministero senza nemmeno passare al vaglio della Regione. Questo problema l’ho sollevato più volte in aula. Chi ha contestato i miei interventi, dicendo che sono utili, è stato proprio Lorenzoni, candidato presidente del PD» (nel 2020 Lorenzoni è stato candidato della coalizione di centrosinistra, di cui faceva parte il PD, oggi Lorenzoni è candidato con “Le civiche venete”, ndr).

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