Proteste per EOS, Tosi: «Crociata ideologica». La replica di Cugini

Redazione

| 07/02/2025
Flavio Tosi difende la fiera della caccia e attacca l’amministrazione Tommasi, mentre Jessica Cugini (Sinistra Italiana) chiede la chiusura dell’evento dal 2026.

Flavio Tosi, europarlamentare e responsabile nazionale Politiche Venatorie di Forza Italia, si esprime a proposito delle «polemiche della sinistra del Sindaco Tommasi e dei movimenti antagonisti» contro Eos, la fiera sulla caccia, pesca e tiro sportivo a Verona questo fine settimana. L’anno scorso fu necessario l’intervento delle forze dell’ordine a una manifestazione simile.

«Con tutti i problemi che ha la città, tra insicurezza, sporcizia, degrado, la sinistra di Tommasi pensa a boicottare la fiera di settore più importante in Italia, una delle prime in Europa. Anziché pensare alle questioni vere, quelle che interessano ai veronesi, lotta alla delinquenza, funzionamento dei servizi ecc., a Palazzo Barbieri fanno crociate ideologiche contro un comparto importantissimo per la nostra economia costituito da produttori, appassionati, sportivi e collezionisti».

Onorevole Flavio Tosi
Flavio Tosi

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Tosi poi stigmatizza le parole dell’assessore Jacopo Buffolo, «quello che attacca le forze dell’ordine» lo definisce l’europarlamentare. «Buffolo dice che la politica deve stare fuori dalla fiera, ma poi è il primo che ci entra a gamba tesa quando ricorda che la sua amministrazione comunale è contraria alle armi e ha messo una serie di paletti allo svolgimento della manifestazione. Più politica di così, direi che siamo al manifesto politico…», ironizza Tosi.

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L’europarlamentare poi chiosa: «Nel codice etico è precisato che nessun minore può entrare se non accompagnato o delegato dai genitori: ma ci mancherebbe altro, non serviva un codice per precisarlo, Buffolo stia tranquillo, siamo all’ovvietà».

Tosi infine ricorda a Mao Valpiana «che non c’è da mostrar vanto per l’esclusione degli espositori israeliani, anzi, trovo questa censura profondamente sbagliata e inquietante. Israele è Paese amico dell’Italia, non è un regime, ma una democrazia liberale. Non si capisce quindi perché se a Valpiana o a qualche movimento di sinistra sta antipatico Israele, Israele deve essere censurato. Questa è un’ingerenza politica ingiustificata e ingiustificabile».   

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«Torna anche quest’anno EOS, la fiera cosiddetta della caccia, tiro sportivo, pesca e tempo libero, arrivata alla sua quarta e penultima edizione a Veronafiere. Penultima, perché con il 2026 scade il contratto quinquennale sottoscritto tra l’ente Veronafiere, di cui il Comune è socio di maggioranza, ed Eos srl. Premessa voluta questa, per ribadire come nel 2026 occorrerà ricordarsi che, con delibera del 15 marzo 2024, il Comune di Verona si è dichiarato “Città per la Pace e i diritti umani”, aderendo al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani che dal 1986; e che proprio in questo mese di febbraio, sulla scia di “Arena di pace 2024”, fa i primi passi la Scuola di pace e nonviolenza, il cui obiettivo è essere centro di formazione. La pace non prevede armi in nessuna delle sue declinazioni. Cosicché, si chiede la ferma decisione da parte dell’amministrazione di metter fine alla presenza di Eos in città dal 2026».

Jessica Cugini
Jessica Cugini

«Soprattutto alla luce del fatto che, nonostante le trattative intercorse in questi ultimi due anni, tra Eos, Fiera, Comune di Verona e associazioni pacifiste, a oggi non è stato ottenuto il divieto di ingresso ai minori che, se con età inferiore ai 13 anni, sono addirittura omaggiati di gratuità».

«Viviamo con preoccupazione la continua normalizzazione delle armi in tempo di guerre. Un tempo in cui coetanee e coetanei di coloro che entreranno a Eos muoiono tutti i giorni o imparano a sparare utilizzando armi prodotte in Italia da aziende presenti alla fiera EOS. Normalizzazione che vale anche per gli organizzatori di Eos che, proprio considerando come “le armi si vedono dappertutto e i giovani ci giocano da tempo virtualmente”, hanno adoperato questa argomentazione per rigettare la richiesta di non far entrare minori nei padiglioni 11 e 12, dove vi è l’esposizione delle armi. Sappiamo dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università come da tempo le proposte didattiche e di alternanza scuola lavoro che riguardano forze armate aumentino, e le istituzioni non possono non contrastare questa normalizzazione e vicinanza a degli strumenti di morte».

«Sottolineiamo infine come al tavolo istituzionale con Comune, Fiera ed Eos srl per la prima volta erano presenti non solo Conarmi (Consorzio armaioli italiani), ma anche Beretta e Benelli, le cui aziende da anni hanno diversi negozi a Israele e negli insediamenti illegali in Cisgiordania. Se si ottiene che aziende israeliane non espongano a Eos, non si può tacere il fatto che Beretta ha continuato a fare affari ed esportare armi in Israele nonostante l’embargo. E questa presenza di Beretta, inserito da Forbes nella classifica dei super ricchi al mondo con i suoi 2,3 miliardi di euro di patrimonio, viene legittimata? Se, come abbiamo sentito raccontare, le vendite di armi da caccia e da tiro sono in calo, e l’87% della produzione italiana di armi va fuori dal nostro paese, in Israele ad esempio, ci si può domandare con quali interlocutori ci si confronta? Si può dire che al tavolo Eos gli stakeholder che siedono sono quelli che hanno armato Gheddafi in passato e oggi Benjamin Netanyahu? Perché questo ha fatto e fa Beretta».

«L’ultima inchiesta pubblicata sul mensile Altreconomia mostra una foto in cui un istruttore insegna a un adolescente, nel campo israeliano Caliber 3, a impugnare e sparare con una pistola: una Beretta calibro 22. Tra i fucili e le pistole Made in Italy presenti sia nei negozi di armi israeliani che in quelli dei Territori occupati si trovano munizioni prodotte dall’azienda lecchese Fiocchi, presente ovviamente a Eos. Giusto chiedere di escludere dalla fiera Eos le aziende produttrici che provengono da Paesi sottoposti a misure di embargo di armi o ritenuti responsabili di crimini di guerra e contro l’umanità, come Israele, ma è altrettanto giusto sottolineare come in fiera le aziende italiane che vendono armi/munizioni proprio a quei Paesi sottoposti a embargo o criminali, sono le stesse che poi si siedono a trattare un codice etico».

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