Stefano Valdegamberi: «In Veneto dobbiamo recuperare sul sociale»

Redazione

| 07/10/2025
Per lo “Speciale Elezioni regionali 2025”, l’intervista a Stefano Valdegamberi, consigliere del Veneto uscente e in passato anche assessore.

Speciale Elezioni regionali 2025

A poche settimane dalle elezioni regionali del Veneto, fissate per il 23 e 24 novembre 2025, lo “Speciale Elezioni regionali 2025” di Verona Network accende i riflettori sui protagonisti della corsa in Veneto. Tra questi c’è Stefano Valdegamberi, già sindaco di Badia Calavena e assessore regionale al Sociale, siede in Consiglio da cinque legislature.

Dopo l’elezione nel 2020 con la lista Zaia, ha mantenuto una posizione di sostegno alla maggioranza, ma autonoma nel Gruppo Misto, rivendicando la libertà di portare avanti le sue battaglie. Ora si mette a disposizione della Lega, anche se manca ancora l’ufficialità dell’inserimento nella lista del Carroccio.

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Guarda l’intervista a Stefano Valdegamberi

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Una sintesi dell’intervista

Lei ha una lunga esperienza in Regione. Da dove riparte oggi?
Ho iniziato come assessore alle politiche sociali e sociosanitarie, coordinatore nazionale nella Conferenza Stato-Regioni. È un settore che conosco bene, in cui il Veneto era un modello. Oggi serve recuperare terreno. Negli ultimi anni siamo stati bravi in altri ambiti, ma sul sociale dobbiamo fare di più: riguarda ogni famiglia, dagli anziani ai giovani, dall’inserimento lavorativo alla disabilità, dalla natalità alla famiglia. Sono temi fondamentali per il futuro del Veneto e dell’Italia.

Nel 2020 è stato eletto nella lista Zaia, poi è passato al gruppo misto. Cosa prevede per questa nuova candidatura?
Sono stato nel gruppo misto anche su indicazione del Presidente Zaia, ma ho sempre portato avanti una politica libera, critica in senso costruttivo. Mai venuta meno la lealtà alla maggioranza, ma ho cercato di stimolare e migliorare l’amministrazione, anche con proposte di legge innovative nel sociale. Ora mi metto a disposizione, si parla di una candidatura nella Lega, anche perché la lista Zaia è ormai tutta interna alla Lega. Chiunque sarà il candidato presidente, dovrà mettere il focus sul settore sociale.

Quindici anni di governo Zaia: un bilancio?
Il mondo è cambiato, è difficile paragonare i periodi. In passato c’erano più risorse. Abbiamo rinunciato all’addizionale IRPEF, che era un’entrata importante, ma è stata una scelta per responsabilizzare la spesa pubblica. Tuttavia, alcune scelte andrebbero riviste: l’unificazione dell’assessorato tra sanità e sociale non ha giovato. Il sociale ha bisogno di più attenzione, innovazione, strumenti nuovi. I problemi sono aumentati: invecchiamento, natalità in calo, non autosufficienza. Serve un modello aggiornato che garantisca una vita dignitosa a tutti.

A proposito di invecchiamento, spesso si parla della riforma delle IPAB…
La riforma era pronta, approvata in commissione, ma mai votata in aula. È un’occasione persa. Ci sono modelli alternativi che ho già sperimentato e portato in legge: l’affido dell’anziano, ad esempio. Come per i minori, serve un supporto alla famiglia che si prenda cura degli anziani. O anche il modello “Life Care Hotel”: strutture alberghiere in luoghi poco turistici riconvertite per accogliere anziani, con servizi sociali e sanitari leggeri. Costano poco al pubblico, sono flessibili, e supportano le famiglie. Dobbiamo superare i modelli classici di badante o casa di riposo, e costruire una rete di servizi intermedi.

E per i giovani? Come trattenerli in Veneto?
Serve un cambio radicale nel paradigma occupazionale. Ho proposto una legge allo Stato: concentrare i fondi oggi dispersi tra stage, tirocini e corsi, in un unico fondo che sostenga direttamente l’inserimento lavorativo. Il giovane viene assunto subito, con stipendio e formazione mirata in azienda. Lo Stato rimborsa la formazione, non più corsi inutili. È un modello “win-win”: l’azienda fidelizza, il giovane ha stabilità e possibilità di futuro. E questo aiuta anche il problema della natalità.

Lei è anche un attento osservatore della montagna. Cosa pensa del tema del lupo?
Dopo anni di battaglie, l’UE ha declassato il lupo. Non diciamo che devono sparire, ma serve equilibrio. In alcune zone stanno causando l’abbandono delle malghe, l’impoverimento dell’ambiente. La montagna deve essere abitata. Va mantenuto un equilibrio sostenibile: quanti lupi può reggere un territorio? Superata quella soglia, servono interventi. Purtroppo in Italia si è ideologizzato il tema, a differenza di altri Paesi europei. Le deroghe esistono già, ma sono rese inapplicabili dalla burocrazia.

Verona: si dice sia dimenticata dalla Regione. È così?
Verona è baricentrica, snodo tra Lombardia e Trentino. Storicamente ha sempre avuto un ruolo centrale. Ma oggi, dal punto di vista amministrativo, siamo ai margini. Bisogna lavorare per riportare centralità. Ho sempre cercato di mettere Verona al centro, non per campanilismo, ma perché tutti ne beneficerebbero. È una città con vocazione turistica, logistica, infrastrutturale. Deve tornare a essere un polo non solo veneto, ma italiano e sud-europeo.

Un’ultima battuta conclusiva?
La politica locale non può prescindere da quella nazionale e europea. Serve più semplicità nelle leggi e meno sprechi: meno soldi per le armi, più per la sanità, il sociale e lo sviluppo del territorio.

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