Si riaccende il dibattito sul lupo in Lessinia
Redazione
La questione del lupo in Lessinia continua a suscitare accese polemiche tra politici, ambientalisti e allevatori. Mentre alcuni sostengono l’abbattimento come soluzione per proteggere gli allevamenti e garantire la sicurezza della popolazione, altri puntano su misure più razionali, come il monitoraggio scientifico e il supporto agli allevatori.
Flavio Tosi (Forza Italia), europarlamentare, ha recentemente dichiarato: «La soluzione sarebbe l’eradicazione della specie, perché la sua presenza non è compatibile con l’uomo. Ma se non è possibile l’eradicazione, quantomeno bisogna procedere a un numero di abbattimenti significativi, quindi non solo limitata a pochi esemplari». Tosi ha indicato la Francia come esempio di paese che abbatte annualmente tra il 10 e il 20% dei lupi, e ha sottolineato che un numero significativo di abbattimenti avrebbe anche un effetto deterrente, facendo sì che i lupi evitino centri abitati e allevamenti. Secondo lui, l’Europa ora permette azioni più dirette contro il predatore, e la Regione Veneto dovrebbe approfittare di questa apertura.

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In risposta a queste proposte, Giuseppe Rea del Movimento 5 Stelle critica duramente l’approccio di Tosi, accusandolo di distogliere l’attenzione dai veri problemi, come la cementificazione e l’inquinamento. «Fare la guerra ai lupi dicendo che “non sono compatibili con la presenza dell’uomo” ci sembra quantomeno curioso», afferma Rea, che suggerisce di concentrarsi su questioni più urgenti come la burocrazia che frena lo sviluppo economico e non su soluzioni che evocano immagini fiabesche del lupo cattivo.

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Dal canto suo, Alessio Albertini, vice segretario del Pd di Verona, si schiera contro l’abbattimento indiscriminato e propone un approccio più scientifico. «La Regione avrebbe dovuto già da tempo avviare programmi di censimento degli esemplari e di monitoraggio dei branchi, anche tramite radiocollari, per capire il comportamento dei singoli individui», spiega Albertini. L’obiettivo sarebbe quello di intervenire solo laddove necessario, ossia sui lupi che abbiano perso la naturale diffidenza verso l’uomo e che costituiscano una minaccia per gli allevamenti. Albertini insiste anche sulla necessità di un fondo rotativo che garantisca risarcimenti rapidi agli allevatori, e sottolinea l’importanza di misure preventive, come i recinti virtuali, già utilizzati con successo in altre zone.

Stefano Valdegamberi, consigliere regionale, ha presentato le prime richieste di deroga per l’abbattimento del lupo provenienti dalla Lessinia, lamentando che la zona sia ormai fuori controllo a causa delle predazioni quotidiane. «La Lessinia è un simbolo nazionale di come l’equilibrio tra fauna e attività umane possa rompersi senza interventi tempestivi», ha dichiarato Valdegamberi. La sua posizione è che, dal momento che la normativa attuale non permette azioni tempestive ed efficaci, è necessario «allentare le restrizioni europee». A suo avviso, l’Italia dovrebbe «seguire l’esempio di altri Paesi come l’Austria, la Svizzera e la Svezia, dove le misure di contenimento del lupo hanno dato risultati migliori».

A proposito delle recenti domande di abbattimento presentate in Regione, Alberto Bozza sottolinea che «non è tempo di effimere iniziative spot, sia chiaro, provocazioni positive, buone mediaticamente, ma inutili nella sostanza. Serve una programmazione decisa ad arginare il fenomeno delle predazioni e a contenere la presenza del lupo. La Regione può e deve agire d’ufficio di fronte a predazioni reiterate nelle zone note della Lessinia e chiedere la deroga per il contenimento. Nel frattempo vanno garantiti in tempi certi e celeri i ristori adeguati a chi subisce perdite di bestiame».

Da parte sua, Legambiente Verona si oppone fermamente agli abbattimenti, sostenendo che eliminare singoli esemplari di lupo non ridurrebbe le predazioni e comprometterebbe l’equilibrio biologico. «Abbattere un lupo a caso con la falsa speranza di diminuire i danni è illusorio e alimenta solo il polverone da campagna elettorale», afferma l’associazione. Secondo Legambiente, sarebbe molto più utile adottare misure di protezione efficaci, come recinti ben funzionanti e il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste, come accaduto nel 2015, quando si riuscì a collaborare con gli allevatori per ridurre i conflitti.
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