Sanità veneta, CISL FP: «Rimandate a settembre molte risposte, ma serve agire subito sul personale»

Redazione

| 10/07/2025
CISL FP Verona, dopo l’incontro con l’assessora Lanzarin, segnala progressi su Case e Ospedali di Comunità e liste d’attesa, ma chiede interventi urgenti su carenza di personale e sanità territoriale.

Si è svolto il 9 luglio l’atteso incontro tra le organizzazioni sindacali e l’assessora regionale alla Sanità e al Sociale, Manuela Lanzarin, per fare il punto su temi cruciali per il sistema sanitario veneto. Sul tavolo questioni come le liste d’attesa, gli Ambiti Territoriali Sociali (ATS), l’applicazione del DM 77 sulla sanità territoriale, la situazione dei medici di medicina generale, il nuovo Nomenclatore Tariffario e le esenzioni per reddito.

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«Su diversi punti l’assessore ha preferito rinviare gli approfondimenti a settembre – sottolinea la CISL – in particolare per quanto riguarda le Aggregazioni Funzionali Territoriali, i medici di medicina generale, il nuovo Nomenclatore Tariffario e gli aggiornamenti dei ticket».

Resta centrale la questione trasversale della carenza di personale sanitario e sociosanitario, che sarà affrontata in un incontro specifico alla presenza dei tecnici competenti.

Sul tema degli ATS, il dirigente regionale Spano ha spiegato che la fase applicativa passa ora ai territori e ai singoli Ambiti, che dovranno coinvolgere tutti gli stakeholder, comprese le organizzazioni sindacali.

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DM 77 e sanità territoriale: i numeri

Dal confronto è emerso che l’applicazione del DM 77 procede a diverse velocità. «Delle 99 Case di Comunità previste, 62 sono già attive, sebbene manchino ancora alcune attività fondamentali come la partecipazione della comunità e il Punto Unico di Accesso, ferme sotto il 50%», evidenzia la CISL. Il termine ultimo per il completamento del decreto è fissato al 31 dicembre 2026.

Sugli Ospedali di Comunità, 43 delle 49 strutture previste risultano già operative, mentre i restanti saranno completati entro la scadenza stabilita. Per quanto riguarda la telemedicina, si registra un rallentamento legato a procedure burocratiche nazionali, ma “il Veneto sta già sperimentando con risultati incoraggianti”.

È in fase di estensione anche il numero unico 116117, già testato a Bassano e ora pronto a essere attivato nelle ULSS 1, 3 e 4 per poi coprire l’intera regione. Il servizio sarà supportato da intelligenza artificiale certificata.

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Liste d’attesa: i dati del Veneto

Sul fronte delle liste d’attesa, la CISL sottolinea che il Veneto ha già iniziato a caricare i propri dati sul portale nazionale, risultando tra le poche regioni in regola. Dal monitoraggio aggiornato al 31 maggio 2025 emergono segnali positivi:

  • Azzerate le prestazioni da erogare entro 10 giorni.
  • Ridotte dell’80% quelle da eseguire entro 30 giorni (da 10.814 a 2.202).
  • Diminuite del 69% quelle entro 60 giorni (da 17.381 a 5.304).

«Da maggio 2023 a oggi le prestazioni in classe D sono calate del 94%, mentre quelle in classe P del 97%», precisa il sindacato. Restano comunque criticità in alcune specialità, come dermatologia, oculistica e ortopedia.

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Fondi e nuove iniziative

La Regione Veneto ha speso integralmente le risorse assegnate per abbattere le liste d’attesa: 29,1 milioni di euro nel 2023, 41,5 milioni nel 2024 e già stanziati 42,3 milioni per il 2025.

È stato inoltre avviato un corso di formazione per gli operatori CUP e URP, con l’obiettivo di standardizzare la gestione delle prenotazioni e delle richieste degli utenti. “A breve partirà una seconda edizione della formazione”, annuncia la CISL.

Criticità sul contributo per la non autosufficienza

Tra le questioni sollevate, il sindacato segnala anche i problemi legati alla tempistica del bando per l’erogazione del contributo di 400 euro per la gestione domiciliare delle persone non autosufficienti.

«Abbiamo evidenziato le difficoltà di ottenere la scheda SVaMA in tempi utili. L’assessora, pur non potendo modificare la scadenza, si è impegnata a verificare la possibilità di accettare richieste con integrazioni successive. Servono risposte concrete e tempi certi per dare stabilità alla sanità territoriale e rispondere alle esigenze dei cittadini», conclude la CISL.

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