Sanità veneta, Bigon: «Non si faccia confusione con il ruolo dei sindaci»

Redazione

| 05/03/2026
La consigliera regionale Anna Maria Bigon stigmatizza l'espressione con cui il presidente della Regione Stefani ha definito i nuovi direttori generali, come "sindaci della sanità".

«Le dichiarazioni del presidente Stefani secondo cui i direttori generali dovrebbero essere una sorta di “sindaci della sanità”, sempre in mezzo alla gente, rischiano di generare una pericolosa confusione di ruoli istituzionali».

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Così la consigliera regionale Anna Maria Bigon stigmatizza l’espressione del presidente della Regione Stefani. «Il sindaco esiste già – prosegue – è eletto dai cittadini, è primo responsabile della salute della propria comunità e portatore di una piena legittimazione democratica. Ai sindaci spetta il rapporto diretto con i cittadini e con i territori».

«I direttori generali, scelti dalla Regione, hanno invece un ruolo certamente fondamentale, ma diverso – puntualizza – sono manager pubblici che devono garantire efficienza, organizzazione e qualità dei servizi sanitari. Devono stare certamente vicino alle persone, ma soprattutto in mezzo ai professionisti della sanità, ai medici, agli infermieri e agli operatori che ogni giorno tengono in piedi il sistema sanitario con il proprio lavoro, affrontando turni pesanti, sostituzioni dovute alla carenza di personale e retribuzioni spesso al di sotto della media europea».

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«Il loro compito è quindi quello di creare le condizioni perché questi professionisti possano lavorare al meglio, dotandoli degli strumenti necessari e mettendo in campo politiche concrete per evitare che continuino ad abbandonare il sistema sanitario pubblico. Tutto questo a favore della tutela e della cura dei cittadini».

«Per questo avevo chiesto che in Commissione si aprisse un confronto sui criteri di scelta dei direttori generali e sulle specifiche esigenze dei territori, perché le Ulss del Veneto sono molto diverse tra loro e richiedono risposte organizzative adeguate. Questa richiesta non è stata accolta, confermando ancora una volta la scarsa volontà di coinvolgere il Consiglio regionale nelle scelte strategiche per la sanità».

«Se vogliamo davvero perseguire l’obiettivo dell’umanizzazione della sanità, che è pienamente condivisibile, la strada non è sovrapporre i ruoli, ma rafforzare il rapporto tra territorio, Comuni e sistema sanitario regionale, nel rispetto delle responsabilità di ciascuno», sottolinea Bigon.

«L’umanizzazione dei servizi sanitari non nasce da una figura solitaria al vertice, ma da una rete fatta di medici, infermieri, operatori, amministratori locali e comunità. La sanità territoriale funziona quando ognuno fa bene il proprio mestiere e quando la voce dei territori, rappresentata dai sindaci, viene ascoltata davvero. Confondere i ruoli non aiuta ad umanizzare i servizi: al contrario rischia di indebolire proprio quel lavoro di squadra che è alla base di una sanità pubblica vicina alle persone», conclude la consigliera.

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