Sanità, scontro sulle liste d’attesa: si accende la politica veneta
di Alessandro Bonfante
Fissata la data delle elezioni regionali in Veneto, tutto pronto per la campagna elettorale. Uno dei temi che sta emergendo per caratterizzare lo scontro fra partiti ed esponenti politici è quello della sanità. D’altra parte è uno degli aspetti più sensibili per il cittadino, e anche uno di quelli su cui è più evidente la mano della Regione.
Il Consiglio di Stato infatti ha confermato che le elezioni non possono essere rimandate, per cui si terranno in autunno, entro domenica 23 novembre 2025. Ciò significa che mancano solo sei mesi. E buona parte dell’attuale giunta, presidente Luca Zaia in testa, non saranno rieleggibili.
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Con la “squadra” del centrodestra ancora da definire, Flavio Tosi, coordinatore regionale di Forza Italia, continua a fare pressing sulla giunta attuale.
Tosi, che è europarlamentare nel PPE, durante un intervento in commissione Envi (quella competente in materia sanitaria) a Bruxelles, ha puntato il dito contro la Giunta regionale, accusata di non aver utilizzato fondi per le liste d’attesa: «La Regione ha avanzato oltre 600 milioni di euro nell’esercizio 2024, ma non ha usato i 450 milioni di liquidità disponibili per affrontare le vere emergenze: liste d’attesa infinite e personale insufficiente».
L’ex assessore alla Sanità nella giunta Galan accusa la Regione di immobilismo e scelte sbagliate, chiedendo che una parte dell’avanzo venga utilizzata per acquistare prestazioni dal privato convenzionato.
L’assessora Manuela Lanzarin ha subito replicato precisando che le risorse indicate da Tosi sono già state utilizzate: «Sono fondi impiegati per il funzionamento del sistema sanitario: dal sostegno ad Azienda Zero e all’ARPAV, alla digitalizzazione della sanità, fino al pagamento delle prestazioni aggiuntive e all’acquisto di prestazioni dal privato accreditato per recuperare proprio le liste d’attesa».
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Intanto il Partito Democratico non resta a guardare, e per domani la consigliera regionale Anna Maria Bigon ha convocato una conferenza stampa proprio sul tema delle liste d’attesa, con la presenza dei volontari degli sportelli di mutuo aiuto presenti nel territorio veronese.
«Da tempo si evidenzia pubblicamente la situazione che affligge il Veneto con tempi di attesa per visite ed esami diagnostici che superano ampiamente i limiti stabiliti. In particolare, la legge n. 124 del 1998 sancisce l’obbligo per le aziende sanitarie di rispondere alle richieste inoltrate dai cittadini muniti di impegnativa del medico di famiglia entro i tempi previsti dalla prescrizione medica. Oltre alle risorse attualmente stanziate per il recupero delle liste d’attesa, che seguono una logica meramente emergenziale, occorre agire in via strutturale, investendo anche sul personale» dichiara Bigon.
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La Regione Lombardia chiama i Carabinieri
In Lombardia, la Regione ha recentemente firmato un protocollo d’intesa con i Carabinieri del NAS per affrontare il problema delle lunghe liste d’attesa nella sanità. L’accordo, della durata di tre anni, prevede controlli mirati sulle agende di prenotazione, l’appropriatezza delle prescrizioni e l’attività libero-professionale dei medici, con l’obiettivo di individuare le cause dei ritardi e migliorare l’efficienza del sistema sanitario.
Il presidente della Regione, Attilio Fontana, ha sottolineato che, nonostante l’aumento dell’offerta sanitaria, le liste d’attesa continuano a crescere, suggerendo la necessità di un organismo terzo per analizzare la situazione. Tuttavia, l’iniziativa ha suscitato critiche da parte di sindacati e opposizioni, che la considerano un’ammissione di fallimento delle politiche sanitarie regionali e temono una “militarizzazione” della sanità, oltre che una colpevolizzazione dei camici bianchi.
Scontro sulle liste d’attesa anche alla Camera
Il 14 maggio, durante il “question time” alla Camera, si è acceso un confronto tra la presidente Giorgia Meloni e la leader del PD Elly Schlein. Schlein ha denunciato l’aumento delle liste d’attesa, la carenza di personale sanitario (30mila medici e 70mila infermieri) e la crescente spesa sanitaria privata, definendo la situazione come un “collasso” del sistema pubblico. Meloni ha replicato sottolineando l’incremento del Fondo Sanitario Nazionale a 136,5 miliardi di euro, il livello più alto di sempre, e ha annunciato l’intenzione di redigere un nuovo Piano Sanitario Nazionale, il primo dal 2011.
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