Roberto Brizzi, sindaco di Bussolengo: «Assolutamente contrario alla Città Metropolitana»
di Alessandro Bonfante
Nuovo appuntamento con “D Giovedì” su Radio Adige Tv con Roberto Brizzi. Nella rubrica “Un quarto d’ora con…“, negli studi di Verona Network, ospitiamo il sindaco del Comune di Bussolengo.
Giunto a circa metà del suo secondo mandato, Brizzi rappresenta un comune da oltre 20mila abitanti, cerniera tra il capoluogo e il lago di Garda. Durante l’intervista, il sindaco ha tracciato un bilancio dell’attività amministrativa e non ha risparmiato critiche alla gestione del trasporto pubblico e alla visione “Verona-centrica” delle infrastrutture. Rimane sempre alta l’attenzione dei cittadini e dell’ente sul ruolo dell’ospedale Orlandi.
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Guarda l’intervista con Roberto Brizzi
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Una sintesi dell’intervista
A Bussolengo nasce la Consulta di San Vito al Mantico, un nuovo organismo per rafforzare la partecipazione della frazione. C’è bisogno di dare voce anche a chi vive nelle zone più decentrate?
«Sì, crediamo molto nella partecipazione. Questa è la quinta consulta che attiviamo: è la prima a livello di quartiere, mentre le altre quattro sono tematiche e riguardano sport, sociale, commercio e cultura. Penso che il rischio per noi amministratori sia quello di essere travolti dalle emergenze e dalla quotidianità, perdendo il contatto con ciò che succede realmente nel paese. Le consulte sono un filtro prezioso: permettono ai cittadini che vivono il territorio di dirci di cosa hanno bisogno. Senza questo filo diretto, il rischio è di decidere, pur in buona fede, qualcosa di diverso da ciò che il territorio sta effettivamente chiedendo».
Recentemente Bussolengo ha investito oltre 1,3 milioni di euro nelle scuole per sicurezza, efficientamento e prevenzione. Una priorità assoluta?
«Certamente. Spesso le amministrazioni preferiscono fare opere nuove perché sono più visibili, come una rotonda o un nuovo edificio. Tuttavia, abbiamo un patrimonio che, come casa nostra, richiede manutenzione continua. Qui parliamo di sicurezza antincendio, rifacimento dei bagni, dei pavimenti e dei serramenti. Con quest’ultimo stralcio finiremo completamente la scuola media: un edificio di quarant’anni che oggi, grazie alle nuove tecnologie, avrà prestazioni termiche e di comfort enormemente superiori. L’anno scorso abbiamo investito oltre un milione di euro sul cimitero per motivi di sicurezza e decoro; sono opere che magari si vedono meno esternamente, ma chi vive la scuola ogni giorno percepisce la differenza».
C’è poi il tema della digitalizzazione: la carta d’identità cartacea va in pensione e sul sito del Comune si possono scaricare i bollettini TARI. Come state gestendo questa transizione?
«Sulla carta d’identità elettronica (CIE) invito tutti i cittadini a non aspettare l’ultimo minuto. A metà di quest’anno la versione cartacea non sarà più utilizzabile e prevediamo un picco di richieste in estate. Per questo abbiamo organizzato degli “Open Day” per facilitare le prenotazioni. Per quanto riguarda la TARI, i bollettini cartacei arrivano spesso in ritardo o si perdono nei condomini. Scaricarli dal sito o riceverli via email garantisce che il documento arrivi direttamente all’interessato, evitando smarrimenti o danneggiamenti».
Parlando di infrastrutture straordinarie, di cosa avrebbe bisogno il territorio da parte degli enti superiori?
«C’è un punto critico sulla variante della SP5, all’incrocio con la vecchia strada che porta al lago, poco prima del Parco Natura Viva. È un’uscita in curva e in discesa con scarsa visibilità; finora ci sono stati molti incidenti minori, ma è solo questione di tempo prima che accada qualcosa di grave. La Provincia dovrebbe investire per mettere in sicurezza quell’incrocio, magari con una rotonda. Più in generale, lo Stato e la Regione dovrebbero farsi carico della viabilità principale. Spesso chiediamo ai privati di costruire rotonde in cambio di ampliamenti industriali, ma il privato progetta strutture funzionali solo al proprio business. Serve una visione d’insieme per non frammentare ulteriormente il territorio con micro-zone industriali che creano solo problemi di traffico».
Il trasporto pubblico in provincia fa spesso discutere. Qual è la situazione a Bussolengo?
«Questo è un tasto dolente. Verona ha sempre pensato molto a se stessa e poco ai comuni limitrofi. Il traffico che intasa la città arriva dall’esterno, ma per un cittadino di Bussolengo, San Giovanni Lupatoto o Grezzana il servizio pubblico è carente. Io ho lavorato a Verona per quarant’anni e usare l’autobus era quasi impossibile: pullman stracolmi di studenti al mattino e attese infinite al ritorno. Anche la scelta di accentrare tutti gli istituti superiori a Verona è stata un errore; potenziare poli scolastici come Villafranca o Bussolengo avrebbe filtrato migliaia di ragazzi, riducendo pullman e auto in ingresso in città. Il filobus risolverà i problemi di chi si sposta tra i quartieri di Verona, ma non quelli della provincia».
Passiamo alla sanità. A Bussolengo è stato attivato un nuovo ambulatorio di ortopedia all’Ospedale Orlandi. Cosa si aspetta per il futuro della struttura?
«Continueremo a insistere affinché le schede regionali vengano attuate. Con il ritorno del dottor Girardi come Direttore Generale [dell’Ulss 9 Scaligera], che conosce bene la sanità veronese e la nostra vicenda, speriamo di accelerare i tempi. L’ambulatorio di ortopedia è in realtà una riapertura di un servizio che ci era stato tolto. Bussolengo è storicamente un polo attrattivo per tutto l’hinterland, fino al Caprinese. Se i servizi ospedalieri vengono depotenziati, i costi ricadono sui Comuni: l’anziano che deve fare una visita o un prelievo e non ha una rete familiare deve essere accompagnato dai servizi sociali comunali. La Regione risparmia, ma il Comune paga».
Bussolengo è anche terra di agricoltura d’eccellenza con la pesca. Come sta andando il settore?
«Sta andando bene, grazie alla Fondazione che gestisce il mercato insieme a Pescantina. Abbiamo cambiato mentalità: non più cassette pesanti con tre file di pesche, ma confezioni moderne a un solo piano. Il consumatore cerca la qualità e la freschezza, ed è disposto a pagare qualcosa in più per un prodotto buono. Grazie al marchio “Principesca” e all’IGP, negli ultimi due anni la richiesta della grande distribuzione è stata superiore alla nostra capacità produttiva. La nostra pesca viene raccolta al mattino e il giorno dopo è già sui banchi dei supermercati, senza passaggi in cella frigo. È un prodotto fresco che piace perché si adatta alle esigenze delle famiglie moderne».
Due temi politici: Città Metropolitana e Referendum sulla giustizia. Qual è la sua posizione?
«Sulla Città Metropolitana sono assolutamente contrario. Non vedo benefici per i comuni della cintura e la trovo una proposta antidemocratica. Il sindaco metropolitano verrebbe eletto dai cittadini di Verona, ma andrebbe a decidere per tutti i comuni limitrofi. Per quanto riguarda il referendum sulla giustizia, voterò convintamente “sì”. Non mi piace la guerra tra bande politiche: bisogna leggere e informarsi. Sulla riforma del CSM, trovo corretta l’idea del sorteggio per limitare il peso delle nomine politiche. Faccio una battuta: il Verona vinse lo scudetto proprio nell’unico anno in cui gli arbitri venivano sorteggiati».
Lei è a metà del suo secondo mandato. Si ricandiderebbe?
«Sì, lo rifarei. Purtroppo per legge non potrò ricandidarmi, ma è un’esperienza bellissima. Se ami il tuo paese e vuoi dare qualcosa alla comunità, è il ruolo più appagante che ci sia. Certo, ci sono sere in cui, tra mille problemi e incombenze, ti chiedi chi te lo faccia fare, ma la possibilità di aiutare concretamente le persone ripaga di ogni fatica».
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