Riforma della giustizia, Trevisi: «La vera priorità è la certezza della pena»

di Alessandro Bonfante

| 03/11/2025
Il candidato alle regionali ed ex direttore della scuola di Polizia di Peschiera: «I più grandi mali della giustizia sono la lentezza dei processi, la complessità delle procedure e la carenza di personale e di sedi».

L’iter della riforma della giustizia ha passato ormai lo scoglio parlamentare e si avvia al referendum confermativo, previsto nei prossimi mesi, come ha sottolineato con soddisfazione il veronese Ciro Maschio, presidente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati, oltre che coordinatore locale di Fratelli d’Italia.

La pensa diversamente Gianpaolo Trevisi, candidato del Pd veronese al Consiglio regionale del Veneto, che fino a poche settimane fa era direttore della scuola della Polizia di Stato di Peschiera del Garda.

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«È piuttosto una riforma della magistratura» dice Trevisi. «Pur riconoscendo la legittimità delle grandi riforme istituzionali, ritengo che la proposta in oggetto non rappresenti di per sé la soluzione dei problemi reali della nostra giustizia, quelli che incidono concretamente sulla vita dei cittadini e delle imprese».

«Vorrei chiarire subito un punto: non sono un magistrato, ma per anni ho frequentato, essendo un Poliziotto e avendo fatto Polizia Giudiziaria, le aule dei tribunali, gli uffici, gli operatori della giustizia. Questa importante esperienza mi ha convinto del fatto che il problema non è certo quello legato a come siano organizzate le carriere dei giudici, ma piuttosto la certezza della pena e la rapidità della risposta dello Stato, obiettivi difficili da raggiungere per diversi motivi e in particolare per le carenze di personale a tutti i livelli».

«A questo punto la domanda principale è: la riforma, che comprende anche la separazione delle carriere, è necessaria? Le funzioni requirenti e giudicanti dei magistrati sono già distinte in maniera rigida, con un solo passaggio possibile da una funziona all’altra, entro 10 anni dalla prima assegnazione».

«La seconda domanda è: questa riforma è utile? I più grandi mali della giustizia italiana sono la lentezza dei processi, la complessità delle procedure e la carenza di personale e di sedi e la riforma in questo senso non offre soluzioni» sono le domande retoriche di Trevisi.

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«Occorre poi evidenziare che la creazione di due Consigli superiori della magistratura e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, non si sa neanche con quale personale, moltiplicherà costi e poltrone».

«Ai miei allievi, alla scuola di Polizia, ho sempre ribadito che le persone restano tali, anche dopo avergli messo le manette e che ogni operatore non deve mai perdere di vista la dignità di ciascuno. È vero anche però, che non possiamo accettare che poche ore dopo essere stato arrestata, una persona sia già libera». Continua Trevisi: «Questo è uno dei più grandi problemi a cui questa riforma non offre alcuna soluzione. Credo che la vera riforma della giustizia debba essere quella che viene dal basso: una giustizia vicina alla gente, che impatta sulla sicurezza, anche su quella percepita, che offre risposte alle imprese e che restituisce fiducia ai cittadini. Avendo davanti questo orizzonte, lancio la mia proposta politica che va anche oltre i confini della nostra regione: potenziare i presidi della legalità, attraverso l’apertura di nuovi commissariati, aumenti degli organici dei tribunali, delle procure e delle forze dell’ordine, rafforzamento della prevenzione, della cultura della legalità e dell’integrazione. Tutto questo non è certo in contrapposizione alle grandi riforme, ma ne è complemento e premessa.

«Non so davvero quanto potrà essere utile spendere milioni e milioni di euro per referendum, il cui esito, comunque vadano le cose, non cambierà praticamente nulla. Concludo dicendo già da ora, che al di là di queste considerazioni, sarà comunque necessario andare a votare per il referendum, perché, essendo confermativo, non sarà necessario il quorum, ma basterà che o il “sì” o il “no” prendano più del 50% dei votanti. Occorrerà andare a mettere la croce sul “No” e non perché si sia contro i cambiamenti, ma piuttosto perché li si voglia davvero utili a rendere migliori il nostro Paese» conclude il candidato dem Trevisi.

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