Referendum cittadinanza, raggiunto il quorum. Tommasi primo sindaco veneto a firmare

Il referendum "Figli e Figlie d'Italia" propone di ridurre da 10 a 5 anni il periodo di soggiorno necessario per ottenere la cittadinanza italiana, allineando l'Italia agli standard europei. La campagna ha già raccolto oltre 500.000 firme e il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, è stato il primo sindaco firmatario in Veneto.

L’obiettivo è quello ridurre da dieci a cinque anni il periodo di soggiorno legale continuativo in Italia per i maggiorenni stranieri necessario per diventare cittadini italiani. Un risultato che adeguerebbe l’Italia alla legislazione di molti paesi europei, oltre a farla tornare alla normativa che esisteva prima del 1992. È quanto chiede il quesito referendario della campagna “Figli e Figlie D’Italia” che il primo cittadino Damiano Tommasi è stato il primo sindaco veneto a firmare.

Depositata lo scorso 4 settembre in Cassazione da “Italiani senza cittadinanza”, “Cittadinanza attiva” e altre realtà della società civile e dei partiti, la campagna ha già raccolto e superato le 500mila firme necessarie per raggiungere il quorum.

«Questo è uno dei tanti esempi dove la realtà  arriva prima delle norme –  sottolinea il sindaco Damiano Tommasi, primo tra i sindaci veneti a firmare la proposta di referendum –. Dobbiamo allinearci a quelli che sono i valori europei, normalizzando, attraverso la riduzione delle tempistiche, una situazione che vede oggi troppi scalini provocati dalla norma attuale. Al termine dei cinque anni il percorso per acquisire la cittadinanza sarà esattamente quello applicato ora. Le necessità di tutta una nuova generazione di cittadini e cittadine in attesa di divenire italiani è sotto gli occhi di tutti. Siamo il territorio con la più alta percentuale di presenza di popolazione straniera, una realtà collegata ai nostri comparti produttivi, da quello turistico alla logistica. Si tratta di una parte della nostra città che di fatto appartiene già al nostro Paese, non resta che trasformare questa realtà attraverso le  azioni burocratiche necessarie per riconoscere loro tutti i diritti e i doveri di cui godono oggi i cittadini italiani.

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Un passo fondamentale per essere ancora di più Paese centrale in ambito europeo. Abbiamo tutti i numeri e tutte le possibilità per farlo. Abbiamo una tradizione di emigrazione e come Paese siamo da tempo un luogo di riferimento per tante persone che arrivano e scelgono di vivere qui, non solo per la qualità della vita, ma per la capacità italiana d’essere accoglienti e di dare aiuto. Valori positivi ben rappresentati dalla velocità con cui si è raggiunto questo quorum. Un risultato che sembrava impossibile quando è iniziato questo percorso. Una realtà che va più veloce di quello che sanno fare le istituzioni, ma si può sempre recuperare. Questi sono i giorni in cui mi sento orgoglioso di essere sindaco di Verona, quando cioè si portano avanti convintamente all’interno delle istituzioni e al di fuori i valori che sono della nostra città”.

Il sostegno della città di Verona è stato ribadito ieri dal sindaco Damiano Tommasi nel punto stampa a Palazzo Barbieri. Presenti  la vicepresidente del Consiglio comunale Veronica Atitsogbe, la rappresentante del comitato promotore (+Europa) Anna Lisa Nalin, referente dell’associazione Congi Mariam Grissi e Paula Cara dell’associazione Parte Giusta. Presenti in sala Arazzi anche l’assessore alle Pari opportunità Jacopo Buffolo, le consigliere comunali PD Alessia Rotta e Traguardi Beatrice Verzè e il consigliere comunale Damiano Tommasi Sindaco e presidente della 1^ Commissione consiliare Giacomo Piva e i rappresentanti delle associazioni Inclusione Serena Tosi Santoro, Afroveronesi Michael Kolade, Malve di Ucraina Marina Sorina.

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«Il sostegno unanime di consigliere e consiglieri di maggioranza a questa campagna referendaria è una ulteriore dimostrazione di quanto stiamo facendo concretamente come Amministrazione in favore al tema della cittadinanza – ha evidenziato Veronica Atitsogbe –. Il paese reale, come ha evidenziato il sindaco, è già questo e noi non possiamo che schierarci in favore dei tanti giovani “cittadini” che non possono ancora definirsi italiani a tutti gli effetti. Questa mobilitazione, che è stata definita fra le più partecipate degli ultimi anni, è la dimostrazione di quanto sia sentita questa necessità e di quanto la società civile italiana si sia attivata in favore di chi non può esprimersi per i propri diritti. È un tema che seguo da molti anni e quanto sta accadendo è solo l’inizio di un percorso di cambiamento necessario».

«Questo è il referendum delle associazioni cattoliche, laiche e dei cittadini e delle cittadine, oltre che di tutte le persone che ci hanno creduto – ha dichiarato Annalisa Nalin –. È un referendum storico perché il ritmo con cui sono arrivate le firme e sono state raccolte e superate le 500mila non ha precedenti. Parliamo di 10mila firme all’ora che sono arrivate a 60mila fino al blocco completo del sistema elettronico del Ministero. È quasi un risveglio della società civile. Tanti sindaci hanno firmato nel nostro paese, ma un ringraziamento particolare va al sindaco di Verona Damiano Tommasi che ha fatto da apri pista per il Veneto, dopo di lui si sono accodati il sindaco Possamai di Vicenza e Giordani d Padova. Quindi anche il Veneto c’è. Fino a ieri eravamo a 50mila firme, per capirci il Lazio è a 70mila, ma possiamo recuperare. È importante continuare a firmare».

«Per me e per tante altre persone l’assenza di cittadinanza è una questione che viviamo sulla pelle ogni giorno – ha dichiarato Paula Cara –. Quanto sta accadendo è una svolta importante e siamo felici d’essere stati coinvolti come associazione e che sia stata chiesta la nostra opinione in merito. Spero sia un punto di inizio per tanti altri positivi cambiamenti».

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«La campagna referendaria – ha precisato Mariam Grissi – è una iniziativa partita dal basso, dalla volontà di tanti cittadini e cittadine che hanno vissuto le disuguaglianze e le discriminazioni sulla propria pelle insieme a tutta un’altra parte di comunità che ha capito la necessità di questo cambiamento. E’ un momento di cambiamento che vede come protagonisti di un processo di inclusione e non come testimonial le nuove generazioni». 

Il numero di potenziali beneficiari dell’effetto del referendum è rilevante: secondo i dati ISTAT, su oltre 5 milioni di stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2023, più di 2,3 milioni di cittadini extra UE possiedono già il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, che richiede requisiti simili a quelli per la cittadinanza. Con tempi ridotti rispetto agli attuali, molti stranieri potrebbero decidere di richiedere la cittadinanza, estendendola automaticamente anche ai figli minorenni conviventi.

Questa modifica, pur significativa, non esaurirebbe la necessità di una riforma più ampia della cittadinanza per nascita (ius soli) e per frequenza scolastica (ius scholae), temi al centro di numerosi dibattiti.

Va sottolineato che la procedura per ottenere la cittadinanza resta di tipo concessorio e richiede allo straniero maggiorenne di dimostrare un forte radicamento sociale, stabilità economica e assenza di precedenti penali.

Nel resto d’Europa, nonostante alcune differenze, i requisiti sono generalmente meno restrittivi: molti Paesi come Francia, Germania, Regno Unito, Belgio, e altri, prevedono cinque anni di soggiorno per la concessione della cittadinanza. L’Italia, insieme a pochi altri Stati come Polonia, Croazia e Austria, rimane tra i Paesi con le regole più rigide, mentre la Spagna, pur mantenendo il requisito di dieci anni, offre eccezioni per i cittadini di paesi ispano-americani.

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Note storiche

Negli ultimi cinquant’anni, l’Italia è passata da Paese di emigrazione, con oltre sei milioni di italiani all’estero e 60 milioni di oriundi, a Paese di immigrazione, con più di cinque milioni di stranieri residenti legalmente, molti dei quali nati sul territorio italiano ma esclusi dalla piena partecipazione alla vita pubblica a causa dell’attuale legge sulla cittadinanza.

Parallelamente, l’Italia sta affrontando un calo drastico del tasso di natalità e un rapido invecchiamento della popolazione. La legislazione sulla cittadinanza, ferma alla legge 91/92, non ha introdotto alcuna apertura significativa, mantenendo il principio della cittadinanza per discendenza e aumentando da 5 a 10 anni il requisito di residenza per i cittadini extra UE.

Tentativi di riforma, come il disegno di legge del 2006, non hanno avuto successo, e le recenti modifiche legislative hanno solo inasprito le norme, allungando i tempi per la naturalizzazione a un minimo di tre anni.

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