Popillia japonica, critiche alla Regione Veneto per la carenza di personale
Redazione
Con la conferma della presenza di tre focolai di Popillia japonica nei territori di Treviso e Verona, da parte del Servizio Fitosanitario Regionale del Veneto, si accendono le critiche per la carenza di personale per il settore della la difesa fitosanitaria.
Villafranca, Sommacampagna e Brentino Belluno sono i territori veronesi sotto osservazione per la presenza dell’organismo originario del Giappone e della Russia orientale, noto anche come “Scarabeo giapponese”.
«Non possiamo più permetterci che la burocrazia e la carenza di personale pubblico continuino a ostacolare la tempestiva gestione delle emergenze fitosanitarie» è l’allarme lanciato da Alex Vantini, Presidente di Coldiretti Verona. «Verona è una provincia a forte vocazione agricola, ortofrutticola e florovivaistica. Ma negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva riduzione degli ettari coltivati a causa di un mix letale di criticità: fitopatologie come flavescenza dorata, moria del kiwi, sharka; insetti alieni come cimice asiatica, Drosophila suzukii, Aleurocanthus spiniferus, Xylella fastidiosa; l’innalzamento dei costi di produzione – dai fitofarmaci al gasolio agricolo – e delle materie prime; l’embargo russo; gli ostacoli alle esportazioni (si pensi al Canale di Suez); la carenza di manodopera; la concorrenza sleale da parte di prodotti importati da paesi che non rispettano gli stessi standard di sicurezza e qualità; la drastica riduzione delle molecole fitosanitarie autorizzate, non sostituite da alternative efficaci; infine, i danni causati da eventi climatici estremi sempre più frequenti».
Coldiretti punta il dito contro una cronica mancanza di risorse umane all’Unità Fitosanitaria della Regione Veneto con sede a Buttapietra.
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«È da anni – tuona Vantini – che denunciamo il sottodimensionamento degli uffici regionali competenti. Il personale, pur ampiamente qualificato e fortemente impegnato nelle sue attività, è insufficiente a far fronte alle emergenze, ai monitoraggi, alle certificazioni fitosanitarie per import ed export. Il risultato? Ritardi, incertezze, e danni economici per agricoltori e vivaisti».
Concorda la consigliera regionale del Pd, Anna Maria Bigon: «Nel sostenere l’appello degli agricoltori riteniamo sia urgente che, a partire dalla Regione, venga potenziato l’organico degli enti pubblici preposti alla difesa fitosanitaria e si attui uno snellimento delle procedure burocratiche. I coltivatori non possono essere lasciati soli di fronte a emergenze come questa».
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«Chi lavora la terra – continua Bigon –, garantendo cibo e qualità ogni giorno, non può anche caricarsi sulle spalle l’ennesimo flagello ambientale senza strumenti, supporto e risposte tempestive. Serve una Regione presente, concreta, che non si limiti a parole o promesse, ma che agisca con risorse reali, personale qualificato e iter semplificati».
«Chiediamo alla Regione Veneto un immediato potenziamento dell’organico dell’Unità Fitosanitaria – conclude Vantini –. Non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze. Ogni giorno di ritardo significa più danni, più costi, meno competitività. Serve un piano straordinario di reclutamento e formazione. Gli agricoltori veronesi non possono essere lasciati soli di fronte a questa nuova minaccia».
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