Paolo Borchia a Daily: «Il Green Deal è una seconda pandemia per le imprese europee»
di Alessandro Bonfante
Un quarto d’ora con… Paolo Borchia
A pochi mesi dalle elezioni regionali del Veneto, “Un quarto d’ora con…” accoglie negli studi di Verona Network Paolo Borchia, eurodeputato e capo delegazione della Lega a Bruxelles, confermato per un secondo mandato.
Borchia lancia un allarme sul Green Deal, definito «una seconda pandemia» per le imprese europee, e critica i tagli alla PAC e la gestione poco equilibrata delle priorità comunitarie. Dalla questione del lupo alla difesa dell’agricoltura di montagna, dal ruolo del governo Meloni alle opere strategiche sul lago di Garda, Borchia tocca i nodi centrali dell’agenda veneta e veronese. Non manca una riflessione sul futuro del Veneto post-Zaia e sull’urgenza dell’autonomia.
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Guarda la puntata con Paolo Borchia
Una sintesi dell’intervista
Siamo a Bruxelles per una seconda legislatura: com’è iniziato questo nuovo mandato?
Dobbiamo dire che è una legislatura partita in salita. Se i precedenti cinque anni sono stati caratterizzati dalla pandemia e dal Green Deal – che per me è stata una seconda pandemia – ora siamo all’insegna delle grandi spese militari. Si parla quasi solo di difesa, ma poco o nulla di economia reale e territori. C’è molto lavoro da fare nei prossimi quattro anni.
Si parla di 800 miliardi per la difesa. Sono a rischio altri settori?
La coperta è corta. Il bilancio presentato dalla Commissione UE è quasi raddoppiato rispetto al precedente settennato. Quale altro ente può permettersi un budget del genere? Eppure i tagli alla PAC per l’Italia sono severi. Il fondo per la competitività? 138 miliardi… destinati alla difesa. Non si può parlare solo di questo. Bisogna essere realisti, ma anche equilibrati.
A proposito di territori, un tema concreto è quello del lupo: come si sta muovendo l’Europa?
Pochi giorni fa ho organizzato un incontro a Velo, molto partecipato, sulla gestione del lupo e l’agricoltura di montagna. È un tema serio: la direttiva Habitat del 1992 nasceva in un contesto diverso, quando il lupo era quasi estinto. Oggi serve aggiornare le normative. Non vogliamo il Far West, ma strumenti per difendere le nostre comunità e gli allevamenti. Non esistono animali di serie A e B.
Che valutazione dà del governo Meloni?
Finalmente in Europa ci vedono come un governo stabile, una rarità per l’Italia. Giorgia Meloni comunica molto bene e sta lavorando con impegno, ma un governo ha bisogno di lavoro di squadra. La Lega ha dato un contributo importante: pensiamo ai cantieri sbloccati da Salvini, ai 50 milioni per il collettore del Garda, al lavoro del ministro Giorgetti, riconosciuto come miglior ministro delle Finanze al mondo. E lo spread basso ci fa risparmiare miliardi ogni anno.
Si parla anche di collegamenti ferroviari tra Verona e il Lago di Garda: a che punto siamo?
Il Veneto è la prima regione per flussi turistici. Verona ha bisogno di infrastrutture all’altezza, non solo per i turisti ma per le imprese. L’aeroporto Catullo deve uscire dalla logica stagionale: è stato avviato il progetto Romeo, ma servono più collegamenti e maggiore qualità, anche in vista delle Olimpiadi 2026.
Si chiude il lungo ciclo di Zaia: che eredità lascia?
Quindici anni sono tanti. Si vince una volta, due, ma con il 76% significa che il segno l’hai lasciato. Zaia ha cambiato lo standing del Veneto. Presenze turistiche, casse di espansione per la sicurezza idrogeologica, piano energetico regionale da 7 miliardi. Un lavoro grande, fatto in silenzio. Ai detrattori dico: provate voi a fare meglio.
Autonomia: la riforma è in salita?
Dopo anni di lavoro di squadra, adesso tocca al governo mantenere la parola. L’autonomia non è una medaglietta della Lega, ma un successo per tutto il Veneto. Qui non si chiede, si pretende. Ogni ritardo ci fa perdere competitività.
Verona è davvero “dimenticata” in Veneto?
Storicamente siamo la città più lontana da Venezia, e questo pesa. Ma negli ultimi anni Verona è cresciuta: aumento di popolazione, iscritti all’università. Il gruppo consiliare della Lega ha lavorato bene. Ora bisogna alzare l’asticella, servono ancora più risultati.
Amministrative 2027: come si riorganizza il centrodestra?
Serve autocritica. Nel 2022 il nostro elettorato era deluso, in alcuni casi nauseato, e al ballottaggio ha preferito stare a casa. Servirà una figura di sintesi, non divisiva, magari un volto nuovo. E non solo da campagna elettorale: serve qualcuno capace di amministrare e dare risposte concrete ai veronesi.
Quando incontra cittadini e imprenditori, quale tema emerge più spesso?
A sorpresa, il Green Deal. Le imprese venete investono tanto in sostenibilità, ma questa agenda europea è un dazio interno che penalizza la competitività. Sta creando un contesto normativo che spinge alla delocalizzazione. Le imprese cominciano a chiedersi se valga ancora la pena restare in Europa.
Domanda di chiusura: come stacca dalla politica?
Cos’è il tempo libero? (ride) Il poco che ho lo passo con i miei bambini, di 8 e 2 anni. È il miglior investimento. Suonare, scrivere, leggere… per ora messi da parte. Ma costruire esseri umani mi piace tantissimo. Suonare la tastiera? Poco e male, ma ci provo.
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Un quarto d’ora con…
“Un quarto d’ora con…” è la nuova trasmissione di Verona Network, prodotta dalla redazione di Daily Verona e in onda su Radio Adige TV. Un format snello, diretto e di attualità, pensato per offrire uno spazio di confronto con i rappresentanti veronesi nelle istituzioni: consiglieri regionali, deputati, senatori ed europarlamentari, chiamati a raccontare progetti, priorità e visioni per il futuro del territorio.
A condurre il programma, in onda ogni martedì sera fino al 29 luglio alle 21.15 sul canale 19 HBBTV o in streaming su www.radioadige.tv, è Alessandro Bonfante con il direttore di Daily Verona Matteo Scolari, tra interventi e momenti di analisi, con uno sguardo rivolto anche alle prossime elezioni regionali.
Tutte le interviste di “Un quarto d’ora con…“:
- Stefano Valdegamberi: «Più sanità, meno carri armati. E Verona torni protagonista»
- Alberto Bozza: «In Veneto negli ultimi anni qualcosa si è inceppato»
- Marco Andreoli: «Zaia ha fatto la storia in Veneto, è una risorsa per tutti»
- Aurora Floridia: «Il cambiamento climatico non ha confini. Ma Meloni poco sensibile»
- Flavio Tosi: «Fine della “monarchia” Zaia, ora Verona batta i pugni»
- Enrico Corsi: «La Lega è cambiata, serve una riflessione profonda»
- Anna Maria Bigon: «Liste d’attesa della sanità azzerate in Veneto? Magari…»
- Stefano Casali: «L’autonomia è prevista della Costituzione, non è un’invenzione»
- Tomas Piccinini: «Un presidente veronese farebbe bene al Veneto»
- Alessandra Sponda: «Zaia è il Veneto. Ogni elezione fa storia a sé»
- Paola Boscaini: «Zaia rispondeva, ma poi non concretizzava»
- Elisa De Berti: «In Veneto il salto di qualità sui trasporti è evidente»
- Matteo Gelmetti: «Con Meloni l’Italia ha un altro peso. Verona deve fare squadra»
- Ciro Maschio: «La lezione di Verona ci è bastata: centrodestra unito per il Veneto»
- Paolo Tosato: «Dopo Zaia serve serietà, niente “fenomeni”»
- Marco Padovani: «Sono certo della vittoria del centrodestra in Veneto»
- Daniele Polato: «Io sindaco di Verona? Saprei già cosa fare nei primi 100 giorni»
- Paolo Borchia: «Il Green Deal è una seconda pandemia per le imprese europee»
- Maddalena Morgante: «Meloni un modello soprattutto per noi donne»
- Filippo Rigo: «Zaia ha portato il Veneto alla credibilità internazionale»
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