Paola Boscaini: «Il treno Catullo-Garda è in ritardo di decenni»
di Alessandro Bonfante
Nuovo appuntamento con “D Giovedì” su Radio Adige Tv. Nella rubrica “Un quarto d’ora con…“, negli studi di Verona Network, ospitiamo Paola Boscaini, deputata di Forza Italia (componente della Commissione Trasporti) e già sindaca di Bussolengo.
Al centro del colloquio le infrastrutture chiave: il collegamento ferroviario tra città, aeroporto Catullo e Garda, e i fondi sbloccati per il nuovo collettore del lago.
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Guarda l’intervista con Paola Boscaini
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Una sintesi dell’intervista
Qual è l’importanza del nuovo collegamento ferroviario Verona-Catullo-Garda e della nomina di un commissario straordinario?
È un’infrastruttura fondamentale di cui si parla da decenni; oggi siamo in forte ritardo. Sarebbe servita a valorizzare il nostro aeroporto, che purtroppo sta regredendo. Mi preoccupa che il Vinitaly possa spostare parte delle attività su Milano proprio per la mancanza di collegamenti efficienti. Con la nomina del commissario, spero che i tempi di realizzazione si dimezzino rispetto ai dieci anni inizialmente previsti. L’opera arriverà fino a Bardolino, alleggerendo il traffico verso i parchi e servendo i 13 milioni di turisti che visitano il lago ogni anno.
Sono in arrivo 73 milioni per il collettore del Garda. Come è stato raggiunto questo traguardo?
È il risultato di una politica che ascolta il territorio. Se si ripetessero incidenti come quello di Torri di qualche estate fa, il danno economico per il lago e per la città di Verona sarebbe enorme. Abbiamo individuato 90 milioni non utilizzati al Ministero dei Trasporti e, tramite un emendamento, ne abbiamo ottenuti 50. Altri 22 milioni sono stati recuperati da un fondo europeo tramite il Ministero dell’Ambiente. Entro il 2027 avremo i progetti esecutivi.
Da ex sindaca, cosa chiede oggi per il territorio del Baldo-Garda e dell’entroterra?
Chiedo che Verona smetta di essere «ai margini dell’impero» nelle scelte della Regione. La sanità locale è stata trattata malissimo e deve tornare protagonista. Servono direttori generali capaci di collaborare e una revisione delle schede regionali basata sulle esigenze reali. L’ospedale di Bussolengo è l’esempio lampante: doveva essere un polo riabilitativo provinciale e invece è semivuoto, nonostante i 13 milioni spesi per nuove sale operatorie mai utilizzate in otto anni.
Il “nuovo corso” regionale con il governatore Stefani promette un cambiamento rispetto al passato?
Il governatore uscente Zaia è un ottimo comunicatore, ma non ha trattato bene Verona né Forza Italia. L’approccio di Stefani sembra diverso: ha voluto incontrare tutti i rappresentanti del territorio per creare un collegamento diretto tra Roma, Venezia e le istanze locali. Se manterrà l’impegno di incontri mensili per ambiti di competenza, come infrastrutture e sanità, sarà una vera svolta.
Forza Italia segna una crescita nel veronese. Quali sono i segnali più significativi?
La lista competitiva creata dall’onorevole Tosi ha portato ottimi risultati: in centri come Peschiera, Costermano e Garda siamo il primo partito. Il dato più incoraggiante è l’adesione di molti giovani. Il segretario Tajani è apprezzato per la sua moderazione e capacità di ascolto, doti fondamentali in una politica che troppo spesso procede solo per slogan.
Qual è la posizione sul prossimo referendum sulla giustizia?
Voterò «Sì» con convinzione. La separazione delle carriere è una garanzia per il cittadino. L’aspetto che più disturba certi magistrati è l’estrazione a sorte dei componenti del CSM, perché eliminerebbe il potere delle correnti politiche. Se la sinistra si oppone a questo sistema, che prevede comunque magistrati con oltre 25 anni di esperienza, sembra voler difendere proprio quelle correnti.
In vista delle amministrative a Verona, il centrodestra ritroverà l’unità?
Lo spero vivamente e credo che tutte le forze della coalizione siano d’accordo sulla necessità di correre unite. Serve una figura competente, con visione ed esperienza, capace di restituire sicurezza e fiducia a una città che ne ha estremo bisogno. Il nome ideale? Sono di parte, non lo faccio, ma è facilmente immaginabile…
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