Panchina di Puliero vandalizzata, Polato: «Gesto che offende la veronesità»
Redazione
«È durata fin troppo, purtroppo, la panchina dedicata a Roberto Puliero, accanto a quella in ricordo di Giorgio Gioco, in Piazza 25 Aprile, di fronte alla stazione di Verona. Inaugurata a fine ottobre 2024, fino ad oggi era rimasta quasi intatta. Ora, accanto al volto del più grande cantore della veronesità, si distinguono scritte incomprensibili, segno di un atto vandalico che deturpa la memoria di un simbolo della nostra cultura cittadina».
A dichiararlo è Daniele Polato, eurodeputato veronese di Fratelli d’Italia: «La responsabilità non è soltanto di chi ha compiuto questo gesto vile, ma va condivisa con chi permette che simili episodi si ripetano, da anni, in stazione, e con chi, consapevole della situazione, ha deciso di collocare proprio lì due panchine a memoria di personalità così significative per Verona».
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Una scelta, secondo Polato, discutibile già in partenza. «Dedicare una semplice panchina a due icone della nostra tradizione cittadina era già di per sé opinabile. Ma si sa, per questa amministrazione le tradizioni possono essere lasciate solo a bordo campo, appunto, in panchina».

Polato critica anche la decisione di intitolare la piazzetta antistante al Cinema K2 a Giorgio Gaber: «Quel teatro – prosegue Polato – è stato portato alla ribalta da Roberto Puliero con la sua Barcaccia. Per anni lo ha tenuto vivo investendo risorse personali. È incomprensibile che si sia deciso di onorare altrove il suo nome».
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L’eurodeputato propone quindi una soluzione: «La collocazione ideale delle panchine potrebbe essere piazza San Zeno, un luogo che Puliero e Gioco hanno fatto vivere con passione, anche attraverso i celebri versi di Barbarani. Non è chiedere troppo, ma un gesto dovuto a chi ha dedicato la propria vita a far conoscere, vivere e amare Verona».
E conclude con un appello all’amministrazione comunale: «Se a Palazzo Barbieri c’è ancora qualcuno che crede nella memoria e nel rispetto delle nostre radici, si impegni a restituire a quelle panchine la dignità che i personaggi che rappresentano meritano».
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