Oltre 300 persone per l’incontro dedicato al Referendum sulla giustizia
Redazione
Davanti ad una platea gremita di un pubblico attento e composto da addetti ai lavori ma anche da moltissimi cittadini, si è tenuto ieri sera, presso l’aula magna della Scuola alle Stimmate di Verona, il confronto tra “cercatori di giustizia” dedicato al contenuto della riforma costituzionale in materia di ordinamento giudiziario oggetto dell’ormai prossimo referendum confermativo, organizzato dalla LAF, dal Centro di Cultura Europea Sant’Adalberto, con il patrocinio della Fondazione G. Toniolo.
Dopo l’introduzione dell’Avv. Paolo Tosoni, che ha riepilogato i punti salienti della riforma, si sono contrapposte le tesi a favore del Sì e del No rappresentate, rispettivamente, dal Dott. Andrea Mirenda, magistrato ed attuale componente sorteggiato del CSM, e dal Prof. Luciano Violante, già magistrato, parlamentare di lungo e Presidente della Camera dei deputati.
Il dibattito si è rivelato assai interessante e stimolante, grazie alle competenze e alla verve dei contraddittori, che hanno esposto le proprie posizioni con ragionamenti argomentati, scevri dagli slogan e dalle strumentalizzazioni che stanno inquinando il dibattito mediatico di questi giorni.
Il Prof. Violante ha evidenziato, principalmente, con riferimento alle modifiche riguardanti la separazione delle carriere dei magistrati inquirenti e di quelli giudicanti, il rischio connesso alla costituzione di un CSM riservato ai primi, che potrebbe generare un centro di potere dei pubblici ministeri non sottoposto ad alcun tipo di controllo e di struttura gerarchica, nonostante la perdurante possibilità per le procure di emissione di avvisi di garanzia, la cui sola pubblicizzazione, a prescindere dal successivo esito delle indagini e del processo, costituiscono potenziali fonti di pregiudizio, non solo di immagine, per i destinatari.
Il fautore del No ha quindi spiegato che, in un prossimo futuro, il potere di tale “casta” potrebbe essere arginato con una maggiore influenza del potere politico, come già previsto in altri ordinamenti, quali quello francese, spagnolo e tedesco, che potrebbe peraltro minare l’indipendenza del potere giudiziario, in violazione dell’autonomia sancita dalla Costituzione.
Prendendo la parola, il Dott. Mirenda ha anzitutto replicato che il testo degli articoli riformati non contiene alcuna previsione di ingerenza del sistema politico, dato che anche i nuovi organismi previsti, cioè i due CSM e l’Alta Corte, sono costituiti in maggioranza da magistrati, con una componente di minoranza di membri “laici”.
Il Dott. Mirenda ha piuttosto sottolineato l’estrema rilevanza dell’introduzione della nomina dei componenti dei due CSM mediante sorteggio, indicato quale unico meccanismo in grado di provocare l’affrancamento dalla piaga del cosiddetto “correntismo”, ovverosia la patologica influenza delle correnti delle associazioni di magistrati nella gestione amministrativa dell’organo chiamato a garantire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, come emersa a seguito del noto ”caso Palamara”.
Il Dott. Mirenda ha anche ribadito che la separazione delle carriere, essendo quella delle funzioni già di fatto regolata dalla recente riforma Cartabia, è indispensabile per stabilire la terzietà dei giudicanti rispetto agli inquirenti, che, al di là del senso di responsabilità soggettivo dei singoli, può assicurare e dare maggiore credibilità all’imparzialità.
Al termine dell’ulteriore botta-risposta tra i relatori, entrambi hanno concordemente ribadito, così come ricordato anche dal presidente dell’Ordine degli Avvocati di Verona intervenuto a fine dibattito, che la giustizia è un bene di tutti, e che quindi, al di là dello schieramento per il Sì e per il No, è indispensabile che venga assunta da parte di ciascuno una posizione consapevole ed informata, e che venga esercitato un diritto riconosciuto dalla Costituzione in presenza di modifiche alla legge fondamentale dello stato.
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