Nuovo ospedale a Legnago: investimento da 210 milioni, ma è polemica sulla demolizione del vecchio

Redazione

| 04/06/2025
Mentre partono i lavori per il nuovo nosocomio, politici e sindacati contestano l’abbattimento completo della struttura esistente e chiedono soluzioni alternative utili al territorio.

A Legnago sta per iniziare la costruzione di un nuovo ospedale, un’opera strategica da 210 milioni di euro, di cui 140 milioni già finanziati dalla Regione Veneto. Il resto della cifra e i 90 milioni stimati per le attrezzature restano invece avvolti da dubbi e incertezze. Quel che è certo è che il vecchio ospedale, situato accanto all’area del nuovo, verrà completamente demolito secondo quanto riportato dall’ULSS 9.

Una scelta che ha sollevato numerose preoccupazioni tra rappresentanti politici e sindacali, in particolare dal vicesegretario del Partito Democratico di Verona, Alessio Albertini, che ha illustrato una serie di proposte alternative alla demolizione completa, in grado di valorizzare spazi ancora utilizzabili e rispondere concretamente ai bisogni del territorio.

Ospedale di Legnago - Mater Salutis
Ospedale di Legnago Mater Salutis

Le proposte per salvare il vecchio ospedale

Albertini riconosce l’importanza dell’investimento, ma ritiene “deprecabile” la scelta di abbattere totalmente un complesso che contiene ancora aree idonee all’uso pubblico. Le sue proposte sono quattro:

  1. Trasferimento del Polo infermieristico universitario: attualmente in spazi inadeguati, potrebbe trovare una nuova sede nel vecchio ospedale. Offrendo anche servizi di studentato, si faciliterebbe l’accesso a studenti da tutta Italia.
  2. Conversione in Ospedale di Comunità: per sopperire alla carenza di strutture per la lungodegenza e la riabilitazione post-acuzie, attualmente aggravata dalla saturazione dell’unico Ospedale di Comunità del Distretto 3, a Bovolone.
  3. Accorpamento degli uffici del Distretto Sanitario: oggi dispersi in sedi diverse, potrebbero essere centralizzati in un’unica struttura.
  4. Ricollocazione del SERD: il servizio per le dipendenze è attualmente in una sede inadatta e troverebbe spazi migliori nel vecchio edificio.

«Non siamo contrari a un nuovo ospedale, ma chiediamo che venga salvata una parte del vecchio per rispondere ai bisogni del territorio – ribadisce Albertini -. Abbiamo spazi utilizzabili e funzionali: demolirli è uno spreco».

Preoccupazioni sulla viabilità e sulla trasparenza

Albertini punta anche il dito sulla scelta della sede del nuovo ospedale, «discutibile dal punto di vista viabilistico», temendo un aggravamento della mobilità locale già critica. E ancora più grave è, secondo lui, la mancanza di trasparenza: «Nessun dettaglio è stato condiviso con consiglieri, sindaci e commissioni. I dati forniti sono frammentari e non è nemmeno certo se i livelli occupazionali saranno garantiti».

Ad oggi – secondo Albertini – si sa solo che:

  • l’attivazione è prevista per il 2030
  • ci saranno 375 posti letto nei reparti e 40 in emodialisi e OBI
  • il progetto include aule universitarie, uffici, un auditorium, sale polifunzionali e un parcheggio da 1.200 posti auto.
Presentazione nuovo ospedale di Legnago
Presentazione nuovo ospedale di Legnago

Il fronte sindacale: «No a un ospedale senza anima»

Accanto ad Albertini si sono schierati i principali sindacati del settore pubblico.

Giovanni Zanini (CISL FP Verona) auspica una «Comunità della salute» in cui servizi frammentati come hospice, RSA, distretti e case della comunità possano convivere in un unico polo.

Antonio De Pasquale (CGIL FP Verona) teme un ridimensionamento dell’assistenza, richiamando esperienze passate in cui l’assenza di spazi adeguati ha compromesso servizi essenziali. «Anche la vecchia struttura dovrebbe essere riconvertita, non abbattuta».

Per Marco Bognin (UIL FPL Verona), il nodo centrale è la grave carenza di personale: «Ogni opera edilizia deve essere accompagnata da un piano serio di reclutamento e valorizzazione del personale sanitario. Senza questo, sarà solo cemento senza servizi».

Anche Diego Porfido, consigliere comunale di Legnago, ammonisce: «L’ospedale è un’opera strategica, ma va gestita in sinergia con il territorio. Legnago non può essere solo spettatrice delle decisioni regionali».

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