Nuovi medici di base, Spi CGIL Verona: «Occorre sostenere e incoraggiare la professione»
Con 34 nuove assegnazioni sul territorio veronese, Azienda Zero ha chiuso lo scorso 11 ottobre la terza procedura per il reclutamento di medici di base. Ai sensi dell’ex articolo 34 comma 18 dell’Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, l’avviso, pubblicato lo scorso 6 agosto con scadenza 2 settembre, era rivolto ai corsisti del primo secondo e terzo anno del corso regionale di medicina generale. Le assegnazioni effettuate nel Veronese riguardano sette corsisti del terzo anno, tredici del secondo anno e quattordici del primo.
Nel ricalcolo effettuato da Azienda Zero, scende così a 164 in terra scaligera il numero degli ambiti territoriali di medicina generali privi di medico di base (ad agosto le zone carenti erano 198).
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Spi CGIL Verona afferma: «La nuova infornata va a lenire i disagi dell’ambito territoriale comprendente le Circoscrizioni prima, seconda e terza del Capoluogo, che con sette nuove assegnazioni vede calare da 10 a 3 il numero delle zone carenti. Sette assegnazioni anche per il comprensorio del villafranchese che fanno scendere le zone carenti dalle 18 di agosto 2024 alle 11 di ottobre 2024».
«Appena scalfita la grossa carenza di medici nella prima cintura sud ovest del Veronese (Circoscrizioni 4-5, Castel D’Azzano, San Giovanni Lupatoto, ecc) dove le cinque nuove assegnazioni effettuate fanno scendere da 43 a 38 il numero delle zone carenti. Tre assegnazioni anche per il territorio della prima cintura ad est del capoluogo, comprendente le Circoscrizioni 6 e 7 e i Comuni di San Martino Buon Albergo e di Lavagno, dove le zone carenti scendono da 11 a 8. Tre anche nell’area del Baldo-Garda (da 25 a 22) e altrettante per il territorio della Valpolicella/Valdadige (da 11 a 8)».
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«L’esperienza tuttavia suggerisce che la soluzione dei corsisti non sia risolutiva dei problemi della medicina territoriale di base: tra di essi si segnala infatti un alto tasso di abbandono o rinuncia agli incarichi, vuoi per i gravosi carichi di lavoro oppure per cogliere migliori opportunità di impiego. Basti pensare che prima del 2 ottobre, scadenza per l’accettazione dell’incarico, i nominativi in graduatoria per il territorio veronese erano 41, ciò a significare che in sette non hanno accettato l’incarico oppure risultavano non più compatibili con esso. Stando poi a quando accaduto negli ultimi anni, è facile prevedere che molti altri abbandoneranno nei prossimi mesi», aggiunge il sindacato.

«Nel 2023, con il corrispondente bando di settembre, rivolto ai corsisti, le zone carenti erano scese da 197 a 156, salvo poi tornare a crescere nei primi mesi del 2024 fino a toccare il livello record di 213 a maggio. Nel 2022, con il bando di settembre, le zone carenti erano state ridotte da 142 a 103, ma nei primi mesi del 2023 erano ri-esplose a 203. Nel 2021 si contavano 109 zone carenti prima del bando di settembre; 77 dopo il bando di settembre e 146 prima del primo bando del 2022. Questa volta sarà diverso? Staremo a vedere. Resta al palo la situazione, ormai drammatica, della continuità assistenziale (ex guardia medica). Gli incarichi vacanti nel veronese sono ancora 114, come ad agosto».
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«Per noi il problema della mancanza dei medici di famiglia è prioritario e di massima importanza – interviene il Segretario Spi Cgil Verona Adriano Filice -. La persona trova nel medico di famiglia la prima risposta pubblica ai suoi problemi di salute. È nel medico di famiglia che si concretizza la prossimità che è tra le linee guida fondamentali dopo la pandemia. Incentivare, sostenere, incoraggiare la scelta dei medici a intraprendere questa facoltà è dunque un punto irrinunciabile. Bisogna favorire l’aggregazione dei medici nel territorio, concretizzare l’infermiere di comunità, accelerare sul PNRR e realizzare le Case e gli Ospedali di Comunità, realizzando la presa in carico della persona. Come Sindacato torniamo a chiedere un grande piano delle assunzioni di infermieri e medici, che oggi non si vede né nei provvedimenti del Governo, né nelle decisioni della Regione».
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