Marco Franzoni: «Serve un patto per la Bassa Veronese»

Redazione

| 29/10/2025
Per lo “Speciale Elezioni regionali 2025”, l’intervista a Marco Franzoni, sindaco di Cerea e candidato al Consiglio regionale del Veneto per la Lega.

Speciale Elezioni regionali 2025

A poche settimane dal voto per le elezioni regionali del Veneto, fissato per il 23 e 24 novembre, lo “Speciale Elezioni regionali 2025” ospita Marco Franzoni, sindaco di Cerea dal 2017 e candidato con la Lega. Il primo cittadino rilancia il tema dell’autonomia e afferma: «Noi della Bassa Veronese ci sentiamo periferia dell’impero».

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Guarda l’intervista a Marco Franzoni

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Una sintesi dell’intervista

Ci racconta il percorso politico che l’ha portata a essere oggi sindaco di Cerea e candidata al Consiglio regionale?
È un percorso lungo. Da giovane ho militato in Alleanza Nazionale fin dalla nascita del partito; con lo scioglimento ho interrotto la militanza, restando civico per alcuni anni. Sono diventato sindaco nel 2017, nel 2018 sono entrato nella Lega, dove sono tuttora, orgogliosamente.

Perché la scelta di candidarsi in Regione adesso?

L’esperienza maturata in quasi trent’anni, tra opposizione, assessorato e vicesindaco, mi spinge oggi a guardare oltre i confini comunali. È un territorio con grandi valori comunitari, solidaristici, paesaggistici e culturali. Ho lanciato un questionario di campagna: raccogliamo proposte che sintetizzeremo in un “patto della Bassa Veronese” con punti programmatici specifici.

Quindici anni di governo Zaia: cosa è andato bene e cosa poteva andare meglio?
Sono stati 15 anni di primati per il Veneto. Un’amministrazione con visione, che ha messo al centro gli interessi dei veneti: dalla sanità alle infrastrutture, fino alla valorizzazione turistica di un territorio ricco di eccellenze.

Autonomia: dopo il referendum del 2017, il processo si è arenato? E va portato avanti?
Va assolutamente portato avanti. Dobbiamo ricordare i milioni di veneti che si sono espressi. La battaglia non è solo di Zaia: riguarda tutti i veneti che vogliono essere protagonisti del proprio territorio con forme specifiche di autonomia e una gestione più responsabile della cosa pubblica. In Parlamento sarà un percorso di compromessi, ma ci sono segnali: lavorare su pre-intese per alcune materie e, più in generale, un modello federale per avvicinare istituzioni e cittadini.

Sanità: da sindaco, quali criticità le vengono segnalate più spesso?
La principale riguarda una programmazione sbagliata, decisa 30-40 anni fa, sul numero chiuso all’università e nelle specialistiche. La carenza di medici ha rallentato le liste d’attesa, anche se negli ultimi mesi alcuni provvedimenti hanno migliorato efficienza ed efficacia. Dobbiamo reinvestire sulla medicina territoriale: prevenzione, informazione, rete di strumenti di base, ruolo centrale del medico di famiglia in aggregazioni funzionali e “case della comunità” affiancate alla specialistica. Superata l’emergenza medici, dovremo affrontare quella degli infermieri.

Inverno demografico: il tema sanitario diventa sociale. Che cosa serve sugli anziani?
Condivido il cambio di marcia sottolineato dal candidato governatore Stefani: più attenzione al sociale. Servono una riforma delle RSA, un’assistenza domiciliare integrata forte e modelli proattivi sul territorio. Per gli anziani autosufficienti va promosso il co-housing: spazi privati e aree comuni, cittadelle vivibili che aiutino le relazioni e il contrasto all’isolamento. Anche tramite incentivi fiscali per riqualificare aree degradate o per nuovi interventi edilizi.

Giovani: come trattenerli e renderli protagonisti?
Non è semplice: serve una programmazione che guardi ai prossimi vent’anni e metta insieme università, fondazioni bancarie, Camera di commercio e imprese. Dobbiamo frenare l’esodo non solo dei talenti ma dei giovani in generale, tornando attrattivi. Il tessuto produttivo veneto esporta e investe in ricerca e innovazione: va sostenuto, altrimenti diventa difficile immaginare il futuro del Veneto e dell’Italia.

Sicurezza: tema caldissimo per i cittadini. Cosa fare a livello locale e regionale?
Nella Bassa Veronese registriamo un’immigrazione irregolare fuori controllo, con numeri spaventosi che generano insicurezza, soprattutto la sera. Come sindaci stiamo facendo fronte comune: richiesta del commissariato di Polizia a Legnago, revisione di norme sull’ospitalità, indirizzo politico per i confini. C’è anche il tema del caporalato, con pseudo-cooperative che sfruttano i connazionali nell’agricoltura. Serve lavorare insieme: sindaci, prefettura e forze dell’ordine, oltre a correzioni normative.

Che impressione le ha fatto Alberto Stefani, candidato presidente della Lega?
È giovane ma con idee molto chiare: visione, intelligenza, passione politica e approccio pragmatico-amministrativo. Saprà farsi valere.

C’è chi dice che Verona sia “dimenticata” in Regione. Luogo comune o realtà?
Mi fa sorridere, perché nella Bassa Veronese ci sentiamo “periferia dell’impero” di Verona e, a maggior ragione, dimenticati dalle istituzioni regionali. Battute a parte, sono territori di eccellenza da difendere. Sta a noi, rappresentanti politici, far valere ragioni e interessi, superando le contrapposizioni di fazione e parlando con un’unica voce per Verona e la sua provincia.

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