Manildo: «Il Consiglio della Sanità di Stefani? Serve cambio di passo, non slogan»
Redazione
«Quando Stefani parla di “Consiglio della Sanità”, immagino si riferisca a un consiglio di amministrazione. Visto l’andamento, sembra che la direzione sia la privatizzazione totale del sistema sanitario veneto».
Giovanni Manildo, candidato presidente del centrosinistra alle elezioni regionali del 23 e 24 novembre, non usa mezzi termini nel rispondere all’ultimo annuncio di Alberto Stefani, candidato della Lega e del centrodestra.
«Delle due l’una – attacca Manildo –: o per Stefani “va tutto benissimo”, come dice ogni giorno Zaia, oppure bisogna riconoscere che siamo nel pieno di una crisi strutturale della sanità pubblica veneta, e serve un cambio di passo vero, non uno slogan. Perché chi vuole guidare questa Regione non può cavarsela con frasi generiche. Deve dire da che parte sta».
La diagnosi è chiara secondo Manildo: «Negli ultimi anni le liste d’attesa si sono allungate a dismisura, il personale sanitario è stato mortificato, i medici di base sono schiacciati dalla burocrazia e spesso introvabili in molti territori. Le Case della Comunità restano sulla carta, e le case di riposo sono allo stremo: in Veneto manca ancora la riforma che tutte le altre Regioni hanno già fatto, tranne noi e la Sicilia. Tutto questo pesa sulle spalle delle famiglie».
Secondo la Fondazione Gimbe, lo scorso anno oltre 380 mila veneti hanno rinunciato a curarsi: «Il motivo è semplice – continua Manildo –, il sistema pubblico non è stato in grado di dare risposte, e i costi del privato erano insostenibili. Non è degno di una regione civile e avanzata come la nostra. Costruire un sistema dove la salute non è più un diritto, ma un servizio per chi può permetterselo, significa scegliere una società ingiusta, divisa, egoista. Il Veneto non è questo».
E ancora: «Siamo una terra solidale, con migliaia di persone che dedicano tempo e cuore al volontariato. Non meritiamo un governo regionale che lascia indietro chi ha il portafoglio più leggero. L’atteggiamento di Stefani e questi suoi annunci francamente li trovo offensivi verso chi non riesce a prenotare una visita o a garantire l’assistenza a un familiare fragile».
«Noi crediamo nel valore universalistico della cura. Perché la politica – come ci ha insegnato Don Milani – è prendersi cura di tutti. Per questo la nostra idea di sanità è pubblica, universale, accessibile. E non a caso abbiamo già indicato con chiarezza chi guiderà la sanità veneta se i cittadini sceglieranno il cambiamento: Mimmo Risica, grande cardiologo, uomo di esperienza e di ideali, che ha scelto di dedicarsi ai più fragili, in Italia e nel mondo. Non è una scelta di partito, né frutto di equilibri interni: è una scelta per il Veneto».
La chiusura è un affondo diretto: «Stefani non ha questa libertà. Il nome del suo assessore non lo può dire, perché non lo decide in Veneto: lo decide Roma, lo decidono i partiti. Ed è questa la differenza tra chi vuole governare il Veneto per i veneti, e chi ne fa solo una pedina della politica nazionale».
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