L’UE declassa il lupo: gestione più flessibile, ma è polemica
Redazione
Il Parlamento Europeo ha dato il via libera definitivo alla modifica degli allegati IV e V della direttiva Habitat, accogliendo la proposta della Commissione europea che declassa lo status di protezione del lupo (Canis lupus) da “rigorosamente protetto” a “protetto”. La decisione, sostenuta da una larga maggioranza dell’assemblea di Strasburgo, rappresenta una svolta nella gestione della specie e segna un nuovo capitolo nel delicato equilibrio tra tutela della biodiversità e convivenza con le attività umane.
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Il provvedimento, che dovrà ora essere formalmente adottato dal Consiglio dell’UE e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, consentirà agli Stati membri una maggiore flessibilità nella gestione delle popolazioni di lupo. Pur restando obbligatorio garantire uno stato di conservazione soddisfacente, i Paesi potranno adottare misure più mirate e, se necessario, anche interventi di controllo, per rispondere alle esigenze delle comunità rurali e degli allevatori, sempre più spesso alle prese con attacchi al bestiame.
La modifica arriva in risposta alla crescita significativa delle popolazioni di lupo in Europa, che secondo le stime della Commissione superano ormai i 20mila esemplari. Un successo dal punto di vista della conservazione, ma che ha riacceso le tensioni con il mondo agricolo, soprattutto nelle aree montane e rurali dove la presenza del predatore è tornata a essere una sfida quotidiana.
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Non sono mancate, tuttavia, le critiche. Varie associazioni ambientaliste e scientifiche hanno espresso forte preoccupazione, temendo che il declassamento possa tradursi in un aumento degli abbattimenti e mettere a rischio i risultati ottenuti negli ultimi decenni. Secondo gli ambientalisti, la scienza non supporta l’efficacia delle uccisioni di lupi come soluzione ai conflitti con l’allevamento, mentre il rischio di bracconaggio potrebbe aumentare.
La direttiva aggiornata entrerà in vigore venti giorni dopo la pubblicazione ufficiale e gli Stati membri avranno diciotto mesi di tempo per adeguare la propria legislazione. Resta comunque la possibilità, per i singoli Paesi, di mantenere a livello nazionale uno status di protezione più rigoroso.
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Tosi: «Svolta per montagna, pianura e allevatori»
«È un cambiamento storico grazie soprattutto all’azione politica del Partito Popolare Europeo e dunque Forza Italia: entro luglio Stati e Regioni avranno veri poteri per varare efficaci piani di gestione e contenimento del lupo». Lo afferma Flavio Tosi, europarlamentare di Forza Italia-Ppe, componente della commissione Ambiente.
«È una svolta storica: dopo oltre trent’anni la direttiva Habitat cambia e cambia in meglio, più vicina alle esigenze della montagna, della pianura, dei residenti, degli allevatori e dei turisti. Tutto questo è riuscito grazie alla centralità politica del Ppe e quindi di Forza Italia. Un lavoro iniziato un anno fa assieme al nostro Ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, col quale abbiamo avuto numerose interlocuzioni».
Borchia: «Serviva agire prima»
«Mi sembra sia partita la gara a rivendicare il merito di questo successo, ma ricordo solo una richiesta della Lega, quasi in solitaria, a pretendere in commissione ENVI che il tema fosse affrontato dalla plenaria. Troppo facile esultare ora». Così Paolo Borchia, capo delegazione della Lega al Parlamento europeo e vicesegretario della Liga Veneta.
«Chi lavora per i territori non si sveglia all’ultimo minuto. In Lessinia, nel Baldo, sull’Altipiano di Asiago e nelle aree montane sappiamo bene che il lupo non è più una specie in pericolo, ma un problema quotidiano per chi vive e lavora in montagna. Con buona pace degli pseudoambientalisti che sono rimasti silenti davanti ad anni di stragi silenziose di capi di bestiame. Ora avanti, senza altri ritardi, con l’approvazione della modifica della direttiva Habitat», conclude Borchia.
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Guarda: «Scelta populista e antiscientifica»
«Questa scelta, motivata da ragioni populiste e antiscientifiche, è un segnale preoccupante per il futuro della specie e per l’efficacia delle misure di prevenzione già in atto. Il declassamento rischia infatti di compromettere la destinazione dei fondi LIFE, cruciali per le attività di gestione e tutela nei territori interessati» dichiara Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi. «Senza questi strumenti, la convivenza tra il lupo, gli allevatori e le comunità locali diventa ancora più difficile e costosa: le risorse per la coabitazione, infatti, saranno destinate ad altre specie. Così, la politica volta le spalle a chi vive quotidianamente il conflitto con la fauna selvatica, lasciandolo senza il necessario supporto economico e tecnico».
«Per questo, ci siamo opposti e abbiamo votato contro al declassamento» aggiunge. «Nonostante questo grave passo indietro, sono orgogliosa di affermare che siamo riusciti a difendere la direttiva Habitat, salvaguardando il cuore della legislazione ambientale europea. Continuerò a impegnarmi per ripristinare pienamente le misure preventive essenziali per garantire un equilibrio sostenibile tra la tutela del lupo e la sicurezza degli allevatori e delle comunità locali» conclude.
Confagricoltura Veneto: «Un altro passo in avanti, ora l’Italia faccia la sua parte»
«È un provvedimento importante, che permetterà agli Stati membri di autorizzare piani di contenimento – sottolinea Anna Trettenero, presidente di Confagricoltura Vicenza – . Il numero dei lupi sta crescendo in maniera esponenziale e sull’Altopiano di Asiago assistiamo sempre di più ad attacchi che avvengono a bassa quota, mettendo a rischio le attività degli agricoltori e degli alpeggi. Oltre a causare quindi danni ingenti alle aziende, il lupo è anche un pericolo per la comunità e un grande problema anche per il nostro turismo. Ora gli Stati membri avranno maggiore libertà nel gestire le popolazioni di lupi e ci auguriamo che anche l’Italia faccia la sua parte, tutelando le attività produttive e la sicurezza dei cittadini».
Aggiunge Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno: «Non vediamo l’ora che si cominci a fare qualcosa, perché gli allevatori sono esausti e non ne possono più di una situazione che è da tempo fuori controllo. L’importante è che ora ci sia ampia condivisione a livello nazionale sull’applicazione delle normative, per procedere con determinazione al contenimento dei lupi. Ora che gli Stati membri hanno maggiore libertà nel gestire le popolazioni dei predatori, ci auguriamo che l’Italia proceda con decisione. Cosa che non è mai stata fatta in passato, quando si è creduto che la convivenza tra lupi e allevatori fosse possibile. Non è così, come si è visto in questi anni, ed ora anche l’Europa l’ha capito. Dopo aver incessantemente alzato la voce, siamo arrivati a questo importante risultato, che però va seguito da azioni concrete, mirate a contenere la popolazione dei grandi carnivori. Ricordiamo che nel Bellunese i lupi, oltre a predare il bestiame nelle malghe, tanto da indurre alcuni allevatori a rinunciare all’alpeggio, si stanno avvicinando sempre di più ai centri abitati, mettendo in allerta i cittadini».
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