Liste di attesa, Bigon: «Si potenzi il sistema pubblico»
Redazione
«Sono trascorse solo alcune settimane dall’annuncio del presidente uscente della Regione Veneto, Luca Zaia, riguardo a un presunto miglioramento nella gestione delle liste d’attesa. Tuttavia, la realtà evidenzia una situazione ben diversa rispetto a quella descritta».
Con queste parole la consigliera Anna Maria Bigon ha aperto la conferenza stampa insieme ai volontari degli sportelli di mutuo aiuto per il diritto alle cure, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla vertenza delle liste d’attesa.
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«Le liste d’attesa sono ancora un tema di stretta attualità: gli sportelli di mutuo aiuto del territorio registrano diverse richieste di persone che non riescono a ottenere dal Cup l’appuntamento nei tempi prescritti dalla ricetta medica; nei dati forniti dal Ministero raggiunge un livello allarmante (il 7,4% della popolazione) la percentuale di cittadini veneti che rinunciano a curarsi perché non trovano risposta nella sanità pubblica e non possono sostenere i costi delle prestazioni private, rinunciano a curarsi; continua la fuga di medici e infermieri dal pubblico».
«Questo andamento – sottolinea la consigliera – è la logica conseguenza di una mancata programmazione ventennale. I pronto soccorso privati hanno visto aumentare gli accessi dai 147.041 ai 153.153 accessi del 2023, mentre la relazione regionale sul settore sociosanitario evidenzia “una riduzione dei ricoveri per residenti in Veneto (da 90.712 nel 2022 a 88.732 nel 2023) e delle prestazioni ambulatoriali regionali (da 9.056.677 a 8.751.514)”. In queste condizioni, infatti, diversi cittadini sono costretti a richiedere le prestazioni anche in altre Regioni».
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«Bene lo stanziamento di oltre 40 milioni da parte della Giunta regionale, ma deve essere solo un primo passo. Le risorse stanziate devono andare prima a difesa della sanità pubblica e devono essere strutturali e laddove la normativa da modificare è quella statale, la Regione deve attivarsi in Conferenza Stato-Regioni. Proseguendo con la logica dell’emergenza non riusciremo a risolvere il deficit di attrattività della sanità pubblica».
Mancano 3.500 medici secondo le dichiarazioni della stessa Giunta regionale. «È necessario procedere a nuove assunzioni e valorizzare il personale con meccanismi premianti per chi sceglie di lavorare nel pubblico. Senza interventi immediati, il rischio è che il sistema pubblico diventi sempre meno sostenibile, obbligando a scelte estreme per coprire le carenze» aggiunge la consigliera.
«Il nostro obiettivo – prosegue Bigon – è sostenere la sanità pubblica. In questi anni abbiamo avanzato diverse proposte per un servizio sanitario pubblico più forte ed equo: investimenti concreti nel personale, un rilancio della sanità territoriale con l’attivazione delle Case di Comunità, l’ammodernamento tecnologico a partire dalla telemedicina, maggiore trasparenza sulle liste d’attesa e un uso efficace della digitalizzazione per migliorare l’accesso e la qualità delle cure. Iniziative come quella degli sportelli veronesi sono a sostegno del lavoro insostituibile dei nostri medici e infermieri, che dobbiamo puntare a valorizzare sempre di più».
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La consigliera ha ringraziato «le decine e decine di volontari che ogni giorno operano nei 22 sportelli territoriali veronesi di mutuo aiuto per il diritto alle cure fornendo assistenza alle persone, specie anziane, che non riescono a trovare risposte dal pubblico alla richiesta di prestazioni e visite specialistiche entro i termini previsti dalla prescrizione medica. Lavoro ancora più importante perché svolto in collaborazione con l’ULSS 9, mettendosi a disposizione per fornire un aiuto concreto ai cittadini».
«Ma non è un solo il settore sanitario ad essere in difficoltà – ha concluso Bigon – se guardiamo al sistema delle case di riposo il problema è significativo: le liste di attesa per entrare in rsa con impegnativa di residenzialità nel veronese sono cresciute dalle 954 unità del 2022 alle 1.133 del 2023 alle 1.451 del 2024. Imponente la progressione anche a livello regionale: 7.582 domande in coda nel 2022; 8.981 nel 2023; 10.452 nel 2024. La falsa partenza del “ruolo unico” per i medici di base, con solo 35 domande nel veronese a fronte di oltre 350 incarichi vacanti rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme che non può essere ignorato» conclude Bigon.
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