Laura Bocchi: «Finalmente una legge che riconosce i caregiver»

di Alessandro Bonfante

| 22/01/2026
Nella nuova puntata di “D Giovedì”, in onda “Un quarto d’ora con… Laura Bocchi”, responsabile del Dipartimento Disabilità della Lega del Veneto.

Il tema dei caregiver familiari negli ultimi mesi è entrato a pieno titolo del dibattito politico regionale e nazionale. Nella nuova puntata di D Giovedì, il format del giovedì sera alle 21 su Radio Adige Tv, gli studi di Verona Network ospitano Un quarto d’ora con… Laura Bocchi, responsabile del Dipartimento Disabilità della Lega in Veneto, già consigliera comunale a Verona e caregiver lei stessa.

Con Bocchi si parla del disegno di legge nazionale sui caregiver promosso dalla ministra Alessandra Locatelli, delle criticità ancora aperte e delle prospettive a livello regionale e comunale. Dalla dignità del lavoro di cura alla necessità di sburocratizzare i servizi, fino al ruolo degli enti locali, l’intervista intreccia l’esperienza personale e il lavoro dietro le quinte della politica.

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Guarda l’intervista con Laura Bocchi

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Una sintesi dell’intervista

Partiamo dall’attualità: il disegno di legge nazionale sui caregiver. Da quale esigenza nasce?
«Nasce da un’esigenza enorme e reale. I caregiver sono coloro che si prendono cura, in modo prevalente e continuativo, delle persone che amano e che hanno una disabilità o una fragilità importante. Spesso rinunciano al lavoro, alla vita sociale, a sé stessi. Lo fanno con amore e dedizione, ma è evidente che senza di loro lo Stato non riuscirebbe a fare altrettanto. Se ne parla da anni, da decenni, ma non si era mai arrivati a un punto. Il ministro Locatelli ha creato un tavolo con INPS, associazioni, medici e caregiver: da lì è nato un Ddl che è un punto di partenza concreto, pur migliorabile».

Le critiche si concentrano soprattutto sulle risorse economiche stanziate. Sono sufficienti?
«Se vogliamo quantificare l’importanza del caregiver, qualsiasi cifra è insufficiente. Nessun compenso può misurare quel carico emotivo e fisico. Ma fino a oggi non c’era nulla: né una legge né uno stanziamento. Oggi ci sono 270 milioni certi. È una base da cui partire, che potrà essere incrementata nel tempo, come è successo per altri fondi. Inoltre questi 400 euro sono cumulabili con altri sostegni. Ma il punto centrale non è solo economico: è il riconoscimento della dignità del caregiver».

Cosa significa, dal punto di vista umano, essere caregiver?
«Significa spesso smettere di sentirsi persone. Diventi un ausilio: come il respiratore o il pannolone, diventi uno degli ausili di tuo figlio. I suoi bisogni diventano i tuoi, i tuoi non esistono più. Questo porta a un burnout enorme. Racconto anche la parte ironica sui social, perché sdrammatizzare aiuta, ma la realtà è durissima. Ci sono storie tragiche, famiglie che crollano. Per questo serve una rete vera di sostegno».

A livello regionale cosa può fare il Veneto?
«La Regione può fare molto, anche oltre la sanità. Il presidente ha dato una deadline di sei mesi per una legge regionale sui caregiver, riprendendo un progetto nato nella scorsa legislatura, anche se di colore politico diverso. Questo dimostra che su disabilità e fragilità non devono esistere bandiere. Ci sono progetti concreti come “Welcome Blue”, nati a Verona, che educano commercianti e cittadini all’accoglienza delle persone con disabilità neurocomportamentali. Piccole cose che cambiano la vita».

E i Comuni?
«Sono fondamentali, perché sono l’ente più vicino alle persone. Servirebbe ovunque un assessore o un consigliere delegato alla disabilità. Penso a centri estivi specializzati, a sportelli unici che aiutino nella burocrazia, a informazioni che oggi i caregiver spesso ignorano perché non hanno tempo nemmeno di informarsi. Anche non pagare un bollo può fare la differenza, se qualcuno te lo spiega».

Guardando al futuro politico di Verona, si avvicina il 2027: lei sarà in campo?
«Se potrò, sì. Un caregiver in politica è necessario, perché certe dinamiche altrimenti non vengono capite. Spero in un centrodestra unito, perché Verona è una città moderata, che ha bisogno di buon senso e di amministratori che pensino alle persone. È questo il mio auspicio».

In caso di emergenza, chiama il 118. Se ci sono amici o conoscenti con pensieri suicidi si può chiamare il Telefono amico allo 02 2327 2327, tutti i giorni dalle 10 alle 24.

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