La tessera “alias” sui bus ATV divide la politica veronese
Redazione
Dal 1° settembre gli abbonati ATV possono viaggiare sui bus di Verona e provincia utilizzando una tessera “alias” con il proprio nome di elezione, anche se diverso da quello anagrafico. L’iniziativa, sostenuta dal Comune di Verona, è pensata per garantire alle persone transgender e non binarie pieno diritto alla mobilità in un’ottica di inclusione e rispetto della dignità. La tessera ha validità quinquennale, può caricare qualsiasi abbonamento e viene rilasciata gratuitamente con una procedura che assicura riservatezza.
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La novità è stata accolta con entusiasmo dalle associazioni LGBTQIA+. «Un passo importante verso l’inclusione e il rispetto della dignità di ogni persona», hanno commentato Agedo Verona, Pianeta Milk e Verona Arci/Arcigay, sottolineando come l’abbonamento alias eviti disagi e discriminazioni.
Ma non sono mancate le critiche. «È inaccettabile che si registrino abbonamenti per i giovanissimi con nome diverso da quello corrispondente al proprio sesso biologico, scelto in base a come ci si auto-percepisce» secondo la deputata di Fratelli d’Italia Maddalena Morgante. «Questa non è inclusione, ma confusione. Confusione anche per chi controllerà la regolarità degli abbonamenti: come potrà verificare l’identità di chi usufruisce del servizio? Come potrà gestire le situazioni di disagio che ovviamente andranno a verificarsi?».
Riccardo Zanini, portavoce di Lotta Studentesca, ha attaccato la scelta esponendo uno striscione sotto ATV: «Il trasporto pubblico è un servizio universale, che deve garantire uguaglianza di accesso a tutti i cittadini senza introdurre strumenti che rischiano di creare categorie speciali e trattamenti differenziati», ha affermato.
Beatrice Verzè, consigliera comunale di Verona con delega alle Pari Opportunità, dichiara: «L’introduzione della possibilità di tessere ‘alias’ per chi si abbona ad ATV è un segno, semplice, di civiltà e una riposta concreta alle richieste delle associazioni che si occupano dei diritti LGBTQIA+ in città, con il pieno supporto dell’amministrazione comunale. Auspico che anche le altre aziende partecipate sappiano dare una risposta positiva a questo tipo di istanze, ampliando i diritti e non limitandoli».
In una nota congiunta, l’Unione Giovani di Sinistra Verona e Sinistra Italiana Verona hanno parlato di «diritto alla mobilità e alla dignità, non ideologia», condannando «con profondo disgusto e fermezza l’ondata di odio e le campagne strumentali promosse dal centrodestra cittadino». «La tessera alias è l’unico strumento che consente alle persone trans e non binarie un equo accesso ai servizi ATV – scrivono Davide Viviani e Luca Perini –. Ogni passo verso l’inclusione è un arricchimento per l’intera comunità veronese».
Anche dal Partito Democratico è arrivato un plauso. «Un passo avanti verso l’inclusione e una misura che garantisce e tutela i diritti e le scelte di ciascuna persona», ha dichiarato Sara Gini, candidata alle regionali, ricordando come il riconoscimento dell’identità alias sia già previsto da Comune, Università e diversi istituti scolastici della città e della provincia.
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Aggiunge Verzè: «Faccio notare, se si parla di trasporto pubblico, che le famiglie non si lamentano certo della possibilità di abbonarsi con ‘alias’, ma di autobus che non ci sono, o che quando passano sono già strapieni, di corse tagliate, di abbonamenti express per gli studenti subito esauriti. Le famiglie si devono confrontare con un servizio inadeguato, carente quando non assente, costoso. In pratica un non-servizio. Questo perché la Regione Veneto, e la maggioranza che la sostiene, è quella che cofinanzia di meno il trasporto pubblico locale. Un esempio: la Lombardia aggiunge 703 milioni di euro ai trasferimenti del Fondo Nazionale Trasporti, l’Emilia Romagna 51 milioni, il Piemonte 40. Il Veneto cofinanzia il trasporto pubblico locale aggiungendo solo 9 milioni. Ecco come il centrodestra limita i diritti, compreso quello alla mobilità».
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