Il nuovo consiglio regionale del Veneto sarà ancora a trazione Lega

Redazione

| 24/11/2025
Effetto Zaia sul risultato della Lega e sulla composizione del prossimo Consiglio regionale. Maggioranza con 34 seggi, 15 al centrosinistra, 2 a Resistere Veneto.

Il Veneto registra un quadro elettorale chiaro e omogeneo al termine o quasi dello scrutinio. I dati confermano una forte affermazione della coalizione di centrodestra guidata da Alberto Stefani, che risulta in vantaggio in tutti i comuni del Veneto, ad eccezione dei comuni di Venezia (in testa Manildo) e Santa Lucia di Piave (Szumski).

L’analisi territoriale evidenzia una diffusione omogenea del voto, con la Lega prima lista nella grande maggioranza dei comuni veneti, affiancata da performance significative di Fratelli d’Italia e con alcuni centri maggiori – in primis Venezia e Padova – dove il Partito Democratico mantiene la prevalenza.

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Ripartizione dei seggi (dati da confermare in modo definitivo)

  • Lega – Liga Veneto – Stefani Presidente: 19 seggi
  • Partito Democratico – Manildo Presidente: 9 seggi
  • Fratelli d’Italia: 9 seggi
  • Forza Italia – Autonomia per il Veneto: 3 seggi
  • Szumski Resistere Veneto: 2 seggi
  • Alleanza Verdi e Sinistra: 2 seggi
  • Uniti per Manildo: 1 seggio
  • Movimento 5 Stelle: 1 seggio
  • Unione di Centro: 1 seggio
  • Liga Veneta Repubblica: 1 seggio
  • Civiche Venete per Manildo: 1 seggio

A questi vanno aggiunti il presidente eletto Alberto Stefani e il candidato della coalizione giunta seconda, ovvero Giovanni Manildo.

I dati confermano un assetto sostanzialmente proporzionale, dato che la coalizione vincente supera la soglia del 60% e non fa scattare, quindi, il premio di maggioranza. È questo il motivo per cui il centrodestra passerà dai 41 seggi che aveva oggi, a un numero verosimilmente di 34 seggi, con le opposizioni che registrano un significativo incremento rispetto alla XI Legislatura.

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Dal punto di vista territoriale emergono alcune dinamiche significative:

  • Verona è la provincia con la percentuale più alta per Stefani, vicino ai livelli del 2020.
  • Vicenza conferma una crescita del centro-destra sopra la media regionale come già evidenziato nelle Europee 2024 rispetto alle Politiche 2022
  • Padova, pur rimanendo competitiva per il centro-sinistra nei comuni maggiori, mostra un recupero marcato del centro-destra rispetto alle europee.
  • Treviso presenta il dato più rilevante per la lista Szumski, sopra il 10% in molti comuni.
  • Belluno registra l’affluenza più bassa della regione (35%), con un calo legato probabilmente alla riduzione dell’“effetto Zaia”.
  • Rovigo conferma un risultato molto elevato per la coalizione di Stefani.

L’elenco definitivo degli eletti sarà reso disponibile nella giornata di martedì (qui i probabili veronesi), dopo le ultime verifiche. La proclamazione ufficiale rimane competenza della Corte d’Appello.

Sul piano tecnico, la sperimentazione del nuovo algoritmo matematico di riparto dei seggi, Psephos, ha dato riscontri positivi, con una generazione corretta dei dati e alcune criticità limitate alla fase di acquisizione delle informazioni dai territori.

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Il commento di Ciambetti

Il commento del presidente del Consiglio regionale del Veneto uscente Roberto Ciambetti in occasione del punto stampa tenutosi a Palazzo Ferro Fini: «Questa tornata elettorale ci consegna un Veneto che, ancora una volta, ha scelto con chiarezza il presidente della Giunta regionale e il risultato della coalizione di centro-destra è il frutto di un lavoro di squadra, di una capacità di governo riconosciuta e di un rapporto saldo con i territori».

«Al tempo stesso, la presenza più articolata dell’opposizione in Consiglio arricchirà il confronto democratico, che è sempre un valore. L’astensionismo ha avuto un peso importante, e l’Aire pesa come due province considerato che gli iscritti totali sono quasi il doppio degli elettori delle provincie di Belluno, per l’appunto circa 177 mila e Rovigo, circa 195 mila. Ora il nostro compito è trasformare questi dati e queste preferenze in responsabilità dando continuità alle politiche che hanno funzionato, ma dimostrando anche capacità di ascoltare e interpretare i segnali che arrivano da un’affluenza più bassa e da un quadro politico in evoluzione».

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