Il Centro storico è una comunità, non un concetto astratto

Redazione

| 10/02/2025
L'intervento di Daniela Cavallo, architetto ed esperta di marketing territoriale, sul tema delle nuove regole per la ZTL.

Oggi la manifestazione davanti a Palazzo Barbieri della comunità del centro storico di Verona fatta di commercianti e abitanti, quei residenti che vivono e rendono viva la città.

Intervento di Daniela Cavallo

C’è un ciclo di affreschi che è il manifesto di cosa sia una città.

È quello dipinto da Ambrogio Lorenzetti nel 1338 nel Palazzo del Governo di Siena, “Allegoria ed effetti del Buon Governo e del Cattivo Governo”. Un manifesto perché indica che la città è fatto politico: non è infatti in una chiesa o in un palazzo privato, ma in un luogo pubblico perché tutti possano vedere come amministrare una città, i suoi abitanti e il suo territorio.

Un Buon Governo punta sull’equilibrio tra Mercato, come luogo di scambio economico e sociale, dunque il commercio, e la Città, ovvero i suoi abitanti, senza dimenticare il contesto, ovvero la campagna in relazione con l’urbano, là dove i contadini a dorso di mulo portano i frutti del loro lavoro per venderli in città. Così come ancora accade per esempio a Padova in una Piazza delle Erbe che è ancora coerentemente identitaria.

Il monito è che se non si è in grado di costruire questa visione, questo equilibrio, là dove l’equilibrio è Bellezza, stato d’animo, benessere, qualità della vita, servizi, con un cattivo Governo la città muore e con essa i suoi abitanti e il suo contesto territoriale, non vi è ricchezza.

Le nostre, italiane, sono prevalentemente città medioevali, nei loro centri storici, e nel Medioevo, il commercio era fondamentale per la vita della città, non vi è abitare senza commercio, e lo avevano capito prima ancora dell’urbanista Alberto Magnaghi che, nel 2000 definì con una rivoluzione copernicana, il territorio “un sistema vivente”. A Magnaghi nello stesso anno fa il verso la Convenzione europea del Paesaggio definendo lo stesso frutto dell’interazione uomo/natura e mettendo l’accento sulla percezione e sulla relazione. La stessa parola “Economia” si basa etimologicamente sul concetto di “casa” (oikos) e su “nomos” (regola) le buone regole per governare la casa, il territorio: non è un fatto di prezzo, ma di valore. E il valore si rende visibile e si amplia se si sa dove vederlo, se si è in grado di costruire una visione.

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Sempre più dunque la città è fatto politico, perché è la politica che costruisce la visione, è questione di democrazia, non di oligarchia perché la prima tende alla partecipazione (vera), quella che oggi per esempio ha portato commercianti e residenti a manifestare un bisogno ed una riflessione seria sul centro storico, ricordando anche che il commercio è un presidio di sicurezza. Il centro storico non è un concetto astratto, ma una comunità vivente, una comunità fatta di “cives” con un potere di cui essere consapevoli, una comunità che è politica.

L’oligarchia si basa sui privilegi non sui servizi: togliere tutti quei permessi di accesso al centro storico di chi non è residente se non per motivi sani alla città o alle persone, per esempio, fare punti di raccolta al mattino fuori zona con mini pulmini per i bambini che vanno a scuola in centro evitando flussi che non portano ricchezza: costruire una visione è progettare un rapporto spazio/tempo. Quando invece nella governance manca la politica si è in balia di opinioni.

Una politica che nella visione da costruire sappia mettere in equilibrio abitanti e turisti, in una consapevolezza che il Turismo è cambiato, è “economia dei visitatori” e bisogna sapere progettare pesi e misure, perchè il viaggiatore vuole essere abitante per un tempo che decide, tolti gli abitanti e l’abitare la qualità dei luoghi e dell’offerta ha solo prezzo e non valore.

Risiedere in centro storico deve essere una scelta al pari degli altri quartieri della città, un bene comune di cui tutti devono andare orgogliosi e di cui tutti debbono occuparsene.

Per questo è necessario da oggi manifestare, in una sorta di epifania, di consapevolezza di quanto sia importante non andare contro qualcuno, ma costruire il futuro di una città come Verona abbandonata a una forma di ipocrisia e banalità che non merita, come nessun territorio.

Se poi il centro storico vuole ispirarsi al quadro di quell’Anonimo che dipinge una città bellissima utopica dove non ci sono persone, non c’è commercio, non c’è vita, solo architettura come Estetica, allora questa è un’altra strada. Non deve essere Verona.

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