Gianpaolo Trevisi: «Più sicurezza vuol dire più libertà»
Redazione
Speciale Elezioni regionali 2025
A poche settimane dal voto del 23 e 24 novembre, lo “Speciale Elezioni regionali 2025” accende i riflettori sui candidati in campo. Gianpaolo Trevisi, romano d’origine, ma veronese d’adozione da oltre trent’anni, per anni alla guida della Scuola di Polizia di Peschiera del Garda, ha accettato la proposta del Partito Democratico per candidarsi in Consiglio regionale.
«Polizia e politica hanno la stessa radice: la polis», spiega, rivendicando un impegno che considera un ampliamento del servizio alla collettività. E rilancia il tema della sicurezza anche per il centrosinistra.
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Guarda l’intervista a Gianpaolo Trevisi
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Una sintesi dell’intervista
Ha appena lasciato la direzione della Scuola di Polizia di Peschiera del Garda per candidarsi. Perché questa scelta?
È arrivata una proposta da Franco Bonfante, segretario del Partito Democratico, che voleva costruire una squadra forte per le regionali. Mi ha onorato e ci ho pensato a lungo. Sono un poliziotto e lo resterò, anche se le cose andranno bene: amavo e amo il mio servizio. Ma polizia e politica hanno la stessa radice, la polis: la prima tutela la sicurezza della collettività, la seconda dovrebbe occuparsi del suo benessere. Non cambio natura del mio lavoro: lo amplio, per essere ancora più utile alla comunità.
Perché il PD? In quali valori si riconosce?
Da poliziotto sono sempre stato super partes e ho insegnato il rispetto delle istituzioni a prescindere dai colori. Nel tempo però mi sono riconosciuto nei valori del Partito Democratico e che mi hanno trasmesso i miei genitori: la difesa degli ultimi, delle fasce più deboli. Spero di portarli avanti anche in questa nuova avventura.
Dopo 15 anni di governo Zaia: che bilancio dà del Veneto?
C’è ancora molto da fare, in particolare sulla sanità. Parlo da cittadino e paziente: per una visita si aspettano anche più di dodici mesi, e così si è spinti verso il privato o le assicurazioni. L’eccellenza veneta sta nelle persone – medici, infermieri, operatori – ma il sistema va rafforzato. Dopo 15 anni, serve aprire le finestre e cambiare aria, concentrandosi su ciò che si può davvero fare.
Autonomia differenziata: perseguirla o fermarsi?
Non sono veneto di origine, ma vivo a Verona da oltre trent’anni. Per il bene della regione l’autonomia si può discutere seriamente, ma solo dopo aver dimostrato di gestire al meglio le competenze già regionali. Se su sanità e altri ambiti c’è ancora da fare, inglobare nuove competenze senza certezza di saperle gestire bene richiede una riflessione.
Sicurezza: come parlarne senza scivolare nella propaganda?
Conta la percezione della sicurezza: anche se i dati migliorano, se le persone non si sentono sicure, il problema c’è. Nel PD serve parlarne a voce alta, in modo diverso dal centrodestra. Prevenzione, certezza della pena e integrazione devono correre su strade parallele verso un unico obiettivo: far sentire la gente più sicura, perché più sicurezza significa più libertà.
Servono più forze dell’ordine o altro?
Anche. Ma intanto Verona è l’unica provincia veneta senza commissariati: da anni si parla di Legnago e dell’area Lago, ma non se ne vedono. Servono presidi di legalità, più operatori sul territorio e, insieme, scuola e cultura della legalità, rispetto e integrazione, corsi d’italiano per gli stranieri.
Come si deve porre un poliziotto verso il cittadino?
Con una “fermezza gentile”. La forza – che non è violenza – va usata quando necessario, ma si può restare cortesi e gentili. Questa è la nostra autorevolezza: professionisti della sicurezza, ma umani. Cito una frase del collega Vincenzo Bencivenga: anche chi è stato arrestato resta una persona.
Immigrazione: problema o risorsa?
È una risorsa, da gestire bene. È impensabile accogliere senza regole, ma tanti settori – agricoltura, aziende, fabbriche – hanno bisogno di persone. Loro devono imparare la lingua e rispettare leggi e regolamenti; noi dobbiamo evitare di alzare muri.
Controllo di vicinato: utile o “ruba il lavoro ai poliziotti”?
Il nome può piacere o meno, ma attenzione e senso civico dei cittadini sono fondamentali. Anche con più agenti, non si può presidiare ogni strada 24 ore su 24. A Verona e provincia ho trovato cittadini attenti, sensibili, non indifferenti: segnalare ai numeri d’emergenza aiuta, non toglie lavoro alle forze dell’ordine.
Verona “dimenticata” in Veneto, luogo comune o c’è un fondo di realtà?
C’è un fondo di realtà. Verona è tra le città più importanti della regione, ma spesso è stata ai margini – anche per la posizione geografica, a un passo dalla Lombardia. Chi entrerà in Consiglio dovrà riportarla al centro, per il bene della città e della Regione, a partire dal turismo, che è un bacino straordinario da valorizzare.
Che impressione le ha fatto il candidato presidente Giovanni Manildo?
Quando mi hanno proposto la candidatura, prima di rispondere ho aspettato di conoscerlo. L’ho trovato una persona perbene, onesta, preparata, moderata, mai sopra le righe. Può aprire le finestre e far entrare aria nuova in Veneto.
E il candidato del centrodestra, Stefani?
Non lo conosco e quando non conosco mi astengo. È giovane – e questo può essere un valore, può riportare i giovani al voto – ma mi pare una linea di continuità con Zaia. Se si vuole davvero un “dopo Zaia”, allora la scelta è Manildo.
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Speciale elezioni regionali 2025
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