Femminicidio, Floridia (AUT): «Risposta penale non basta, serve una svolta culturale»

Redazione

| 24/07/2025
Aurora Floridia, senatrice dei Verdi, sottolinea l’urgenza di una vera e propria transizione culturale per contrastare il femminicidio, evidenziando la necessità di interventi educativi nelle scuole e un impegno concreto.

«I femminicidi sono la punta dell’iceberg di un fenomeno profondo e strutturale. La risposta penale, da sola, non basta: servono prevenzione, educazione relazionale, affettiva e sessuale. Ma la sensazione è che da parte del Governo non vi sia una reale volontà di intervenire su questo fronte». Così in Aula la senatrice dei Verdi – Alto Adige/Südtirol, Aurora Floridia, del Gruppo per le Autonomie.

«Le statistiche parlano chiaro: nonostante le leggi, i femminicidi non diminuiscono. Le donne continuano a morire per mano di un sistema patriarcale che giustifica e minimizza la violenza, spesso ridicolizzando chi la denuncia – continua Floridia -. È necessario intervenire alla radice, promuovendo una vera transizione culturale che parta dalla scuola e affermi i valori del rispetto, della parità e della libertà di autodeterminazione. Le giovani generazioni vanno sostenute nel riconoscere e rifiutare modelli tossici, come quelli veicolati da siti pornografici, che rappresentano la sessualità come dominio, violenza e oggettivazione».

«Colpisce quindi il voto contrario sul mio ordine del giorno che chiedeva proprio un supporto delle scuole nel sostenere le giovani generazioni a riconoscere questi modelli distorti. Un altro tema completamente assente – ha sottolineato – è il contrasto alla violenza economica: troppe donne restano intrappolate in relazioni violente perché prive di indipendenza. Servono risorse economiche strutturali, stabili e garantite per accompagnarle verso l’autonomia, a partire dal rafforzamento del Reddito di libertà e dal cospicuo finanziamento dei centri antiviolenza. Ringrazio la maggioranza per aver accolto il mio ordine del giorno, che impegna il Governo a sostenere le famiglie in un percorso di costruzione e consolidamento di modelli culturali e dinamiche relazionali sane. Dobbiamo credere nella nostra capacità collettiva di cambiare. Solo riconoscendo e rispettando l’altra persona nella sua unicità potremo liberarci da modelli distorti e garantire vera dignità e parità alle donne».

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