Elisa La Paglia: «Su sociale e sanità Zaia lascia un Veneto impoverito»
Redazione
Speciale Elezioni regionali 2025
A poche settimane dal voto regionale del 23-24 novembre 2025, lo “Speciale Elezioni regionali 2025” continua negli studi di Verona Network con Elisa La Paglia, oggi in Giunta a Verona con le deleghe a Politiche educative e scolastiche, Biblioteche, Edilizia scolastica, Salute e servizi di prossimità. Ora è in corsa per il Consiglio regionale del Veneto con il Partito Democratico.
Nell’intervista La Paglia – anche sulla base della propria esperienza amministrativa – rilancia alcune priorità, fra cui il sostegno economico ai servizi per l’infanzia e il rafforzamento della medicina di base.
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Guarda l’intervista a Elisa La Paglia
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Una sintesi dell’intervista
Ci racconti la sua parabola politica: da dove nasce il suo impegno?
Il mio impegno parte da lontano. Sono stata spesso rappresentante degli studenti e, appena laureata, ho avuto un’esperienza nel Consiglio di amministrazione di Amia. Poi il lavoro con “Se non ora quando” e con le Donne Democratiche mi ha portata in Consiglio comunale, all’opposizione nel secondo Tosi e poi con l’amministrazione Sboarina. Con l’elezione di Damiano Tommasi ho ricevuto le deleghe alle politiche educative (gestiamo 50 tra nidi e infanzie), alle politiche scolastiche, all’edilizia scolastica, alle biblioteche e, forse la più innovativa, alla salute e ai servizi di prossimità.
Perché la scelta del Partito Democratico?
Per i valori in cui credo: partecipazione democratica e confronto. È un partito grande e plurale, il confronto interno è frequente e per me è una ricchezza. Come allora nella Sinistra Giovanile, oggi mi ritrovo nelle Donne Democratiche: è il gruppo con cui lavoro di più su conciliazione, differenze di genere e pratica amministrativa quotidiana.
Perché il “salto” della candidatura in Regione?
Perché tante persone mi chiedono di applicare su un ambito più grande ciò che stiamo facendo a Verona. Il prossimo mandato sarà cruciale: cambieranno direttori delle aziende sanitarie, assessori, presidente e direttori generali. Bisogna presidiare gli interessi pubblici, in particolare sanità e istruzione. Il Partito Democratico mi ha chiesto di farlo in prima persona.
Quindici anni di Zaia: cosa è andato e cosa no?
Zaia lascia un Veneto impoverito. A differenza delle regioni vicine che hanno investito nei servizi alle famiglie, qui molte spese sono ricadute sui nuclei famigliari: trasporto scolastico, prime visite, case di riposo, nidi e istruzione. Altre Regioni hanno sostenuto direttamente famiglie o enti locali, fino alla gratuità o quasi. Se una casa di riposo costa oltre 3.000 euro al mese, capite cosa significa per chi non ottiene contributi.
Politiche educative: che cosa va fatto meglio in Veneto?
Dico cosa fanno le altre regioni: mettono fondi per gli enti locali per aumentare i posti nido, renderli gratuiti e attivare servizi scolastici pomeridiani. A Verona lo stiamo facendo: più 120 posti nei servizi 0-3, tariffe verso la gratuità. Ma lo facciamo con risorse comunali. Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte o Lazio sostengono molto di più i Comuni. Un nido arriva a costare oltre 800 euro al mese: l’impatto è troppo alto. Stiamo incrementando i posti e ne arriveranno altri, ma il Veneto deve fare la sua parte su servizi ormai essenziali.
Ci spieghi la “Casa della salute” di cui parlava: di cosa si tratta e perché serve?
La Regione ha programmato le Case della Comunità previste dalla normativa nazionale, aperte h24 sette giorni su sette, per mitigare l’impatto sui Pronto soccorso: sono le “hub”, finanziate con PNRR. Metto in discussione la programmazione: la legge le prevede in rapporto alla popolazione (una ogni circa 40-50mila abitanti), ma oggi ci sono aree con una ogni 25mila e altre con una ogni 80mila. Borgo Roma deve andare a San Giovanni Lupatoto, la Valpolicella a Bussolengo e la 4ª Circoscrizione (area Santa Lucia) deve spostarsi in Borgo Milano: è un problema di equità e distribuzione. Inoltre mancano ancora le Case “spoke”, più piccole, essenziali per tenere la medicina di base vicina ai cittadini e integrata con i servizi essenziali quali assistenti sociali, servizi specialistici e, ad esempio, l’ostetrica per la primissima infanzia. Questo oggi è il tema principale della sanità veneta: se perdiamo la prima linea, discriminiamo tra chi ha soldi o reti per orientarsi e chi no. Va riaperta la strada alle Medicine di Gruppo e integrate: lavorare insieme riduce burocrazia, consente segreteria e infermiere, e aiuta a seguire una popolazione più anziana. Non investire qui significa trascurare i servizi essenziali del primo intervento.
A Verona stiamo lavorando su uno stabile comunale ristrutturato a finalità sanitaria: una parte per la medicina di base; l’altra in sinergia con Università, Croce Verde, Fevoss e la Geriatria di Borgo Trento. È un territorio ricco di risorse e disponibilità: il punto è far dialogare sanità e territorio.
Giovanni Manildo è la persona giusta per il centrosinistra?
Ha fatto un primo atto importante: mettere tutti d’accordo in una coalizione molto ampia, nata dai bisogni del territorio. Non è una scelta calata da Roma: nasce da tanti amministratori e tante liste, con molti candidati pronti a correre per lui e con lui. Siamo a un punto di svolta per il Veneto.
Autonomia differenziata: da perseguire o bandiera ideologica?
È stata una bandiera politica per prendere in giro i veneti. In pratica non credono neanche loro all’autonomia, perché non l’hanno data agli enti locali: hanno accentrato. L’autonomia è una cosa seria: bisogna mettere l’ente più vicino in condizione di erogare i servizi, non su tutte le materie – quella è propaganda – ma su quelle dove la Regione può essere più efficace dello Stato. Il percorso dell’Emilia-Romagna, a tratti condiviso con il Veneto, andava in questa direzione; se diventa propaganda, le strade si dividono.
Verona è “dimenticata” rispetto al triangolo Padova-Treviso-Venezia?
Lo sento nel quotidiano. Dobbiamo cambiare approccio e pretendere ascolto più forte da Venezia. Un fatto lo dimostra: è stato scelto l’ospedale principale della provincia come “cavia” per la trasformazione del sistema informatico, con conseguenze nefaste per pazienti e personale. È una prova, sulla pelle dei cittadini e degli operatori sanitari, di quanto Verona sia stata poco considerata. Ecco perché vogliamo cambiare.
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Speciale elezioni regionali 2025
Tutte le interviste, in ordine di pubblicazione:
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- David Di Michele: «Verona torni crocevia in Veneto»
- Tomas Piccinini: «L’autonomia non toglie nulla: lasciateci i nostri soldi e gestiamoli al meglio»
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- Zeno Falzi: «Servono opere pubbliche nei nostri territori»
- Stefano Valdegamberi: «In Veneto dobbiamo recuperare sul sociale»
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- Debora Lerin: «La politica sia fatta di ascolto e concretezza»
- Carlotta Pizzighella: «In Veneto serve un cambio di prospettiva»
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