Daniele Polato a Daily: «Io sindaco di Verona? Saprei già cosa fare nei primi 100 giorni»
di Alessandro Bonfante
Un quarto d’ora con… Daniele Polato
A meno di due anni dalle elezioni amministrative di Verona e a pochi mesi da quelle regionali venete, “Un quarto d’ora con…” ospita negli studi di Verona Network Daniele Polato, storico esponente del centrodestra veronese e oggi europarlamentare di Fratelli d’Italia. Vent’anni da amministratore cittadino tra consiglio e giunta, un passaggio in Regione e oggi un ruolo a Bruxelles, dove è coordinatore nella Commissione commercio internazionale.
Polato racconta le sfide sul tavolo europeo – dai dazi USA al Green Deal – ma tiene lo sguardo ben saldo sul Veneto e su Verona, «che porto sempre nel cuore». Sull’autonomia rivendica l’impegno concreto del governo Meloni, difende l’eredità di Zaia e rilancia sull’unità del centrodestra, si sbottona su un’eventuale candidatura a sindaco: «Non direi di no. Conosco la città e avrei già chiaro cosa fare nei primi 100 giorni».
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Una sintesi dell’intervista
Come sta andando questa sua prima esperienza da europarlamentare?
Direi molto interessante. È un momento intenso, e anche con soddisfazione: il partito mi ha premiato con ruoli importanti. Sono coordinatore della Commissione commercio internazionale, dove seguiamo i temi dei dazi, della tutela del made in Italy, dell’automotive e del Green Deal. È stato un anno difficile ma proficuo. L’Italia ha guadagnato centralità in Europa con la nomina di Fitto e oggi è il paese più stabile dell’Unione. Merito anche di Giorgia Meloni, che ha riportato l’Italia ad avere un ruolo incisivo.
Meloni è una delle poche leader europee che riesce a dialogare con Trump. Quanto è importante questo?
È molto utile. Gli Stati Uniti hanno introdotto un dazio orizzontale del 10% su tutte le importazioni: un duro colpo. A questo si aggiunge il dazio “reciproco”. Giorgia Meloni ha fatto da ponte tra Europa e USA, cercando di evitare una guerra commerciale che non conviene a nessuno. Il nostro obiettivo è tutelare le imprese, che oggi faticano a programmare per l’incertezza dei prezzi. In questo contesto, anche il cancelliere tedesco si è allineato a Meloni, a differenza del presidente francese che parlava di “bazooka”. L’Europa oggi è debole e deve recuperare campo.
Zaia sta chiudendo il suo ciclo in Regione. Che eredità lascia?
Molto positiva. Abbiamo lavorato insieme per anni, sia in giunta che in consiglio. Oggi non si tratta solo di individuare un candidato partitico, ma la figura migliore per proseguire quel percorso. Fratelli d’Italia è il primo partito in Veneto, abbiamo tante persone pronte, ma siamo consapevoli che si vince uniti. La squadra di Zaia ha sempre lavorato per i veneti, e il prossimo presidente dovrà difendere i nostri interessi anche a livello europeo e internazionale.
Fratelli d’Italia è stata un po’ più tiepida sull’autonomia?
Assolutamente no. È stato proprio il governo Meloni a portare il provvedimento all’approvazione di Camera e Senato, dopo anni di immobilismo. L’autonomia non è un’esclusione, ma un’opportunità per valorizzare le regioni. Anche Emilia-Romagna e altre hanno chiesto maggiore autonomia. Si tratta di gestire meglio le risorse e le competenze, sempre in collaborazione con lo Stato.
Un luogo comune dice che Verona sia stata trascurata rispetto ad altre province venete. Cosa ne pensa?
È una voce che gira da anni. Prima si parlava di “strabismo padovano”, poi trevigiano. Ma Verona ha un vicepresidente di giunta, diversi consiglieri regionali. Le carte in regola per giocare la partita ci sono. Sta ai politici valorizzare la propria provincia con presenza e lavoro quotidiano. Le Olimpiadi, per esempio, passeranno anche da Verona: merito di chi ha scelto, anni fa, di farla entrare nel progetto.
Qualcuno ha fatto il suo nome come possibile sindaco di Verona. Le piacerebbe?
Essere chiamato ad amministrare la propria città è il sogno di ogni politico. Verona l’ho vissuta da amministratore per oltre vent’anni, conosco quartieri e problemi. Se la coalizione e il mio partito me lo chiedessero, non direi di no. Avrei già chiaro cosa fare nei primi 100 giorni. Ma il sindaco da solo non basta: serve una squadra forte, radicata, che ami Verona.
L’attuale giunta di centrosinistra è il frutto di divisioni nel centrodestra?
Sì, i cittadini hanno premiato la compattezza, condannando la litigiosità. Se c’è unità e un programma condiviso, si vince. A livello nazionale la coalizione funziona: ci sono sensibilità diverse, ma si trova sempre una sintesi. Lo stesso deve valere per le amministrative. Nel confronto, si troverà il migliore.
Quindi se il candidato toccasse a Forza Italia, potrebbe essere anche Flavio Tosi?
Se spettasse a Forza Italia, in questa logica, potrebbe essere anche Flavio Tosi. Che si confronterebbe con i candidati proposti da Fratelli d’Italia e dalla Lega. Noi non diremo mai “Polato o morte”. Serve un candidato condiviso, con un programma serio e amore per la città. A mio avviso la logica deve essere quella della coalizione. Se imponi un candidato, l’elettorato ti punisce.
Quando riesce a staccare dalla politica, cosa fa Daniele Polato?
Il tempo libero è poco, ma cerco sempre di seguire la mia passione: il calcio. Sono stato di al ritiro dell’Hellas Verona. Poi cerco di stare con la famiglia, gli affetti e gli amici, e vivere la montagna veronese, che amo. È il posto dove riesco a trovare un po’ di pace e fare sintesi della mia vita fuori dalla politica. Ma anche nei momenti di relax, rimango sempre connesso ai temi del territorio e dell’Europa.
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Un quarto d’ora con…
“Un quarto d’ora con…” è la nuova trasmissione di Verona Network, prodotta dalla redazione di Daily Verona e in onda su Radio Adige TV. Un format snello, diretto e di attualità, pensato per offrire uno spazio di confronto con i rappresentanti veronesi nelle istituzioni: consiglieri regionali, deputati, senatori ed europarlamentari, chiamati a raccontare progetti, priorità e visioni per il futuro del territorio.
A condurre il programma, in onda ogni martedì sera fino al 29 luglio alle 21.15 sul canale 19 HBBTV o in streaming su www.radioadige.tv, è Alessandro Bonfante con il direttore di Daily Verona Matteo Scolari, tra interventi e momenti di analisi, con uno sguardo rivolto anche alle prossime elezioni regionali.
Tutte le interviste di “Un quarto d’ora con…“:
- Stefano Valdegamberi: «Più sanità, meno carri armati. E Verona torni protagonista»
- Alberto Bozza: «In Veneto negli ultimi anni qualcosa si è inceppato»
- Marco Andreoli: «Zaia ha fatto la storia in Veneto, è una risorsa per tutti»
- Aurora Floridia: «Il cambiamento climatico non ha confini. Ma Meloni poco sensibile»
- Flavio Tosi: «Fine della “monarchia” Zaia, ora Verona batta i pugni»
- Enrico Corsi: «La Lega è cambiata, serve una riflessione profonda»
- Anna Maria Bigon: «Liste d’attesa della sanità azzerate in Veneto? Magari…»
- Stefano Casali: «L’autonomia è prevista della Costituzione, non è un’invenzione»
- Tomas Piccinini: «Un presidente veronese farebbe bene al Veneto»
- Alessandra Sponda: «Zaia è il Veneto. Ogni elezione fa storia a sé»
- Paola Boscaini: «Zaia rispondeva, ma poi non concretizzava»
- Elisa De Berti: «In Veneto il salto di qualità sui trasporti è evidente»
- Matteo Gelmetti: «Con Meloni l’Italia ha un altro peso. Verona deve fare squadra»
- Ciro Maschio: «La lezione di Verona ci è bastata: centrodestra unito per il Veneto»
- Paolo Tosato: «Dopo Zaia serve serietà, niente “fenomeni”»
- Marco Padovani: «Sono certo della vittoria del centrodestra in Veneto»
- Daniele Polato: «Io sindaco di Verona? Saprei già cosa fare nei primi 100 giorni»
- Paolo Borchia: «Il Green Deal è una seconda pandemia per le imprese europee»
- Maddalena Morgante: «Meloni un modello soprattutto per noi donne»
- Filippo Rigo: «Zaia ha portato il Veneto alla credibilità internazionale»
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