Dalla Valentina, sindaco di Sona: «Lo Stato compie scelte senza coinvolgere i comuni»

di Alessandro Bonfante

| 28/02/2026
Il sindaco di Sona ospite negli studi di Verona Network per parlare delle sfide dell'amministrazione e di casi spinosi come Sun Oil, CAS e impianto BESS.

Nuovo appuntamento con “D Giovedì” su Radio Adige Tv. Nella rubrica “Un quarto d’ora con…“, negli studi di Verona Network, ospitiamo Gianfranco Dalla Valentina, sindaco del Comune di Sona.

Dalla Valentina è alla guida di Sona dal maggio del 2023, quando ottenne la fascia tricolore dopo una sfida elettorale risolta al ballottaggio grazie a un’intesa decisiva con la lista di Monia Cimichella. Oggi, superata la metà del suo mandato, il primo cittadino traccia un bilancio di un’esperienza che definisce «impegnativa ma assolutamente gratificante».

Dalla bonifica dell’area Sun Oil alla gestione del Centro di Accoglienza Straordinaria (CAS), fino alla battaglia contro l’installazione di impianti di accumulo energetico (BESS), il sindaco rivendica il ruolo degli amministratori locali come sentinelle del territorio e racconta le sfide quotidiane di chi amministra un comune di oltre 17mila abitanti.

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Guarda l’intervista con Gianfranco Dalla Valentina

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Una sintesi dell’intervista

Sindaco, torniamo a quasi tre anni fa: la sua vittoria arrivò sul filo del rasoio, con un ballottaggio vinto per pochi punti e un apparentamento decisivo. Dopo oltre metà mandato, come sta andando questa esperienza?

Rivedere le immagini di quei giorni fa un po’ di tenerezza per l’entusiasmo che avevamo. A distanza di due anni e mezzo, posso dire che l’esperienza è assolutamente impegnativa, ma altrettanto gratificante. Abbiamo un ottimo gruppo: nonostante la vittoria sia arrivata unendo due formazioni politiche diverse, il lavoro e le idee comuni ci hanno unito. C’è piena sintonia tra me e Monia Cimichella nel portare avanti gli obiettivi prefissati all’inizio.

In questi mesi abbiamo visto diverse novità: una nuova area cani a Palazzolo, la copertura della scuola Virgilio, l’ampliamento delle aree sportive e una nuova scuola a Sona. Amministrare significa davvero procedere “passo dopo passo” con le manutenzioni quotidiane?

Amministrare è esattamente questo: ascoltare i cittadini e cercare di cogliere le loro richieste stando in mezzo a loro. Io frequento quotidianamente i mercati per parlare con le persone, perché sono loro a indicarti le problematiche reali delle nostre comunità. Il nostro primo obiettivo è sempre stato la cura del quotidiano: investiamo da tre anni oltre 500.000 euro all’anno negli asfalti. Abbiamo un patrimonio di oltre 230 chilometri di strade e a volte si fa fatica a notare quanto lavoro è stato fatto, ma stiamo investendo molto sulla sicurezza e sulla ciclabilità, come il progetto da 1,3 milioni di euro per la messa in sicurezza tra San Giorgio in Salici e la località Gaburri. Anche nell’impiantistica sportiva, come a Lugagnano e Palazzolo, interveniamo con lavori che, pur non avendo cifre enormi, rendono le strutture più gradevoli e sicure per i nostri giovani atleti.

Un tema che torna spesso, non solo in campagna elettorale, è quello della Sun Oil, un’area dismessa che crea preoccupazione. Il Comune può fare qualcosa in più o servono altri interventi?

La Sun Oil non dovrebbe essere un tema da campagna elettorale, ma una questione da affrontare quotidianamente. Noi stiamo agendo in continuità con le amministrazioni precedenti, investendo circa 200mila euro all’anno per sanare le emergenze interne, in collaborazione con ARPAV e Provincia. Attualmente la situazione non è di emergenza immediata, ma ci preoccupa: parliamo di 70mila metri quadrati con cisterne che contengono 30mila metri cubi di rifiuti oleosi. Non abbiamo rilevato contaminazioni della falda, ma chi ci garantisce il futuro? Questo non può essere solo un problema di Sona o della Provincia; deve intervenire lo Stato e il Ministero dell’Ambiente. Tra l’altro, non abbiamo nemmeno un interlocutore proprietario: le tracce portano in Svizzera, ma non riusciamo a trovare un referente.

Ci sono poi casi in cui le decisioni vengono “calate dall’alto”, come per il CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria) o l’impianto di batterie di accumulo (BESS). In questi casi il sindaco si trova con le spalle al muro?

Purtroppo sì. Sono situazioni diverse con una genesi simile: lo Stato ci considera l’ultimo anello della catena ma non ci coinvolge nelle scelte. Sulla questione CAS non abbiamo una posizione ideologica contro l’immigrazione; capiamo il problema nazionale e vogliamo fare la nostra parte con responsabilità, ma dobbiamo essere coinvolti nella scelta dell’ubicazione e nel numero di persone da accogliere. Chi meglio dei sindaci conosce il territorio? Lo stesso vale per le batterie: parliamo di 133 container su 70mila metri quadrati. Capiamo l’esigenza delle riserve energetiche per evitare blackout, ma queste batterie verranno installate vicino a una Pieve del Mille, un sito medievale di valore ai piedi delle colline moreniche. È un peccato che il territorio venga deturpato da chi non lo vive. Se lo Stato ci rendesse partecipi, noi risponderemmo sempre “presente” con piena responsabilità.

Lei è anche presidente del comitato dei sindaci del Distretto Ovest dell’ULSS 9. Su temi come sanità e sociale, i cittadini bussano spesso alla porta del sindaco. Cosa riuscite a fare?

Spesso ci si sente impotenti. Gestiamo un territorio che va da Malcesine a Erbè, con 300mila abitanti e un bilancio di 26 milioni di euro, di cui 12 messi direttamente dai Comuni. I cittadini non sempre sanno quanto investiamo: il mio Comune mette quasi un milione di euro nel sociale. Arriveremo a un punto in cui saremo costretti a fare scelte drastiche e dire a qualcuno che non possiamo aiutarlo per mancanza di risorse. È triste lasciare indietro le persone in una società che ha sempre più bisogno di servizi a causa della perdita del “welfare di corte”, dove le famiglie riuscivano a gestirsi internamente tra anziani e bambini.

Ci raccontava che ama prendere il caffè con i suoi concittadini. Quali sono i problemi che le sottopongono più spesso?

Mi piace il confronto con la “signora Maria” che incontro al mercato il lunedì a Palazzolo o il martedì a Lugagnano. Voglio far capire che l’istituzione non è lontana. Non mi sento un sindaco che sta “sul colle” ad aspettare; mi sento il primo servitore dei miei cittadini. Ho un cartello sulla scrivania che mi ricorda che per il cittadino il primo pensiero, a volte l’unico, è la buca davanti a casa. Fortunatamente amministriamo comunità mature che sanno che i sindaci sono cittadini come loro. Sono convinto che i nostri concittadini, al di là delle piccole contestazioni, vogliano bene ai loro sindaci.

Si parla spesso di trasformare Verona in Città Metropolitana. Lei cosa ne pensa?

Lavorare assieme è fondamentale perché certe scelte strategiche non possono essere lasciate al singolo comune. Tuttavia, non bisogna perdere la specificità dei piccoli borghi e delle loro peculiarità. Serve una pianificazione sovracomunale condivisa, specialmente per l’urbanistica e la viabilità della cintura urbana, per evitare che le zone industriali vengano collocate dai comuni sempre ai confini con le altre realtà.

Un’ultima battuta: dopo metà mandato, lo rifarebbe?

Assolutamente sì. Nonostante le fatiche, quello che si riceve in termini di rapporti umani è molto di più. Ho conosciuto persone splendide nella mia comunità e il loro calore mi ripaga di ogni momento negativo vissuto o che vivrò nei prossimi due anni e mezzo.

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